Prodotti a denominazione d’origine: conoscerli e valorizzarli

Un patrimonio economico e culturale del made in Italy da difendere

 

Il presidente della Cia Giuseppe Politi sottolinea l’importanza di Dop, Igp e Stg e il lavoro degli agricoltori che puntano con sempre maggiore decisione sulla qualità. Evidenziata l’esigenza di una maggiore difesa sui mercati internazionali  per contrastare l’agropirateria.

 

Giuseppe Politi“Ormai l’Italia ha la leadership in Europa per i prodotti a denominazione d’origine. Tra Dop (Denominazione d’origine protetta), Igp (Indicazione geografica protetta) e Stg (Specialità tradizionale garantita) ne abbiamo riconosciuti 149. Si tratta di una parte importante dell’agroalimentare del nostro Paese, a cui viene attribuito per il 2004 un giro d’affari di 9 miliardi di euro, circa il 10 per cento della produzione ai prezzi di base dell’agricoltura nazionale”. Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi illustrando la campagna d’informazione tesa a valorizzare queste particolare produzioni di qualità e tipiche delle nostre terre.

 

“Sono prodotti -ha rilevato Politi- che rappresentano la punta di diamante, in termini di qualità, nel panorama agroalimentare europeo. Sta di fatto che gli agricoltori, e non solo italiani, hanno mostrato di avere fiducia in questa forma di valorizzazione delle proprie produzioni, tanto che a livello europeo si stanno ormai per raggiungere le 700 unità di prodotti certificati in tale maniera “.

 

“Per l’Italia -ha aggiunto il presidente della Cia- queste produzioni non hanno solo un rilevante aspetto economico, ma sono anche una parte importante della nostra cultura, del nostro saper fare, dei valori legati al territorio, e spesso anche dei nostri paesaggi. Salvaguardare e valorizzare queste nostre produzioni è, quindi, un fatto di vitale rilevanza non solo economica e non solo per l’agricoltura”.

“D’altronde, i produttori agricoli -ha sottolineato Politi- sanno che la qualità è la loro principale strategia per dare un senso forte alla propria attività imprenditoriale, per rispondere ai bisogni ed alle attese dei cittadini, che chiedono qualità e sicurezza alimentare, ed essere competitivi sul mercato”.

 

“E’ però importante -ha avvertito il presidente della Cia- che cresca, presso i cittadini la cultura del consumo ed un’adeguata educazione all’acquisto consapevole. Termini nuovi come tracciabilità, certificazione di prodotto, indicazione geografica, entrano, infatti, nel lessico quotidiano, mentre spesso l’informazione sulla qualità si confonde, sull’etichetta dei prodotti alimentari, con quella richiesta dalle leggi e con quella pubblicitaria. Termini come ‘genuino’ o ‘naturale’ o indicazioni geografiche improprie possono risultare ingannevoli per il consumatore. Quindi, la Cia vuole impegnarsi perché i consumatori possano conoscere e valutare i prodotti ed i processi che sostanziano la qualità agroalimentare italiana”.

 

“Crediamo che i principi su cui si fonda la normativa dell’Unione europea per il riconoscimento delle indicazioni geografiche debba trovare accoglimento, a livello internazionale, in una regolamentazione che assicuri una effettiva tutela a tali denominazioni. Molte delle nostre denominazioni sono seriamente attaccate sui mercati internazionali da imitazioni, contraffazioni e, spesso, da veri e propri casi di agropirateria. L’Unione europea ha espresso, in sede Wto, una posizione basata sulla realizzazione di un registro internazionale delle indicazioni geografiche, che abbia valore legale, e, da subito, la definizione di una lista di prodotti ad indicazione geografica europei a cui accordare una ‘protezione rinforzata’. Si tratta di una lista di 41 prodotti agroalimentari, di cui 14 italiani tra i più bersagliati dall’agropirateria, cioè: Chianti, Grappa, Marsala, Asiago, Fontina, Gorgonzola, Grana Padano, Mortadella Bologna, Mozzarella di bufala campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Prosciutto di Parma, Prosciutto di San Daniele, Prosciutto Toscano”.

 

“Il recente esito del panel del Wto che, chiamato ad esaminare i reclami ufficiali presentati da Stati Uniti ed Australia, ha invece confermato che il sistema Ue di protezione delle indicazioni geografiche per i prodotti agroalimentari non è in conflitto con le regole stabilite in ambito Wto, è stato accolto con favore dalla Cia, e ci lascia ben sperare che da questo punto fermo -ha concluso il presidente della Cia- l’Unione europea possa riprendere con maggior enfasi la propria azione in tema di difesa delle indicazioni geografiche nei negoziati del Wto”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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