WORKSHOP di due giorni all'Academia Barilla

Olio d'oliva, serve più promozione

 

Parma 9 febbraio 2007. Chiude in bellezza, all'Academia Barilla, la campagna europea per la promozione dell'odio d'oliva, Olive Oil European Style. Nata nel 2005 per iniziativa dell'Istituto per la valorizzazione dell'olio d'oliva e sostenuta dall'Unione Europea e dall'Agenzia italiana per le erogazioni in agricoltura, ha svolto un'attività di educazione dei consumatori, operatori commerciali, buyer, rappresentanti delle istituzioni con degustazioni delle varietà di oli, corsi di formazione, seminari e informazioni su uno degli elementi più importanti della tradizione gastronomica europea.

 

Le attività si sono svolte in Italia, Germania, Finlandia, Svezia e Danimarca con una tappa a Londra. Naturale che tra i partner dell'iniziativa vi fosse l'Academia Barilla, che ha tra gli elementi principali della sua mission quello di promuovere la conoscenza dei prodotti e della cucina italiana nel mondo; ieri si è parlato soprattutto di legame tra tipicità del prodotto, territorio e certificazione di qualità.

 

Nella tavola rotonda sulla comunicazione dell'olio d'oliva è poi emersa l'analisi di Emilio De Piazza, presidente di Buonitalia, che valorizza l'agroalimentare italiano per conto del Ministero delle Politiche Agricole.

 

Secondo De Piazza, a causa della riduzione dei consumi calorici e della dinamica della popolazione, nonché della maggior efficienza del nostro sistema agroindutriale, vi è un eccesso di produzione pari a quasi un terzo, ossia sarebbe necessario trovare sbocchi ai nostri prodotti nel mondo per un equivalente di 20 milioni di consumatori. Impresa non facile a meno che non si mobiliti l'intero sistema, a cominciare dai ristoranti italiani che sono la nostra vera forza nel mondo, dove è possibile promuovere l'intero ombrello dei prodotti tipici, da quelli di base alla nicchia.

 

E' importante investire più in educational presso gli opinion maker e i distributori che non in costose campagne pubblicitarie.

Meglio concentrarsi sui mercati che continuano a dare soddisfazioni come gli Usa: 3 miliardi di euro le esportazioni di cibo e vino, più che la Cina dove l'anno scorso il +40% ha portato solo a 40 milioni.

 

(da La Gazzetta di Parma 9 febbraio 2007)

 

***

 

Olio, margini ridotti, il futuro è la qualità

 

II Come diceva Virginia Woolf, «Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene se non ha mangiato bene»; all'Academia Barilla ci credono tanto che hanno dipinto questa frase sul muro della Biblioteca gastromica. Ieri si è conclusa Ooes, la manifestazione dedicata all'olio d'oliva con temi più strettamente qualitativi legati al suo consumo. In altre parole, al ruolo dell'olio nell'alimentazione e quindi nella società.

 

A coordinare il dibattito, Alessandro Mastrantonio del Sole 24 Ore.

L'esperto di marketing strategico Domenico Raffone, di Nielsen, ha presentato i dati del mercato 2006: in Italia i consumi sono stati di poco superiori ai 300 milioni di litri, in flessione in termini reali del 3,4%, soprattutto a causa di forti aumenti di prezzo, dovuti a motivi meteorologici: di fatto però i margini sono sempre più ridotti (costo vivo del prodotto pari al 75%).

 

La domanda per i prodotti di alta gamma è però anelastica; l'acquisto dell'olio è un rito che si compie una volta al mese circa (consumi pro capite annuali pari a circa 13,5 kg). Il mercato è relativamente frammentato: le grandi marche coprono il 70% del mercato; le offerte sugli scaffali sono comunque frequenti. I piccoli produttori però non riescono a investire sufficientemente in comunicazione. In ogni caso, i relatori hanno concluso che la formazione del consumatore, che richiede esperienze polisensoriali (carta degli oli, incontri con gli chef nei ristoranti, degustazioni, meditazione) è la strada da percorrere, sia per gli operatori di grandi dimensioni (Marco De Ceglie, Direttore Generale Unilever Olio, Ermanno Gargiulo, Category Management Coop Italia) che per i piccoli produttori (Zefferino Monini e Paolo Coppini delle rispettive aziende).

 

L'olio ha davanti a sé un futuro ancora brillante e ogni anno si spendono almeno 80 euro per ogni nucleo familiare. Senza dubbio occorre continuare a puntare sulla qualità e sulla tracciabilità di filiera, ma anche sulla passione. Come diceva Pascoli: «E allora i discendenti, anche lontani, prenderanno un poco d'olio degli ulivi che noi abbiamo piantato».

 

Bianca Frondoni (da La Gazzetta di Parma 10 febbraio 2007)

 

   

 

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