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Il ministro Paolo De Castro sulla posizione di Bruxelles favorevole ad usare trucioli di legno per l'invecchiamento del vino. Il ministro ha detto di attendere la proposta della Commissione Ue e poi “riuniremo gli stati generalì dei vitivinicoltori italiani per decidere la nostra posizione”
Bologna, 29 maggio 2006. Il neo ministro delle politiche agricole e alimentari Paolo De Castro è intervenuto alla presentazione del Rapporto 2005 sul sistema agro-alimentare dell'Emilia-Romagna che si è tenuto oggi a Bologna.
Paolo De Castro, che ha accettato l'invito dell'assessore emiliano-romagnolo all'Agricoltura Tiberio Rabboni, era presente nel capoluogo regionale per uno dei primi appuntamenti pubblici dopo la nomina ministeriale.
Il ministro ha parlato di metodo di lavoro e non di programma, annunciando che presenterà il suo programma dopo il completamento delle Camere, con l'insediamento delle commissioni.
Il ministro ha detto che è sua intenzione “affrontare i problemi partendo da Bruxelles per scendere poi alle strategie di casa nostra. Non è possibile - ha detto - decidere in Italia ciò che vogliamo per le nostre emergenze e solo dopo andare a trattare a Bruxelles, rischiando il più delle volte di non ottenere niente. Dobbiamo invece avere una nostra strategia da portare avanti d'intesa con altri Paesi a livello comunitario e non trattare l'Ue come una controparte”.
De Castro ha fatto riferimento al pacchetto di provvedimenti di 100 milioni per l'aviaria. “Dopo il primo Consiglio europeo di lunedì scorso - ha annunciato - ci siamo resi conto che non c'è molto spazio per noi perchè i finanziamenti ricadono negli aiuti di Stato, che potrebbero in realtà essere bloccati dalla Commissione. Per evitare di andare troppo per le lunghe, vista l'emergenza, abbiamo riunito la filiera e abbiamo individuato una serie di provvedimenti che rendano subito spendibili circa 40 milioni di Euro”. Secondo De Castro è necessario che mondo della ricerca, organizzazioni di categoria e istituzioni lavorino insieme per recuperare efficienza e competitività dell'agricoltura italiana. “In un momento in cui iminuiscono i consumi nazionali e aumentano le produzioni - ha detto il ministro - dobbiamo essere capaci di aumentare la nostra quota sul mercato internazionale. Non è possibile che le nostre esportazioni rimangano al 15% della nostra Plv, mentre i consumi mondiali stanno crescendo come mai in altri tempi. Non basta la qualità produttiva, ma dobbiamo realizzare anche una qualità organizzativa per conquistare spazi nella grande distribuzione che oggi è la vera protagonista della filiera agroalimentare”.
Sui prossimi appuntamenti, De Castro ha annunciato che in uno dei prossimi Consigli dei Ministri ci sarà il rinnovo della delega per la Legge d'Orientamento, che permetterà di intervenire con decreti legislativi sui problemi più urgenti.
Sul settore vinicolo, di cui in questi giorni si è molto parlato per la posizione di Bruxelles favorevole ad usare trucioli di legno per l'invecchiamento del vino, il ministro ha detto che “la nuova Organizzazione comune di mercato (Ocm) del vino è una delle più complesse e che è bene attendere la proposta formale della Commissione Ue annunciata per il 21 giugno. Dopodichè avremo alla fine di giugno un incontro mondiale di Paesi produttori in Spagna e successivamente riuniremo gli 'stati generalì dei vitivinicoltori italiani per decidere la nostra posizione”.
Sul futuro di produzioni agricole destinate alla produzione di energia, il ministro ha detto che “bisogna distinguere tra produzione di bioetanolo e biodiesel, che richiedono grandi impianti e quindi un intervento europeo per rendere economiche le colture, e la produzione di biomasse, che si può sviluppare tramite piccoli impianti e che possono essere realizzati in tempi brevi da singoli produttori o da piccole cooperative, come già avviene in Germania dove sono attivi un migliaio di impianti”.
Prima dell'intervento del ministro, c'era stato il saluto di Andrea Zanlari, presidente di Unioncamere a la presentazione del Rapporto 2005.
E' un settore agricolo in forte difficoltà quello che emerge dal rapporto agroalimentare 2005 promosso da Regione e Unioncamere dell'Emilia Romagna.
Secondo i dati presentati a Bologna, la Produzione lorda vendibile (Plv) agricola nel 2005 è stata di 3.463 milioni di euro, con un calo del 6,6% rispetto al 2004, che pure aveva fatto registrare un calo del 7,7% rispetto al 2003.
I fattori che hanno maggiormente influito sulla riduzione della Plv - è stato detto alla presentazione del rapporto - sono stati soprattutto l'andamento negativo dei prezzi all'origine, ma anche la diminuzione dei livelli produttivi. Il calo della Plv è stato generalizzato per gli allevamenti (-5,8%) e le produzioni vegetali (-7,3%). Per queste ultime, i cereali sono diminuiti del 12,2%, patate e ortaggi del 9,6%, le colture frutticole dello 0,7%, il vino del 14,8%. Unica eccezione le piante industriali (bietola, soia) che hanno avuto un aumento medio del 20%.
Nella frutta, uno dei settori caratteristici dell'Emilia Romagna, al calo del 13% delle pesche ha fatto da riscontro una sostanziale tenuta delle nettarine (-0,2%) e l' aumento della Plv delle pere (+11%) e delle albicocche (+29,6%), che non basta a controbilanciare il calo della Plv delle mele (-26%), delle ciliegie (-27%) e delle susine (-23%). Il rapporto valuta che il reddito netto aziendale sia diminuito nel 2005 di oltre il 12%, mentre negli ultimi quattro anni la perdita complessiva di redditività delle imprese agricole è stata del 45 per cento.
Per quanto riguarda l'industria alimentare, già dal terzo e quarto trimestre del 2005 i dati sono di segno positivo, rispettivamente +0,1% e +0,5%, mentre in conclusione d'anno è negativa la risposta del settore alimentare nazionale (-0,2%).
Il fatturato è caratterizzato da variazioni negative nei 12 mesi, ma manifesta nel secondo semestre 2005 un certo miglioramento e rappresenta il 21% del fatturato dell'industria alimentare italiana. I primi dati provvisori sugli scambi con l'estero di prodotti agro-alimentari evidenziano che le importazioni regionali si riducono del 4,6%, a prezzi correnti, mentre le esportazioni crescono del 4,3%, raggiungendo rispettivamente i 3.669 ed i 3.138 milioni di euro. Il saldo per i soli prodotti agro-alimentari, quindi, continua a rimanere negativo, ma scende a 531 milioni di euro, rispetto agli 836 milioni dell'anno precedente.
“Il quadro delineato presenta molte ombre, ma anche alcune novità positive - ha dichiarato l'assessore regionale all' Agricoltura, Tiberio Rabboni - I non buoni risultati dell'annata trascorsa vanno comunque contestualizzati all'interno delle performance negative dell'agricoltura italiana ed europea”. Tra i segnali positivi l'assessore ha indicato la ripresa delle esportazioni, la crescente richiesta di prodotti biologici ed anche le buone posizioni di mercato di alcune produzioni regionali, come le carni bovine ed trasformati. L'assessore ha ricordato anche l'aumento del ricorso al credito a medio e lungo termine, che “testimonia una ritrovata propensione al rinnovamento ed al rafforzamento delle strutture”, e come nel corso del 2005 siano state mobilitate, con il Piano regionale di sviluppo rurale, risorse per oltre 160 milioni di euro di nuova programmazione.
L'iniziativa odierna è stata promossa dall'Assessorato regionale all'agricoltura e da Unioncamere Emilia-Romagna.
Il testo dell'intervento del Presidente di Unioncamere, dott. Andrea Zanlari
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