Mauro Coruzzi, in arte Platinette, canta e racconta la sua vita nello spettacolo “Tutto su di me”. Nel suo futuro il ritiro dalle scene e l'annuncio “di ritornare a vivere nel centro storico di Parma”
di Donato Troiano
Oltre due mesi fa, il 2 aprile scorso, Platinette (il vero nome è Mauro Coruzzi) ci ha ricevuto, per una breve chiacchierata, nel camerino del teatro Smeraldo di Milano al termine dell'ultima rappresentazione "Tutto su di me".
“Tutto su di me” è uno spettacolo concerto, dove Platinette racconta la sua storia di “bambina” difficile (“Patatina” mi chiamavano da piccola, esclama durante la pièce teatrale) negli anni '60, adolescente inquieta negli anni `70, donna (“opsss!”) matura negli '80 e '90, e nell'approssimarsi di una temuta terza età all'insegna del nuovo millennio: uno show in tre nouance di rosa (dal fucsia, al rosa maiale, al rosa antico) per dipingere un autoritratto della travestita più “formosa” d'Italia.
Lo spettacolo viene dopo che l'anno scorso è uscito il suo libro autobiografico, “TUTTO DI ME - RIFLESSIONI” per le edizioni Sonzogno.
Il ritiro dalle scene.
E' stato lui stesso a dare, qualche settimana fa, la notizia a “La Repubblica.it”: "con questa esibizione chiudo la mia carriera di lacche e travestimenti", ha detto Platinette. "Mi sono stancato del personaggio e dopo dieci anni di presenze televisive credo anche che bisogna avere pietà del pubblico senza continuare a rompere le scatole". Lo ha confermato durante l'intervista.
Ma è difficile crederci: non è la prima volta che Platinette annuncia il ritiro dalle scene e dal suo alter ego femminile ma, se questo annuncio è di poca credibilità, le risposte alle altre nostre domande ci sono sembrate sincere.
Il ritorno definitivamente a Parma.
L'incontro con Platinette avviene proprio mentre i giornali danno la notizia che è stato trovato morto il corpicino di Tommaso, il bambino rapito da una banda di balordi in provincia di Parma.
Non è collegato a questo episodio ma Plartinette ha deciso di tornare a vivere a Parma, proprio in centro storico, lasciando anche l'attuale abitazione, di fronte al carcere di via Burla.
“Torno definitivamente a Parma. -ci dice Platinette, che dal vivo è molto diversa e molto più simpatica del suo personaggio televisivo- Non ho mai voluto prendere la residenza qui a Milano e in tutti questi anni ho capito che avevano ragione i pendolari che incontravo: la provincia è tutto, in città ci si inaridisce”.
Il ritorno a Parma “con la voglia di nebbia” e “rivalutando la retorica della provincia” sembra essere davvero nei programmi di Platinette.
Anche perché, ama visceralmente Parma, Platinette. Ama la “petite capitale” di Maria Luigia.
Parma come “città in amore”, anche se un suo figlio è stato appena ucciso e brutalizzato dal crimine umano. Vale il riferimento di Italo Calvino: “Una città può passare attraverso catastrofi e medioevi, vedere stirpi diverse succedersi nelle sue case, ma deve, al momento giusto, sotto forme diverse, ritrovare i suoi dèi”.
Perché ami tanto questa tua città?, è stata la nostra domanda.
“Per la diffusione del benessere e non solo quello edonistico”, risponde Mauro Coruzzi. “Per le tensioni sociali attenuate, per la valanga di librerie e teatri che ci sono. E poi -aggiunge- perché ha la fortuna di essere la città di Barilla, un'azienda dove anche i lavoratori si sentono privilegiati. Ricordo Pietro, un industriale illuminato, la sua meravigliosa signora e i figli Barilla”.
“Una famiglia di imprenditori che investe nell'arte è solo da ammirare” conclude così Platinette.
Quale primo piatto, piace a Platinette?: “Non c'è una specialità che prediligo, mi innamoro solo degli affettati, e in modo paritario, mi piacciono i salumi di Felino ed i prosciutti di Langhirano.
Dove vai a mangiare a Milano e a Parma?.
“A Milano mi sveglio alle 5 e così la sera non esco, preferisco i ristoranti etnici, in particolare quelli indiani. A Parma, per mangiare bene vado da Ivan nella bassa parmense e se proprio mi voglio strafognare di ogni ben di Dio non c'è altra scelta che andare da Aldo, nell'Oltretorrente parmense”.
Nello spettacolo non si parla certamente di cibo. Da citare due scene perfette: nell'ultima sullo sfondo c'è l'amica Nilla Pizza e poco prima un memorabile duetto Moira Orfei/Platnette.
Gli ricordiamo infine un amico comune scomparso prematuramente, lo scrittore Giuseppe Pontremoli, e un articolo, “I problemi odierni del folck”, firmato Mauro Coruzzi e scritto nel lontano 1976 su “Appunti Emiliani di nuova sinistra”.
Allora, ricorda, “ero studente all'Università di Bologna ed appassionato di musica”. In quegli anni certamente non avrebbe mai immaginato di raccontare, in pieno 2006 e in pubblico, la storia, che abbiamo appena visto rappresentata sul palco dello Smeraldo, di donna dalle molte facce e con la parrucca supercotonata biondo platino.
Sono passati tanti anni da quel lontano '76....
Per finire segnaliamo che insieme a Platinette, nello spettacolo, c'erano, tra gli altri, Rossella Lucà, una delle protagoniste di Amici ingiustamente eliminata dal telefoto, Aida Cooper, anima femminile del blues e una solida e brava orchestra, guidata da Sandro Cerino. Meritati gli applausi a scena aperta.
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