Mega multa da 12,5 milioni, dell'Antitrust ai produttori di pasta

 

Barilla: “Da oltre 130 anni dalla parte delle famiglie”

De Cecco: “Proteggere i nostri consumatori vuol dire

proteggere la qualità del nostro prodotto”

 

Roma 3 marzo 2009. Mega multa nei giorni scorsi dell'Antitrust ai produttori di pasta rei di aver dato vita ad un cartello per controllarne il prezzo.

 

I produttori replicano con stupore: nessun cartello tra noi ma gli agricoltori plaudono all'iniziativa del Garante ritenendo ingiustificato il lievitare dei prezzi dal campo allo scaffale del supermercato. I consumatori chiedono il risarcimento e il ministro per lo Sviluppo, Claudio Scajola, rassicura: aumenti ci sono stati, ma in passato.

 

A finire nel mirino dell'antitrust sono state 26 aziende che producono le marche più note. Non solo la mega multa (12,5 milioni in tutto) riguarda anche l'associazione di categoria più rappresentativa del settore, l'Unione Industriali Pastai Italiani. «Avevamo evidenze inoppugnabili sull'esistenza di un'intesa», spiega il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà. L'accusa è aver posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza finalizzata a concertare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta secca di semola da praticare al settore distributivo. Cioè aumenti concordati a tavolino. Gli effetti di questo accordo sono abbastanza evidenti: l'antitrust spiega infatti che l'intesa realizzata da Unipi e dai 26 produttori è durata dall'ottobre 2006 almeno fino al primo marzo 2008. Dal maggio 2006 al maggio 2008, quindi in un periodo leggermente sfasato ma in parte coincidente, il prezzo di vendita della pasta al canale distributivo ha registrato un incremento medio pari al 51,8%, in buona parte trasferito al consumatore, visto che il prezzo finale è cresciuto nello stesso periodo del 36%. L'istruttoria ha dimostrato - dice inoltre l'autorità - che alcune società (Amato, Barilla, De Cecco, Divella, Garofalo, Rummo e Zara) hanno svolto un particolare ruolo di coordinamento con riunioni ristrette. Da qui la multa.

 

I produttori si dichiarano «stupiti». Per la Barilla la multa ammonta a 5,7 milioni di euro. Ma l'azienda ha già deciso che farà ricorso contro il provvedimento che non ritiene fondato ed ha fatto pubblicare sui maggiori quotidiani un appello ai consumatori dal titolo: “Da oltre 130 anni dalla parte delle famiglie”.

 

"Il provvedimento dell'Autorità Garante ci lascia stupiti - ha detto Guido Barilla, presidente del Gruppo Alimentare - perché la nostra missione, da sempre, è quella di offrire alle persone prodotti di ottima qualità al giusto prezzo, operando in assoluta trasparenza, secondo i principi di sana concorrenza alla base del libero mercato. Sul tema dei prezzi - ha continuato Barilla - la nostra azienda ha sempre avuto un comportamento responsabile. Gli aumenti strutturali degli ultimi mesi si sono resi necessari a causa dell'esplosione del costo delle materie prime e dei cambiamenti sui mercati globali. Per questo motivo non credo si possa parlare di speculazioni ma di condizioni minime di sopravvivenza per un intero comparto industriale che, nonostante le forti tensioni interne, continua a garantire al nostro Paese, al costo di 1 euro, un pasto per una famiglia di 4 persone".

 

Anche la famosa azienda abruzzese De Cecco si è rivolto con un appello stampa ai consumatori: “Proteggere i nostri consumatori vuol dire proteggere la qualità del nostro prodotto” e il Presidente del Consiglio di Amministrazione il cavaliere Filippo Antonio De Cecco, così scrive nell'appello: “De Cecco non ha preso parte ad alcuna pratica vietata dalla normativa antitrust tesa a determinare un aumento concertato e condiviso della pasta.......La De Cecco ricorrerà dinnanzi al Tar Lazio per l'annullamento del citato provvedimento, certa di ottenere ristoro delle proprie ragioni”. E così infine sottolinea: “dal mese di febbraio, in riferimento ad una diminuzione del solo costo del grano, la De Cecco ha messo in atto in accordo con la Distribuzione, una serie di iniziative per il conseguimento di una riduzione dei prezzi della pasta di semola”

 

Tra le aziende produttrici di pasta colpite dalla multa dell'Antitrust, c'è anche la veneta Zara, una delle maggiori esportatrici del prodotto numero uno dell'alimentazione italiana nel mondo.

 

Anche questa impresa ha deciso di presentare ricorso al Tribunale Amministrativo. "In merito alla decisione presa dall'Autorità Garante della concorrenza e del mercato nei confronti dell'Unione Industriali Pastai Italiani e dei pastifici associati - ha commentato il presidente di Pasta Zara Furio Bragagnolo - a nome della mia azienda preciso che non vi è stato nessun cartello, nessuna intesa e nessuna speculazione da parte di Pasta Zara finalizzate a influenzare l'andamento dei prezzi della pasta di semola di grano duro. Gli aumenti che si sono verificati sono dovuti a cause di dinamiche maturate nell'ambito dell'intera filiera della pasta: materia prima, produzione e distribuzione. Devo ricordare che nella prima metà del 2008 il costo medio del grano duro, in particolare, era cresciuto del 220% rispetto al 2005. Nel 2008 gli aumenti hanno inciso mediamente per un importo di 60 centesimi al mese procapite, pari a meno di 8 euro l'anno. Una porzione di pasta costa ancora meno di 20 centesimi. Tanto che una famiglia di 4 persone spende mediamente un euro per un pasto di pasta. Sugli aumenti di cui oggi si parla molto quindi - ha aggiunto Bragagnolo -  è stata fatta della demagogia. La pasta non è la causa del caro-vita, ma la sua soluzione. Lo dimostra il fatto che dopo tanti anni i consumi sono tornati a crescere. L'industria italiana della pasta è un patrimonio nazionale che il mondo ci invidia. Attaccarla e penalizzarla vuol dire andare contro gli interessi del Paese e della sua immagine nel mondo, ben rappresentata da Pasta Zara che è il primo esportatore italiano di pasta".

 

Anche il pastificio Garofalo dice «di non aver mai aderito a presunti accordi di cartello finalizzati ad influenzare la dinamica dei prezzi». E l'Unione Industriali Pastai Italiani, ribadisce che nel settore «non vi sono state speculazioni, né si è mai configurato alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori». La Fiesa-Confesercenti «ribadisce l'estraneità degli esercizi commerciali negli aumenti» mentre le organizzazioni agricole plaudono all'iniziativa del garante.

«Da tempo - dice il presidente della Cia, Giuseppe Politi - avevamo denunciato una situazione anomala, il prezzo del grano duro, dopo le impennate dei primi mesi del 2008, aveva subito un taglio netto, in alcuni casi del 50%, mentre la pasta al consumo ha continuato a far registrare vistosi rincari». E il presidente della Coldiretti Sergio Marini, chiede che i soldi che i produttori dovranno pagare vengano restituiti a cittadini ed agricoltori. Stessa richiesta arriva dalle associazioni dei consumatori: Adusbef e Federconsumatori invitano i consumatori a recuperare gli scontrini che possano dimostrare di aver pagato troppo e a chiedere il rimborso dai giudici di pace.

 

Unica consolazione arriva dal ministro dello Sviluppo Claudio Scajola: «Se analizziamo i dati statistici in modo corretto ci accorgiamo che da novembre a oggi, le materie prime alimentari non hanno subito aumenti di prezzo».

 

 

Presidente Nazionale di UnionAlimentari, Renato Bonaglia:

“Estranei a qualsiasi volontà di intesa sui prezzi della pasta”

 

Roma, 2 Marzo 2009. La sanzione commissionata ad UnionAlimentari, pari a Euro 1.000, secondo il Presidente Nazionale Renato Bonaglia “sebbene assolutamente modesta, è comunque profondamente ingiusta”. Ciò in quanto l'unica responsabilità ravvisata nei confronti della nostra Associazione è quella di aver pubblicato un comunicato stampa, ad opera del delegato del Settore Pasta, nel quale si affermava l'inevitabilità degli aumenti del prezzo della pasta in base alle turbolenti condizioni dei mercati della semola.

 

In riferimento al procedimento con il quale l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha sanzionato 26 aziende del settore Pasta e due associazioni di categoria, e a quanto riportato dalla stampa nazionale in questi giorni, UnionAlimentari-CONFAPI (Unione Nazionale della Piccola e Media Impresa Alimentare aderente alla CONFAPI) intende pertanto ribadire che:

 

  • UnionAlimentari non ha mai divulgato alcuna circolare agli associati con l'obbiettivo di indirizzarli verso un aumento uniforme del prezzo, informazione erronea diffusa dall'ufficio stampa dell'AGCM successivamente rettificata dalla stessa;
  • la sanzione irrorata dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ad UnionAlimentari, pari a 1.000 euro, è da attribuire ad una dichiarazione ad opera del Delegato al settore Pasta, riportata in un solo comunicato stampa, diffuso il 31 agosto 2007;
  • la AGCM ha ritenuto che il contenuto del suddetto comunicato stampa fosse, alla stregua di una decisione di associazione d'imprese, atto ad indirizzare i produttori verso un aumento uniforme di prezzo, interpretazione contestata in sede istruttoria da UnionAlimentari che, tramite il comunicato, intendeva semplicemente ribadire all'opinione pubblica come le origine delle tensioni sul prezzo della pasta andassero ricercate sostanzialmente negli aumenti repentini ed assolutamente anomali della semola di grano duro. Aumenti ancor più difficili da gestire per imprese di piccole dimensioni, spesso operanti in comparti di nicchia, e di fatto prive di potere contrattuale verso i fornitori;
  • l'Unione della Piccola e Media Impresa Alimentare respinge ogni accusa di intese volte ad un aumento concertato dei prezzi;
  • ribadisce, ove fosse necessario, che la propria politica associativa è ispirata alla difesa ed alla valorizzazione delle imprese agroalimentari italiane di piccola e media dimensione, per uno sviluppo delle eccellenze del Made in Italy, e non certo alla promozione o valorizzazione di intese sui prezzi.

 

Inoltre, dichiara il neo Presidente del settore Pasta, Pietro Marcato: “Non capiamo come un semplice comunicato volto ad informare l'opinione pubblica che le nostre aziende non stavano speculando ma soffrendo, impotenti, le turbolenze di prezzo delle materie prime, possa essere scambiato con la volontà di fare un cartello. Come moderna associazione d'imprenditori crediamo ed abbiamo fiducia nell'attività dell'Authority, ma siamo rimasti molto sorpresi dalla sanzione inflitta che, seppur modesta, è a nostro parere profondamente ingiusta.”  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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