La Scuola Salernitana dell'olio extra vergine di olivo

Un simposio “Sulle Tracce dell' Olio

 

di Lamberto Selleri

 

Salerno vanta un primato: in questa città sorse il primo orto botanico della penisola realizzato dalla famosa Scuola di Medicina Salernitana.

 

Siamo all'incirca nell'anno 1000 ed essa per secoli fu il punto di riferimento ,il faro di coloro che studiavano le proprietà terapeutiche delle piante. Oggi questa materia prende il nome di fitoterapia. A distanza di 1000 anni, Salerno si è riproposta all' attenzione nazionale con il primo simposio dedicato ad un prodotto di origine vegetale: l'olio extra vergine di oliva che si ottiene per spremitura a freddo delle olive e che, oltre ad essere considerato un condimento e un alimento, è soprattutto un rimedio naturale, utilissimo alla salute dell'uomo: combatte le malattie coronariche, è un ottimo alleato per combattere il cancro al seno, aiuta a prevenire i tumori ,aumenta il colesterolo buono e abbassa quello cattivo, è ricco di antiossidanti che evitano la formazione di radicali liberi, aiuta lo sviluppo armonico dei bambini.

 

“Sulle Tracce dell' Olio” è il titolo del simposio svoltosi dal 15 al 18 gennaio a Salerno, che ha visto la partecipazione di qualificati esponenti nazionali ed internazionali del settore olivicolo.

 

Gli interventi dei relatori avevano l'obbiettivo di esporre le proprie esperienze e conoscenze sul”Miglioramento della qualità e sostenibilità ambientale nelle produzioni di olio extra vergine di oliva”. Con questo convegno Salerno si è proposta a livello nazionale come punto di partenza di una nuova ideale Scuola Salernitana, che si pone come obbiettivo lo studio di tutte le tematiche inerenti l'olio extra vergine,di cui noi italiani siamo i massimi consumatori nel mondo .Il convegno è stato promosso dalla A.PR.OL. Associazione Provinciale Olivicoltori di Salerno.

Ha partecipato ai lavori l'UNAPROL Consorzio Olivicolo Italiano. In questo settore il nostro Paese detiene un primato: sono 350 le varietà di olive catalogate, da ognuna delle quali si estrae un olio con proprie caratteristiche organolettiche eccellenti. Complessivamente gli italiani consumano 800 tonnellate di olio all'anno, ma ciò nonostante i piccoli produttori italiani, e sono la maggior parte, sono in crisi come sono in crisi le grandi industrie italiane che vengono poco alla volta acquistate dagli imprenditori spagnoli (Carapelli e Sasso), che, per effetto della globalizzazione, introducono nel nostro Paese il loro olio.

 

In Italia ne importiamo 450 tonnellate annualmente, ma di questo olio raramente si ha traccia sulle confezioni di olio extra vergine di oliva che troviamo sui banchi della grande distribuzione. L'autentico olio italiano è conosciuto ed apprezzato da sempre, prova ne sia che ne esportiamo 500 tonnellate all'anno. Complessivamente sul suolo italiano sono piantati ben 230 milioni di olivi. All' origine della crisi del mercato italiano dell' olio extra vergine vi sono due peccati originali.

Il primo è la mancanza di “ volontà” di mettere a punto analisi che stabiliscano con esattezza le varietà delle olive con cui vengono prodotti gli oli extra vergine che troviamo sui banchi di vendita: il Dna potrebbe aiutarci in tal senso.

 

Quello che al consumatore interessa è poter stabilire con esattezza l'origine delle varietà delle olive utilizzate per produrre olio extra vergine.

In pratica, stabilire con certezza se l'olio che acquistiamo proviene da olive italiane o prodotte da paesi esteri. Altre analisi che giacciono nel limbo sono quelle che potrebbero stabilire se all'olio extra vergine di oliva che troviamo in commercio siano stati aggiunti oli di oliva rettificati, deodorati, oli di nocciola o comunque sofisticati.

Il consumatore si domanda inoltre perché sugli scaffali della grande distribuzione vi sono oli extra vergine che costano 3,60 euro alla bottiglia ed altri che costano fino a 20 euro.

 

E qui subentra il secondo peccato originale: il consumatore italiano è stato perfettamente educato, informato e acculturato sulle qualità e sui prezzi dei vini, mentre per quanto concerne l'olio è completamente disinformato, ignorante nel significato più classico del termine e ignora completamente i parametri per distinguere le qualità dell' olio che trova in commercio. Per capire le ragioni di questa discrasia bisogna fare un passo indietro.

 

Negli anni 50 l'olio di oliva veniva acquistato da molte famiglie italiane sfuso in drogheria. Successivamente , negli anni 60, le grandi industrie produttrici di olio di semi inculcarono negli italiani la convinzione che gli oli di semi erano migliori dell' olio di oliva del droghiere. Il prodotto era più igienico perché confezionato in lattine, si trattava sempre di un olio di derivazione vegetale e aveva un pregio: costava meno di quello di oliva. Si erano però dimenticati di informarci che l'olio di semi non veniva estratto meccanicamente a freddo come si fa nei frantoi per produrre l'olio extra vergine di oliva, bensì utilizzando altri procedimenti, come la raffinazione a caldo, che spesso modificano le caratteristiche del prodotto. Negli anni 70 riprende quota l'olio di oliva a seguito di innovativi processi di produzione industriali capaci di mettere in commercio un prodotto competitivo rispetto a quello di semi.

 

Il consumatore però deve mettersi in testa una volta per tutte che l' olio extra vergine di oliva estratto meccanicamente a freddo è solamente un lontano parente dell' olio di oliva, che per legge può contenere anche porzioni di oli raffinati a caldo. Tra i due oli e a favore dell' olio extra vergine vi è un abisso tra i rispettivi valori gastronomici, salutistici, nutrizionali e curativi.

 

L'informazione e l'educazione del consumatore sulle reali qualità e caratteristiche che ha l'olio di oliva extra vergine prodotto in Italia sono le strade da percorrere se vogliamo rivitalizzare e rendere competitiva l'olivicoltura italiana.

 

La “Scuola Salernitana dell' olio extra vergine di oliva”, che identifichiamo con l'A.PR.OL. di Salerno, con questo convegno ha voluto semplicemente far emergere i contrasti che attanagliano questo settore. Merito dell'A.PR.OL. è quello di aver adottato un procedimento che consente al consumatore di rintracciare la provenienza delle olive con le quali è stato prodotto l'olio di. 40 produttori campani delle province di Salerno, Benevento, Caserta e Avellino, per un totale di 3000 quintali di olio extra vergine di oliva.

 

Operazione garantitala un ente terzo certificatore, il Cermet.

La tracciabilità del prodotto consentirà al consumatore italiano di stabilire con esattezza chi è il produttore dell' olio extra vergine che ha comperato. In pratica il consumatore che acquisterà olio prodotto da uno di questi 40 produttori, potrà conoscere la storia dell'olio contenuto nella bottiglia inviando un sms al numero 335 1049484 e scrivendo il numero del lotto riportato nel retro del talloncino, applicato su ogni bottiglia: riceverà come risposta un altro sms contenente informazioni relative alla zona di coltivazione delle olive ,il nome del frantoio ,la varietà colturale prevalente nell'olio che ha comperato ed altre interessanti iniziative. Con questa procedura il consumatore ha la matematica certezza che il prodotto è italiano, genuino, di ottima qualità e proviene da piccoli e qualificati produttori campani. I coltivatori che hanno aderito a questa iniziativa producono ottimi oli extra vergini di oliva anche DOP.

 

Questa iniziativa promossa dall' A.R.O. è certamente una tappa fondamentale per ridare credibilità al vero olio extra vergine italiano che, come tutti prodotti di grande qualità, è soggetto a frequenti sofisticazioni, adulterazioni e imitazioni.

 

www.aprol-salerno.it

 

   

 

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