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Gragnano
città della pasta e......anche del vino
La
cittadina in provincia di Napoli si fregia del titolo
di capitale
mondiale della pasta di qualità
di
Tiziano Argazzi
Gragnano
novembre 2009.
Fellini
era solito ripetere agli amici che “la vita è una combinazione di
magia e pasta”. Anche perché, argomentava il grande regista, i
prodotti in grado di suscitare immediate soddisfazioni, sono
pochissimi. La pasta è uno di questi. Un alimento semplice, capace
di procurare emozioni intense.
In
tutto il mondo si dà per scontato che la pasta sia stata inventata
nel Sud Italia e, più precisamente, nel napoletano. Ed infatti
questo alimento, rappresenta
una delle quattro eccellenze culinarie della Campania. Le altre sono
il pomodoro,
la pizza ed il pane. Un alimento, i cui effetti benefici sulla salute
sono noti da tempo. In particolare sono stati studiati da un
ricercatore americano, Ancel Benjamin Keys, passato alla storia per
essere stato l’inventore della Razione K, la base per
l’alimentazione di sussistenza dell’esercito americano nella
seconda guerra mondiale. Keys, che ha vissuto per una trentina d’anni
in una località del Cilento, ha avuto modo di provare i benefici
effetti sulla salute della dieta mediterranea ed in particolare della
pasta. Con poco meno di 28 chili l’anno, pro capite, gli italiani
sono i primi consumatori al mondo di questo alimento ad alta
digeribilità.
E
quando si parla di pasta di qualità il pensiero corre subito a
Gragnano, un piccolo comune in provincia di Napoli, ai piedi dei
Monti Lattari.
Stretto tra il Golfo di Napoli e la costiera sorrentina. Una
cittadina a cui viene ricosciuto il titolo di capitale
mondiale della pasta di qualità.
Una realtà dove l’arte bianca ha da poco festeggiato i suoi primi
500 anni di vita. Le prime manifatture alimentari, a carattere
domestico, risalgono alla seconda metà del ‘500 nella Valle dei
Mulini, suggestivo polmone verde e autentico punto di riferimento per
la storia cittadina. Da quel momento in poi la vita economica della
città si è sviluppata di pari passo con la produzione della pasta
che poi è diventata il simbolo di Gragnano. A favorire proprio qui
la nascita e lo sviluppo dell’arte bianca è stata, oltre alla
qualità dell’acqua, pura ed a basso contenuto di calcio, la
presenza di condizioni pressochè perfette per la produzione della
pasta e per la sua asciugatura. Questo anche grazie alla vicinanza
del mare ed al clima salutare, caldo, sempre ventilato e leggermente
umido.
I
metodi di produzione sono poi passati immutati attraverso i secoli.
Oggi come ieri, la semola è ottenuta dai grani duri, l’impasto
avviene con acqua che arriva dalle pendici dei Monti Lattari, e la
pasta poi si trafila al bronzo, per ottenere quella rugosità
superficiale che la rendono unica. Anche perché, è risaputo, che la
ruvidità migliora l’amalgama del sugo con la pasta cotta.
Tantissimi
i formati disponibili (circa 140 fra pasta corta e lunga) alcuni dei
quali con nomi strani o perlomeno curiosi come i Paccheri, i Pennoni,
le Mafaldine, la Piedigrotta, ispirata alla nota festa partenopea ed
i Tripolini, in onore della conquista coloniale di Tripoli.
Dal
2003, la quasi totalità delle aziende gragnanesi produttrici di
pasta, hanno dato vita al Consorzio Gragnano Città della Pasta, la
cui mission è la promozione di un marchio collettivo di qualità
per conquistare nuove quote di mercato interno ed estero. In tale
ambito si colloca la richiesta di assegnazione del marchio di
Indicazione Geografica Protetta, un indubbio riconoscimento per una
produzione che rappresenta il 10 per cento dell’annuale export
italiano di pasta.
Il
vino rosso di Gragnano
Dici
Gragnano e pensi alla storia della pasta. Eppure quando gli esperti
di vino parlano di Gragnano,
intendono un “rosso” le cui origini si perdono nella notte dei
tempi. Un vino, più volte citato già da Plinio e Galeno, dal bel
colore rubino, più o meno intenso, con una fine e persistente
schiuma rossa.
Il grande Mario Soldati, esperto di vini, ebbe a dire
che “Il Gragnano un piccolo vino……ma insuperabile; dal profumo
vinoso e campestre; frizzantino, e quando giovane addirittura
spumoso; pastoso, denso ma allo stesso tempo scivoloso: come un
lambrusco di più corpo, come un barbera di meno corpo”. Un vino
talmente apprezzato da essere sempre presente sulla tavola dei grandi
come su quella delle classi meno abbienti.
Tanto più si faceva uso
del Gragnano quanto più si era convinti anche della sua leggerezza e
dei suoi effetti salutari: “si vis vivere sanum bibe Gragnanum”,
se vuoi vivere bene, recita un detto del '600, bevi Gragnano. Un vino
per tutte le occasioni, da servire a temperatura ambiente, anche in
abbinamento alla squisita pasta gragnanese.
Maggiori
informazioni: www.gragnanopasta.it oppure
www.centroculturalegragnano.it.
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