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Da “Il Sole 24 Ore” del 12 Maggo 2002

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Authority,

tifa Parma chi

mangia bene

 

di Davide Paolini

Perchè Parma e l'Italia

rivendicano con
tanta forza la sede dell'agenzia
alimentare? Innanzitutto ci sono
evidenti fattori economici:l'insediamento per la città significa una
generazione di valore che può arrivare
fino a mille milioni di euro, ma vuoi dire
anche un riconoscimento morale di
leadership europea alla "Food Valley"
con le sue aziende alimentari: grandi,
medie e piccole, oltre alla miriade di
straordinari artigiani. Significa
riconoscere i suoi straordinari giacimenti
(prosciutto, parmigiano-reggiano, culatello, salame di Felino, spalla di San
Secondo, trasformazione del pomodoro,
eccetera). Nel paniere dei prodotti
trovano posto infatti il maggior numero
di Dop e Igp, benedette appunto dalla
Ue. Ci sono poi diversi centri di
ricerche, laboratori aziendali di primo
piano, ricercatori alimentari di grande
fama e c'è Cibus, una rassegna
dell'alimentare che si colloca ai primi
posti nel mondo.

A dire il vero, questi possono
apparire fatti scontati. Ci sono però altri
aspetti che Parma può offrire come
curriculum. Innanzitutto la qualità della
vita, riconosciuta spesso con il primo
posto nelle graduatorie delle indagini; è
un indicatore che sottintende anche la
qualità della tavola, quella dei prodotti,
la qualità delle scelte dei produttori e
dei consumatori. Ma oltre a queste
considerazioni c'è un
plus storico-culturale fondamentale perl'assegnazione della sede dell'agenzia.
Parma è l'unico posto al mondo dove
convergono due culture alimentari che,
in
un certo senso, dividono non solo
l'Italia, ma il resto del mondo: la
mediterranea e la padana, che possiamo
in un certo senso allargare al Nord
dell'Europa.

 

 

Parma ha infatti una tradizione storica
nella produzione della pasta e del
pomodoro tale da contendere il
primato a Napoli e dintorni, ma allo
stesso tempo dispone di un passato e di un
presente nella lavorazione delle carni
(soprattutto di maiale) indiscutibili. La
leggerezza mediterranea a Parma si sposa
con la robustezza padana. Dunque un
punto d'incontro storico, culturale,
produttivo senza eguali che le conferisce
un
background tale da poter "giudicare"
qualunque tipologia di cibo.

Parma in questa partita rappresenta
non solo se stessa, ma il settore
agroalimentare
made in Italy, spesso,
troppo spesso discriminato rispetto agli
altri Paesi, ma sicuramente più integro,
più vero. Pensiamo al nostro patrimonio
zootecnico messo in pericolo dai capi
d'importazione contaminati dalla Bse,
pensiamo alla diossina... Non solo.
Riflettiamo sui torti che continuamente
subiamo o abbiamo subito: la rinuncia
al metodo Champcnois. al Tocai, alla
mozzarella o a una difesa passiva per
gli attacchi al parmigiano-reggiano con
la denominazione "parmesan", al
"combozola"... E pensiamo ancora alle
minacce di tante denominazioni, dietro
le quali c'è una storia vera, una
tradizione che altri non possono
mostrare. Quale sarà il risultato finale?
Sicuramente si tratta di una partita
diventata "politica", sulla quale anche
l'attuale Governo si gioca una parola
spesa in favore di Parma.

 

 

 

 

 

l'articolo

di Davide Paolini

la lettera

di Donato Troiano

 

 

 

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