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DOMENICA
20 OTTOBRE AL COMUNE DI PERUGIA
LE NOZZE AL
CIOCCOLATO
AD ANTEPRIMA EUROCHOCOLATE PISA
LA FESTA DI ADDIO AL CELIBATO ED AL
NUBILATO
Il format delle Nozze
al Cioccolato sarà disponibile tutto l’anno per giovani
coppie innamorate provenienti da tutto il mondo!
Lei una dolcissima avvocatessa
toscana, Lui un sensuale musicista africano. Lei, Sarah, ha ventotto
anni ed un’entusiasmante passione per i viaggi, attiva nel
volontariato. Lui, Sayoro, ventiseienne di Abidjan, coltiva in Italia
l’interesse professionale per l’antiquariato etnico, oltre ad
esibirsi come musicista percussionista e ad essere impiegato in
un’azienda toscana che guarda caso produce banchi per Pasticceria!
Il luogo dell’incontro: una festa danzante caratterizzata dal ritmo
incalzante del “djembe”, strumento tipico della musica
folkloristica africana. La costante dell’incontro: il cioccolato.
Dal primo scambio dei numeri di telefono, scritti sulla stagnola di
una tavoletta di fondente, al regalo del loro ritrovarsi a
Barcellona, un golosissimo barattolo di Nutella. Per Lui, nato nella
Costa d’Avorio, terra costellata da vastissime piantagioni di
cacao, il cioccolato rappresenta l’unica vera tentazione: Soyoro
infatti non fuma e non beve alcool. Per Lei il cioccolato significa
una piacevole delizia da dividere con le amiche ed una golosa carica
di energia. Da tre anni dura la loro unione d’amore (colazione ogni
mattina con la buonissima crostata al cioccolato di Sarah) che Sayoro
descrive così: “Sarah ama talmente il cioccolato che ha
deciso di prendersi un marito fondente, mentre io, da parte mia,
voglio sposare la mia passione per il cioccolato bianco!”.
E’ questo il
cioccolatoso background della strepitosa novità di
Eurochocolate 2003: le Nozze al Cioccolato! In completa
sintonia con il filo conduttore del decennale della manifestazione
“The Chocolate Passion”, ovvero la celebrazione della
passione non solo per il cioccolato, ma tutte le passioni del genere
umano al centro di eventi ed iniziative, Eurochocolate ha voluto
dedicare un evento unico e particolare alla Passione con la P
maiuscola, l’Amore.
Eh sì,
dall’addio al celibato, al matrimonio fino alla luna di miele nella
terra dei primi estimatori del cacao (gli Atzechi, antichi abitanti
dell’odierno Messico), Eurochocolate, in collaborazione con Umbria
Wedding, è stato il fautore di un’originalissima idea per le
nozze, tutto cacao, proposta anche in un’inedita mostra dal 18 al
26 ottobre (Ex Chiesa della Misericordia) , che inaugura un format,
le Nozze al Cioccolato appunto, realizzabile sempre e che potrà
essere scelto da tutti i promessi sposi che vogliano celebrare il
matrimonio nel capoluogo umbro, e non solo, in un’atmosfera
insolita e soprattutto golosa!
Eurochocolate compie 10 anni a PERUGIA dal 18 al 26 ottobre 2003
10 anni di golosa passione! Sono quelli che si appresta a celebrare Eurochocolate Perugia 2003 (dal 18 al 26 Ottobre) raggiungendo l'importante traguardo dei primi dieci anni di vita. Una dolce storia che è entrata nel cuore goloso di tantissimi fan che ogni anno raggiungono Perugia, Città del Cioccolato, trasformata per l'occasione in una grande Pasticceria all'aperto. Una iniziativa che con le sue 800.000 presenze annue è entrata a far parte di diritto nel novero dei più grandi e conosciuti eventi a carattere enogastronomico, ma anche di costume, che si svolgono in Italia. Dal 1994, anno di fondazione del festival, il cioccolato in Italia ha subito una profonda trasformazione soprattutto per quanto riguarda il suo rapporto con i consumatori. Tutto ciò sia dal punto di vista quantitativo (4 Kg. Il consumo pro-capite annuo) che qualitativo. Prova ne è la nascita di tante grandi e piccole realtà produttive, l'introduzione del concetto di cru, la sensibilizzazione dei consumatori per il rispetto della storia e della ricetta del prodotto, l'impegno di tanti protagonisti a favore di un consumo etico e solidale.
L'attenzione dei media è cresciuta parallelamente a questa crescita d'interesse collettivo facendo sì che di cioccolato si senta parlare sempre più spesso in tv, radio, gornali......
Eurochocolate è stata certamente protagonista assoluta di questa dolce rivoluzione stimolando ogni volta a superare tutte quelle barriere e quei pregiudizi che si frapponevano tra il cioccolato e il consumatore.
Non sono mancati e non mancano tentativi di imitazione che, ovviamente, sulla scia di questo successo, hanno cercato di ripetere - con alterna fortuna - le performance a cui i fans di Eurochocolate, ormai da anni, sono stati abituati ad assaporare con gusto.
EUGENIO GUARDUCCI
Fondatore e Presidente di Eurochocolate
fondentepersempre@libero.it
Le Mostre di Eurochocolate
Cioccolato folle passione , 18-26 ottobre, Rocca Pralina
La storia di Eurochocolate verrà raccontata al pubblico attraverso una bellissima mostra delle immagini scattate dal fotografo ufficiale della kermesse, Simone Casetta. Massimo risalto alla sua inesauribile passione per la fotografia che da anni lo porta a seguire e a documentare tutte le golose avventure di Eurochocolate non solo a Perugia, ma anche nel corso delle sue fortunate trasferte (Torino, Roma, Berlino...).
“Dolce Amaro” by Alinari 18-26 ottobre, Rocca Pralina
Un interessante ed affascinante percorso visivo realizzato con le bellissime immagini tratte dal libro Dolceamaro, edito dalla casa editrice Fratelli Alinari, proporrà al numeroso pubblico eccellenti scatti fotografici, ricavati dagli archivi storici, all'insegna della dolcezza e della più alta pasticceria.
“Sviluppa la tua passione” 18-26 ottobre, Rocca Pralina
Una particolare mostra fotografica “work in progress” che presenterà le foto più belle scattate dagli stessi visitatori di Eurochocolate 2003.
“Vediamoci Chiaro: mettiamo a nudo la nuova normativa europea” by Ottici Riuniti 18-26 ottobre, Ex Info Point Rocca Paolina
Un percorso informativo illustrerà al pubblico, attraverso l'esposizione di un' accurata documentazione, i cambiamenti introdotti, in materia di cioccolato, dalla nuova normativa europea che consente l'utilizzo di grassi vegetali, e come essa è stata recepita nei diversi paesi membri, in particolar modo nel nostro Paese.
“Passione Prioritaria” 18-26 ottobre, Rocca Pralina
Una gustosa mostra filatelica sarà l'appuntamento da non mancare per tutti gli appassionati di filatelia che vorranno visitare la preziosa collezione dei più rari francobolli dedicati al tema del cioccolato. L'esposizione, realizzata in collaborazione con Poste Italiane e con l'Associazione Filatelica Perusia Collector, resterà aperta per tutti i giorni della manifestazione, con visite guidate per le scuole e l'assegnazione di un golosissimo premio al miglior disegno sul tema “Filatelia e Cioccolato”. Ma per chi vuole aggiungere alla propria collezione di francobolli un pezzo unico, Passione Prioritaria offrirà anche l'annullo del decennale di Eurochocolate nei due fine settimana.
I Convegni di Eurochocolate
“Cioccolato o Cioccolata? Maschio o Femmina?” 18 ottobre, Rocca Pralina
Fra i tradizionali convegni e momenti di approfondimento assolutamente da segnalare il Seminario di Studi che inaugurerà la kermesse dal titolo: “Cioccolato o Cioccolata? Maschio o Femmina?”. Storici del Costume, linguisti, antropologi ed altri numerosi esperti, tra i quali la scrittrice Sveva Casati Modignani, autrice del romanzo di recente pubblicazione “Vaniglia e Cioccolato”, dal quale sarà tratto un film con l'attrice Maria Grazia Cucinotta, cercheranno di dare risposta a questi ed altri interrogativi, legati non solo alla natura del cioccolato, ma anche ai suoi effetti sull'umore e sulla salute. Nel corso del Seminario sarà presentata anche la Tesi del Prof. De Ferreiro che sostiene come il cibo degli dei nasca maschio e diventi femmina e per questa ragione possa essere considerato “alimento trans-sessuale” ma, di sicuro, non “trans-genico”...
Il marchio Ciqlatè sbarca a Perugia! (18-26 ottobre) Centro Storico di Perugia
Abbigliamento ufficiale della festa del cioccolato, il nuovo marchio Ciqlatè, ispirato al cioccolato (l'origine del nome “Ciqlatè” deriva da un'antica parola dialettale piemontese che significa “cioccolataio”) entusiasmerà i visitatori di Eurochocolate con la sua linea 2003 di capi, dal nome invitante di “Fondente”, ricca di novità, dal packaging ai colori intensi che non permetteranno a chi la indossa di passare inosservato. Durante tutti i giorni della manifestazione gli abiti firmati Ciqlatè saranno commercializzati corredati delle curiose confezioni anch'esse ispirate a quelle delle tradizionali preparazioni al cioccolato di pasticceria. “Ciqlatè, ovvero vestirsi di cioccolato”, 23 ottobre ore 16.00 - Università degli Studi di Perugia Realizzato in collaborazione con i Corsi di laurea interfacoltà in Scienze della Comunicazione il seminario affronterà l'originalissima Case History di Ciqlatè, in particolare gli aspetti di marketing e comunicazione del lancio di un nuovo marchio e vedrà la partecipazione di autorevoli professori ed esperti. L'evento sarà preceduto (20-23 ottobre) da un interessantissimo workshop sulla comunicazione del marchio Ciqlatè che coinvolgerà gli studenti della Facoltà di Scienze della Comunicazione guidandoli nella realizzazione di una campagna pubblicitaria.
A
PISA DAL 9 AL 12 OTTOBRE L’ANTEPRIMA DI EUROCHOCOLATE
Prima
di Perugia si svolgerà a Pisa dal 9 al 12 ottobre l’Anteprima
di EUROCHOCOLATE 2003.
Per
informazioni:
info@eurochocolate.anteprimapisa.it,
oppure www.eurochocolate.anteprimapisa.it
UN
DIBATTITO
Riteniamo
interessante pubblicare la posizione estremamente critica di
Altrocioccolato sulla iniziativa di Perugia. Sui temi sollevati,
Informacibo apre una pubblica discussione.
Altrocioccolato
2003
Dal
16 al 26 Ottobre
1.
Il cioccolato e la sua storia.
2.
Stato del commercio mondiale agricolo.
3.
La violazione del codice sui sostitutivi del latte in polvere.
4.
Il comune di Perugia e la sponsorizzazione degli eventi commerciali.
5.
La nostra manifestazione. Dove, come, quando, e con chi.
6.
La sovranità alimentare.
7.
Il commercio equo, il boicottaggio, il ciclo corto di produzione per
un
consumo critico.
8.
Il rapporto con i lavoratori delle multinazionali: verso un nuovo
modello
di
sviluppo.
9.
Dopo la manifestazione, diamo continuità alle nostre idee.
Capitolo
1
Il
cioccolato e la sua storia.
Secondo
i botanici l’albero del cacao cresceva spontaneo già 4000
anni prima di Cristo, nei bacini dell’Orinoco e del Rio delle
Amazzoni. I primi a coltivarlo furono probabilmente i Maya, seguiti
dai Toltechi e dagli Aztechi, popolazioni che si insediarono a
partire dal XVII sec. a.C.
Nell’America
Centrale. In particolare è a Quetzalcoatl, dio fondatore della
stirpe precolombiana, che gli Aztechi fecero risalire l‘origine
del cacao, ritenuto dono divino che alleviava la fatica e rallegrava
il riposo. Oltre a essere l'ingrediente di una bevanda che solo le
classi privilegiate potevano bere, chiamata xocoatl, nella società
azteca il cacao fungeva da moneta di scambio. Ciò spiega il
suo primo nome latino, “Amygdalae Pecuniariae”, letteralmente
“mandorla di denaro”, sostituito in seguito dal botanico svedese
Linneo
con “Theobroma Cacao”, ovvero “cibo degli dei”, evidenziando
in questo modo gli aspetti divini e culinari della pianta. Fu
Cristoforo Colombo il primo a prendere contatto con la pianta e i
frutti del cacao, ma non ci prestò molta attenzione. Nel 1528
il “conquistador” Ferdinando Cortez, sorpreso dall'infaticabilità
degli indigeni e riconducendola alla loro alimentazione, fece
arrivare in Spagna i primi sacchi di cacao, suscitando forte
interesse nei botanici per quell'esotica pianta. La bevanda ottenuta
con i semi di cacao, tuttavia, raggiunse il
successo
in Europa soltanto quando a qualcuno venne l’idea di addolcirla con
lo zucchero e aromatizzarla con anice, cannella e vaniglia. Sembra
essere stato un fiorentino, Francesco Carletti, il primo ad importare
in Europa i frutti della pianta del cacao, spezzando così il
monopolio spagnolo.
Ma
furono gli Olandesi, abilissimi navigatori, a conquistare nel XVII
secolo il controllo del mercato mondiale. Intanto, mentre le
piantagioni di cacao si estendevano in Brasile e Martinica, in
alcune città europee si affermava la lavorazione del
cioccolato. Già nel 1606 in Italia si produceva cioccolato, a
Firenze e a Venezia; alla fine del XVII secolo a Torino, dove il
cacao giunse per merito di Emanuele Filiberto di Savoia, generale
degli eserciti spagnoli, se ne producevano 750 libbre (circa 250 kg)
al giorno, che venivano esportate anche in Austria, Svizzera,
Germania e Francia. L’Ottocento fu il secolo dell’affermazione
del cioccolato solido e delle invenzioni che costituirono una vera e
propria svolta nella lavorazione del cacao. All’inizio del XX
secolo prende consistenza la vera e propria industrializzazione dei
processi produttivi, mentre si amplia la geografia delle piantagioni
di cacao - Costa d'Avorio, Camerun, Africa dell'est e Malesia. Il
cioccolato, tuttavia, è ancora considerato un prodotto di
élite, con un mercato ristretto, un piacere per pochi.
L’elevato costo delle materie prime e l?alta imposizione fiscale
non consentono, infatti, ai produttori di abbassare i prezzi di
vendita. Perché il cioccolato diventi un bene di largo consumo
nell?occidente, occorre aspettare gli anni Sessanta, gli anni del
boom economico. Oggi la produzione del cioccolato è
maggiormente nelle mani di poche multinazionali come la Nestlé,
Mars, Kraft (Phillip Morris), Lindt, Ferrero che fanno grandi affari
con la commercializzazione del cioccolato. Pochi sanno, invece, che
il mercato del cacao, ingrediente principale del cioccolato e fonte
di sostentamento per milioni di persone, sta vivendo una lunga crisi
che sta mettendo a rischio intere economie nel Terzo Mondo. Negli
ultimi 30 anni, il mercato è stato interessato da un processo
di concentrazione che ha riguardato tutte le fasi produttive. Se è
vero però che i tre maggiori Paesi produttori (Costa d'Avorio,
Ghana e Camerun) esportano il 60% del cacao mondiale e che, almeno in
teoria, le loro organizzazioni di commercializzazione potrebbero
condizionare gli scambi, questo però non avviene poiché
il mercato è costantemente in surplus di offerta e quindi il
maggior potere contrattuale è nelle mani dei compratori (le
multinazionali) che determinano l'andamento (verso il basso) dei
prezzi, condizionando le economie degli Stati che
Vivono
sulla monocultura del cacao. La produzione di cacao ha
progressivamente devastata le zone rurali dei paesi produttori,
trasformando una ricca e variegata agricoltura, capace di fornire
cibo in abbondanza alla popolazione locale, in monocoltura, inutile
all’alimentazione delle popolazioni locali, fonte di ricchezza solo
per i grandi latifondisti ed gli investitori occidentali
(speculatori). Vogliamo però soprattutto puntare l?attenzione
su una particolare forma di piantagione: quella sviluppata su
vastissime estensioni volute in origine dalle potenze coloniali nei
loro possedimenti e lavorate con il lavoro degli indigeni, come ad
esempio le immense distese di cacao ivoriane (come di cotone
nigeriane, quelle indonesiane di caucciù, quelle cubane di
canna da zucchero e quelle senegalesi di arachidi). La potenza
coloniale che le
aveva
impiantate (la Francia) veniva in possesso di beni, ma i contadini
indigeni non avevano interesse a coltivare i prodotti della
“madrepatria”, che aveva loro sottratto le terre migliori.
Oggi,
in quasi tutti gli Stati che furono colonie, l’attività
agricola presenta due facce: c’è un’agricoltura di
sussistenza praticata su piccoli appezzamenti (minifondi) per la
produzione di alimentari per l’autoconsumo familiare ed è
presente anche la monocultura, destinata alla produzione di una sola
coltura che viene quasi totalmente esportata, senza portare reali
benefici alle popolazioni locali ed utile solo ad arricchire le già
ingenti patrimoni dei intermediari del cacao e delle multinazionali
del cioccolato.
Capitolo
2.
Stato
del commercio mondiale agricolo.
Diouf
(Fao): "Al giorno d'oggi si produce nel mondo una quantità
di cibo sufficiente a sfamare tutti gli uomini, le donne e i bambini
della terra.
Se
tutte le risorse alimentari del mondo potessero essere distribuite
equamente tra la popolazione, ogni essere umano disporrebbe di un
apporto nutritivo giornaliero di 2 760 calorie, più che
sufficiente per condurre una vita sana e produttiva...... Ad oggi
esistono nel mondo 800 mln di persone senza cibo, 24 mila morti per
fame al giorno, 18mila dei quali sono bambini sotto i 5 anni”.
Tale
affermazione ci fa comprendere come il problema della fame del mondo
non è la produzione di alimenti, ma le regole del loro
commercio. Le politiche di commercio internazionale dei prodotti
agricoli, sono imposte dall’Organizzazione Mondiale del Commercio
(WTO), nell?ambito degli accordi agricoli dell’AoA (Agreement on
Agricolture) ai quali aderiscono la maggior parte dei paesi in via di
sviluppo (PVS). Il WTO nasce nel 1994 alla conclusione dell’Uruguay
Round. Prima di allora il commercio internazionale era regolato dal
GATT (General Agreement on Trade and Tariff) il quale non si occupò
mai di agricoltura.
Quindi
la nascita del WTO sancì anche il battesimo degli accordi
globali sul commercio dei prodotti agricoli. Il cibo da bene, diviene
merce.
Gli
accordi all’interno dell?AoA si muovono su tre capitoli:
-
Accesso
al mercato;
-
Sussidi
interni;
-
Sussidi
all’export.
Tali
accordi prevedevano:
1)
la conversione di tutte le barriere tariffarie in equivalenti dazi
doganali e quindi ridurli del 36% in sei anni. (del 24% in 10 anni
per i PVS);
2)
la riduzione dei sostegni al settore agricolo del 20%. (per i PVS
del 13%);
3)
la riduzione del volume dei sussidi all?esportazione del 21%.
Da
una prima lettura di questi dati si può prevedere che i PVS
avrebbero dovuto usufruire di facilitazioni non indifferenti. In
seguito ad un’analisi più accurata, si può affermare
che non è stato così. In primo luogo bisogna
evidenziare che le grandi potenze economiche (USA, UE, Canada) hanno
politiche agricole economicamente molto rilevanti, sia per quel che
riguarda i sussidi interni e quelli all?export, sia per quanto
riguarda la protezione non indifferente dei propri mercati. I PVS
sono caratterizzati da tutt’altro contesto. Questi paesi, infatti,
non hanno nessuna politica di sostegno alla propria produzione
agricola, in quanto firmatari dei piani di aggiustamento strutturali,
(SAPs) prescritti dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e
finanziati dalla Banca Mondiale (BM), che hanno precluso ogni
possibilità di sussidio per il settore agricolo e
l’immissione di qualsiasi barriera tariffaria. Per quando riguarda
i sussidi all’export, scadiamo nel tragicomico: nessun PVS, tranne
il Sud Africa, incentivava le esportazioni poiché queste
venivano tassate! In secondo luogo, USA e UE, non contente di un
accordo che favoriva solo gli interessi loro e delle Multinazionali
del settore, fecero approvare dal WTO, due “scatole” denominate
Green Box e Blue Box. Tutte le misure inserite nelle scatole non sono
mai state sottoposte alle riduzioni previste dall?accordo del WTO, in
quanto non considerate causa di distorsione per il commercio. Nella
Green Box vennero fatte rientrare sia la Politica Agricola
Comunitaria (PAC), sia la Farm Bill, la legge Finanziaria
sull’agricoltura approvata lo scorso anno dall’amministrazione
americana, che prevede, nei prossimi anni, l’elargizione di
sovvenzioni pari a 180 miliardi di dollari.
I
PVS non hanno niente da inserire nelle “scatole”. Esiste poi la
piaga della Tariff escalation, fenomeno per il quale un dazio
doganale cresce al crescere del processo produttivo subito dal
prodotto. In questo modo, per esempio, le tariffe applicate al cacao
in polvere o al cioccolato sono di gran lunga superiori a quelle
applicate alle fave di cacao, impedendo così lo sviluppo di
un?industria di trasformazione nei paesi del sud del mondo. L’ultima
riunione del WTO si è conclusa pochi giorni fa a Cancun.
Fallimento, è la parola più semplice per spiegare
l’esito delvertice. I PVS hanno puntato i piedi proprio sui temi
riguardanti l’agricoltura.
Le
loro richieste sono quelle strillate dal Lee Kyoung Hae, il contadino
suicidatosi dentro la zona rossa: Fuori l’agricoltura dal WTO,
Sovranità alimentare per tutti !
Capitolo
3.
La
violazione del codice sui sostitutivi del latte in polvere.
Il
codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del
latte materno è stato adottato nel 1981 dall'assemblea
mondiale della Sanità dopo attente consultazioni tra O.M.S.
ed Unicef. Il codice proibisce la promulgazione diretta o indiretta
di qualsiasi sostituto di latte materno e dei prodotti necessari alla
sua somministrazione.
Come
tutti i paesi della UE anche l'italia ha sottoscritto il codice.
Da
tempo numerose multinazionali tra cui la Nestlè viola
impunemente il codice OMS/UNICEF. Tali violazioni sono
particolarmente gravi nei paesi poveri dove con aggressive politiche
di marketing, le donne, sono indotte ad abbandonare l'allattamento al
seno in favore del latte artificiale.
I
paesi ricchi non fanno eccezione: in Italia è frequente la
fornitura gratuita di latte in polvere nei reparti ospedalieri .
Nonostante che, le palesi inflazioni del codice siano state più
e più volte evidenziati, non v'è mai stata alcuna
inchiesta sistematica. Come afferma l'Organizzazione Mondiale della
Sanità un milione e mezzo di morti infantili potrebbero ogni
anno essere evitate nei paesi a basso reddito se TUTTI I BAMBINI
POTESSERO ESSERE ALLATTATI AL SENO.
Per
questo noi abbiamo chiesto a tutti i comuni, come clausola per
aderire ad Altrocioccolato di far approvare un ordine del giorno che
impegni il comune a:
a)
non accettare per attività culturali, sportive ed educative,
nonché per l'esecuzione di lavori pubblici nell'ambito del
territorio comunale, la sponsorizzazione e la pubblicità di
compagnie produttrici di latte in polvere, di alimenti per
l'infanzia, e di altri prodotti (come biberon e tettarelle coperti
dal Codice Internazionale).
b)
che il Ministero della Sanità promuova attivamente
l'allattamento al seno e dia la massima pubblicizzazione al Codice
Internazionale, in modo da permettere ai cittadini e consumatori di
verificarne il rispetto da parte delle compagnie produttrici dì
alimenti per l'infanzia;
c)
un intervento diretto del Governo Italiano presso l'organizzazione
Mondiale della Sanità affinché nomini un comitato dì
controllo del comportamento delle compagnie produttrici di alimenti
per l'infanzia, indipendente dalle stesse e con l'obbligo dì
riferire annualmente all'Assemblea Mondiale della Sanità;
Se
anche il comune di Perugia si impegnasse in questa rotta la
manifestazione Eurochocolate, e le Multinazionali al suo
seguito,dovrebbero andarsi a trovare un’altra città dove
vendere il loro cioccolato dal retrogusto di morte e sfruttamento.
Capitolo
4
Il
comune di Perugia e la sponsorizzazione degli eventi commerciali.
Sebbene
gli organizzatori di Eurochocolat tentano disperatamente di far
passare la loro kermesse per una manifestazione culturale, i
cittadini di Perugia sanno benissimo di che cosa si tratta realmente:
una vera occupazione della loro città. Centinaia di migliaia
di persone, ignare delle scomode verità dietro la produzione
del cioccolato (devastante monocultura, sfruttamento
del
lavoro, persino minorile, speculazione, concentrazione del potere di
determinare prezzi del cacao e via dicendo), fanno da comparse alla
celebrazione del consumismo più sfrenato. Mentre nei paesi
produttori del cacao la gente muore di fame, Eurochocolat invita gli
italiani di mettersi in moto (intasando strade ed inquinando
l'ambiente) per "strafogarsi" di un cibo di lusso, pagando
salatamente ciò che si può comprare a meno in un
negozio qualsiasi.
Uno
spettacolo ignobile che causa molti disaggi ai residenti e a chi deve
frequentare la città in quei giorni.
Eurochocolat
poi, consuma le vitali (e scarse) risorse ad enti locali, che non
solo sponsorizzano direttamente l'evento, ma debbono altresì
provvedere all’aumentante vigilanza, alla rimozione di tonnellate
di rifiuti e alla concessione di spazi sottratti alla cittadinanza
per far svolgere delle manifestazioni prive di reale significato
culturale. Inoltre, anche se il pressing internazionale del
boicottaggi della Nestlé ha fatto sì che persino quelli
di Eurochocolat tendono a volere escludere l'ingombrante presenza
della multinazionale svizzera, la kermesse poggia effettivamente sui
finanziamenti di questa ed altre multinazionali (alcuni dei quali con
cacao e il cioccolato non centrano assolutamente niente). E la
Nestlé, si sa, con la sua politica di vendita aggressiva di
latte in polvere causa la morte di milioni di neonati nel sud del
mondo.
Noi
diciamo "no" a questo scempio e chiediamo i cittadini di
prendere coscienza di questa realtà. Chiediamo i nostri
amministratori di fare altrettanto e di agire di conseguenza, negando
Eurochocolat di ogni partecipazione pubblica diretta o indiretta
Capitolo
5.
La
nostra manifestazione.
Dove,
come, quando, e con chi.
Siamo
un gruppo di organizzazioni della società civile Umbra,
associazioni, partiti, gruppi informali, operatori del commercio equo
e solidale, singoli.
Molte
e molti di noi sono stati a Genova e hanno marciato da Perugia ad
Assisi nel 2001, abbiamo attraversato Firenze nel 2002. Abbiamo
colorato le piazze e le strade dell’Umbria agli scioperi generali e
nelle manifestazioni contro la guerra. Abbiamo dato vita nell’ottobre
del 2002, a Perugia, ad “Equochocolate, l’altro modo di fare
festa al cacao”, perché crediamo che la Kermesse
consumistico “commerciale che da dieci anni si tiene a Perugia
faccia male a questa città ed ai suoi abitanti e dà
un’immagine del cacao assolutamente falsa e distorta e,
soprattutto, nasconde la violenza, la sofferenza, la privazione di
diritti e di sovranità per coloro che lavorano nella filiera
produttiva del cioccolato: dai coltivatori dei paesi produttori del
sud del mondo fino ai lavoratori delle grandi multinazionali come la
Nestlè, la Ferrero etc. .
Per
questo motivo, anche questo anno, abbiano deciso di incrociare di
nuovo le nostre strade per dare vita ad “Altrocioccolato”, dal 16
al 26 ottobre 2003.
Una
grande manifestazione che si svolgerà in contemporanea ed in
aperta polemica e contrapposizione con Eurochocolate, si propone di
offrire “un’altro modo per festeggiare il cacao”, alla quale
abbiamo dovuto dare un nome diverso da quello da noi usato lo scorso
anno perché l’organizzazione della festa del cacao tanto
cara alle multinazionali ha pensato bene di registrare il marchio
Equochocolate per tentare di ostacolare la nostra determinazione.
Non
ci sono riusciti!
Questo
anno vogliamo fare di più e di meglio: faremo uscire la nostra
manifestazione dai confini della città di Perugia. Mercatini
equosolidali, dibattiti, concerti, performance teatrali e musicali,
azioni di protesta e di sensibilizzazione, saranno i contenuti con
cui riempiremo le piazze dei comuni dell’Umbria che sceglieranno di
ospitare Altrociocolato in alternativa ad Eurochoccolate. Ai sindaci
ed alle amministrazioni locali che sceglieranno di ospitare la nostra
manifestazione chiediamo di chiudere le porte della propria città
o paese ad Eurochocolate. Li invitiamo, insomma a dare un forte
segnale, una chiara presa di posizione dalla parte dei diritti
e
della libertà contro l’arroganza e lo strapotere delle
multinazionali, così come ha già fatto il Comune di
Roma che ha negato le piazze della capitale a Nestlè, Nike e
Coca Cola.
Un
segnale forte anche all’amministrazione comunale di Perugia che per
il decimo anno consecutivo regala un bel pò di soldi e
l’intera città, in particolare il suo centro storico, agli
organizzatori di Eurochocolate, ignorando l?enorme disagio che tale
mega-manifestazione provoca a chi in questa città vive e
lavora. E facendo finta di non ricordare che in ogni barretta di
cioccolato, prodotta dalle grandi multinazionali del nord del mondo,
si nasconde una lunga storia di sfruttamento dei lavoratori (dalle
piantagioni fino alle fabbriche del nord da cui esce il prodotto
finito), dell’ambiente e di privazione di sovranità.
Non
siamo un comitato chiuso, un gruppetto, un’avanguardia coraggiosa,
lanciamo la nostra proposta e la nostra sfida a tutte/i coloro che
sentono di voler stare dalla parte del diritto, della giustizia
sociale, della solidarietà concreta, della lotta allo
sfruttamento ed alla precarietà.
Siamo
pronti a confrontarci con tutti senza pregiudiziali, ma anche senza
sconti, per nessuno.
Capitolo
6.
La
sovranità alimentare.
L'agricoltura
e l'alimentazione sono fondamentali per tutti i popoli, sia in
termini di produzione e disponibilità di quantità
sufficienti di alimenti nutrienti e sicuri, sia in quanto pilastri
di comunità, culture e ambienti rurali e urbani salubri.
Tutti
questi diritti vengono erosi dalle politiche economiche neoliberiste
che con crescente enfasi spingono le grandi potenze economiche come
gli Stati Uniti e l'Unione Europea, attraverso istituzioni
multilaterali come l'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), il
Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale .
Invece
di garantire l'alimentazione per tutta la gente del mondo, questi
organismi presiedono un sistema che moltiplica la fame e diverse
forme di denutrizione, con l'esclusione di milioni di persone
dall'accesso a beni e risorse produttive come la terra, l'acqua, le
sementi e le tecnologie.
Occorrono
cambiamenti urgenti e profondi a questo regime mondiale.
La
sovranità alimentare è un diritto fondamentale dei
popoli.
Per
garantire l'indipendenza e la sovranità alimentare di tutti i
popoli del mondo, è essenziale che gli alimenti siano prodotti
mediante sistemi di produzione diversificati, su base contadina. La
sovranità alimentare è il diritto di ogni popolo a
definire le sue politiche agrarie in materia di
alimentazione,
proteggere e regolare la produzione agraria nazionale e il mercato
locale al fine di ottenere risultati di sviluppo sostenibile, e
decidere in che misura vogliono essere autosufficienti senza
rovesciare le loro eccedenze in paesi terzi con la pratica del
dumping. La sovranità alimentare non nega il commercio
(internazionale), piuttosto difende l'opzione di formulare quelle
politiche e pratiche commerciali che servano ai diritti della
popolazione per una produzione (alimentare) nutriente, sana ed
ecologicamente sostenibile.
Per
conseguire e preservare la sovranità alimentare dei popoli e
garantirela sicurezza alimentare, i governi dovranno adottare
politiche che diano impulso a una produzione sostenibile , basata
sulla produzione familiare contadina, al posto di un modello
industriale, dagli alti consumi e orientato all'esportazione.
Tutto
ciò implica adottare le seguenti misure:
Politiche
di mercato.
Garantire
prezzi remunerativi per tutti gli agricoltori;
Proteggere
i mercati nazionali dai prodotti importati a basso prezzo;
Regolare
la produzione nel mercato interno al fine di evitare l'accumulo di
eccedenze;
Abolire
ogni appoggio diretto e indiretto alle esportazioni;
Eliminare
progressivamente quei sussidi alla produzione nazionale che
promuovano sistemi agricoli insostenibili e modelli equi di possesso
della terra e in cambio, dare appoggio a pratiche agricole
sostenibili e a programmi di riforme agrarie.
Ambiente,
qualità e sicurezza degli alimenti;
Controllare
adeguatamente la proliferazione di epidemie e malattie, garantendo
nello stesso tempo la sicurezza e la non nocività degli
alimenti;
Fissare
criteri di qualità degli alimenti adeguati alle preferenze e
necessità della gente;
Stabilire
meccanismi nazionali di controllo di qualità degli alimenti,
in modo che seguano giuste regole ambientali, sociali, sanitarie di
alta qualità.
Accesso
a risorse produttive
Riconoscere
e far valere i diritti giuridici e le consuetudini delle comunità
per quanto concerne le decisioni riguardo l'uso delle risorse locali
e tradizionali, anche quando non abbiano ancora goduto di quei
privilegi giuridici precedentemente;
Garantire
l'accesso equo alla terra, alle sementi, all'acqua, al credito e
altre risorse produttive;
Proibire
ogni forma di sperimentazione su esseri viventi e la appropriazione
di conoscenze associate all'agricoltura (la salute) e
all'alimentazione mediante l'utilizzo della proprietà
intellettuale;
Proteggere
i diritti degli agricoltori, dei popoli indigeni e le comunità
locali circa le risorse fitogenetiche e la conoscenza associata,
incluso il diritto degli agricoltori a scambiarsi e riprodurre
sementi.
Produzione
- Consumo
Sviluppare
economie alimentari locali basandosi nella produzione locale e
stabilendo punti di vendita locali.
Organismi
Geneticamente Modificati
Proibire
la produzione e commercializzazione di sementi, alimenti e prodotti
geneticamente modificati, così come qualunque prodotto affine.
Trasparenza
dell'informazione e leggi anti monopolio
Garantire
l'etichettatura chiara e precisa degli alimenti per il consumo umano
e animale, basata nel diritto dei consumatori e agricoltori di
conoscere l'origine e i contenuti di quei prodotti;
Fissare
norme obbligatorie per tutte le imprese, che garantiscano la
trasparenza, responsabilità pubblica e rispetto dei diritti
umani e le norme ambientali nelle sue operazioni;
Dettare
leggi antimonopolstiche per evitare la formazione di monopoli
industriali nei settori agricolo e alimentare.
La
sovranità alimentare al di sopra delle regole del commercio.
Non
si deve concedere priorità al commercio internazionale al di
sopra deifini sociali, ambientali, di sviluppo o culturali. Bisogna
dare priorità alla produzione di sussistenza e culturalmente
appropriata di alimenti sani, nutritivi, di buona qualità e a
prezzi ragionevoli, per il mercato interno e mercati subregionali e
regionali. La liberalizzazione del commercio, che lascia nelle mani
delle forze del mercato (le poderose imprese transnazionali) le
decisioni riguardo a ciò e a come si producono e si
commercializzano gli alimenti, non può dare compimento a
queste importanti mete sociali.
Capitolo
7.
Il
commercio equo e solidale per un consumo critico.
La
festa del cioccolato promossa dalle associazioni che aderiscono a
Altrocioccolato vuole dimostrare che è possibile riunirsi
gioiosamente attorno al cacao senza però fare dell’evento
un momento esclusivamente consumistico, ma anzi un?occasione di
approfondimento e di dialogo tra produttori, consumatori, cittadini.
Come
consumatori intendiamo promuovere un diverso tipo di consumo, un
consumo sobrio, che ripristini il rapporto originario tra uomo e
prodotto, un rapporto basato sul rispetto del bene in quanto
necessario alla soddisfazione dei bisogni, e non in quanto merce da
divorare indiscriminatamente. Il consumo equo solidale vuole creare
un mondo che rispetti e tuteli i produttori, creando con loro un
rapporto diretto evitando così inutili intermediazioni
speculative.
La
manifestazione Eurochocolate, oltre a stravolgere la tranquillità
della città, invasa per tutta la sua durata da migliaia di
persone, presenta al grande pubblico un modello di società
votata solo ed esclusivamente al consumo, che non tiene conto della
storia del prodotto, del valore che questo ha, delle possibilità
che il commercio può offrire. Il cioccolato esposto in bella
mostra sugli stand di Eurochocolate è prodotto dalle
multinazionali, a cui poco importa dei processi produttivi, della
qualità del prodotto, delle condizioni di vita dei produttori.
L’unico motore che spinge avanti il tutto è per loro il
guadagno, e per raggiungerlo tutto è lecito, anche calpestare
i diritti dei produttori e sfruttare la loro manodopera.
Il
commercio equo solidale propone un modello commerciale che rispetti i
lavoratori di tutta la filiera produttiva, e che sulla base delle
loro esigenze promuova progetti di sviluppo sostenibile. Le garanzie
economiche permettono ai gruppi di produttori di poter progettare il
proprio futuro, e cercano di colmare il divario tra nord e sud del
mondo.
La
produzione di cacao quo solidale consente di destinare parte dei
terreni coltivabili ad altre colture, indispensabili per il
sostentamento quotidiano, proteggendo in tal modo le popolazioni
indigene dai rischi della monocoltura, fortemente soggetta ai
capricci del mercato di riferimento con frequenti casi di drastiche
cadute dei prezzi, nonché foriera di impoverimento spesso
irreversibile dei terreni. Il prezzo pagato ai produttori del sud del
mondo per il loro lavoro valorizza i costi reali di produzione, viene
stabilito in accordo con il produttore, tiene in considerazione il
principio della parità di retribuzione a parità di
lavoro svolto per uomini e donne, è un prezzo stabile, non
soggetto agli sbalzi del mercato regolato dalle Borse e dalla
speculazione finanziaria, è un prezzo superiore o uguale a i
prezzi stabiliti dagli organismi internazionali di commercio.
Il
commercio equo solidale si basa sulla trasparenza, che garantisce una
completa informazione per il consumatore su tutta la filiera
produttiva.
Grazie
ai progetti che coinvolgono intere comunità di produttori, un
altro modo di produrre cacao è possibile.
Grazie
alle botteghe del mondo che vendono questi prodotti, un altro modo di
acquistare cacao è possibile.
Grazie
al commercio equo solidale, un altro mondo è possibile.
Capitolo
8.
Il
rapporto con i lavoratori delle multinazionali: verso un nuovo
modello di sviluppo.
Quale
rapporto con i lavoratori del nord del mondo assunti presso le
multinazionali o le imprese che non conducono comportamenti etici?
Questo
è da sempre uno degli interrogativi che si pone chi pratica
campagne di denuncia e di boicottaggio nei confronti di quelle
imprese che si rendono protagoniste di violazioni dei diritti dei
propri dipendenti o della salute delle persone a cui vendono i loro
prodotti, o ancora dell’ambiente in cui viviamo.
Vi
è molto spesso una reciproca diffidenza: da una parte i
promotori delle ampagne che temono di non essere compresi, dall’ltra,
i lavoratori che temono per il mantenimento del loro posto di lavoro.
Questa
diffidenza va superata.
Non
si tratta di un conflitto in cui gli uni devono sentirsi contro gli
altri, ma di un occasione nella quale si misurano insieme nuovi
capitoli dell’emancipazione dei lavoratori e dei consumatori del
nord e del sud del mondo. Insieme.
Questo
obiettivo, però, non è possibile perseguirlo senza
contaminarsi, senza comprendersi ed elaborare una proposta politica
seria su cui costruire tale avanzamento.
In
Umbria sono presenti sul territorio numerose multinazionali e
migliaia di lavoratori sono impiegati presso di esse.
Può
nascere dal nostro territorio, dalle energie che la società
civile, la politica e le organizzazioni dei lavoratori sapranno
mettere in campo, la possibilità di costruire nuovi esempi di
eticità.
A
noi pare che sia giunto il momento di impostare sia la pratica
sindacale che quella politica verso la ricerca di condizioni di
qualità dello sviluppo e di rispetto dei diritti delle persone
che in ogni parte del mondo con esso sono collegate, coniugandole con
il nome e la storia del nostro
territorio.
Il
binomio territorio-sviluppo sostenibile riteniamo possa essere un
esempio valido per rilanciare anche le attività produttive
della nostra Regione e così i livelli occupazionali sfruttando
appieno quelle caratteristiche di civiltà, di eticità e
qualità che ciò che viene prodotto in Umbria
nell’immaginario collettivo rappresenta.
Per
fare questo riteniamo che si possa insistere su più versanti
che coinvolgano i lavoratori, la società civile, le
istituzioni e le imprese.
Restando
fermi nel denunciare le violazioni di chi intende lo sviluppo come
solo una gara ad accaparrasi denaro e mercato non occupandosi
dell’uomo-lavoratore-consumatore e dell’ambiente, riteniamo
proporre all’interno delle nostre iniziative una discussione sui
codici di
Condotta
etici per le multinazionali e le imprese, e l’adozione da parte
delle amministrazioni locali di misure adatte a regolarne la presenza
produttiva e la compatibilità con il nostro territorio, in un
confronto che veda protagonisti i lavoratori e la società
civile nel rilancio di un modello di sviluppo veramente alternativo.
Capitolo
9.
Dopo
la manifestazione, diamo continuità alle nostre idee.
La
fine di Altrocioccolato, questa volta, non sarà la fine della
nostra collaborazione. Facciamo nostre le osservazioni critiche che
ci sono giunte da alcuni amici e non ripeteremo l’errore di
spegnere i riflettori da questi temi a noi cari per magari
riaccenderli solo il prossimo anno.
Continueremo
a tenere alta l’attenzione, ad appuntare le nostre critiche ed a
formulare le nostre proposte alternative ad un modello di sviluppo
non condividiamo, che genera immense ricchezze per pochi ed enormi
povertà per gli altri; un sistema di sviluppo che, anche nel
Primo Mondo, genera povertà, diseguaglianze, precarietà,
sfruttamento.
Continueremo
ad incontrarci ed a confrontarci per cercare strade comuni di
iniziativa e di proposta, di protesta e di lotta pacifica e
nonviolenta, nel rispetto delle reciproche diversità,
inclinazioni e specificità.
Perché
insieme un altro mondo è possibile.
Perché
insieme un altro mondo è in costruzione.
Per
informazioni: altrocioccolato@libero.it
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