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Appuntamento
a Firenze con il grande Brunello di
Montalcino
di Claudio Rinaldi
L’appuntamento era con Sua Signoria
il Brunello di Montalcino. Vino di lungo invecchiamento per
eccellenza e dunque perfettamente adatto a una intrigante “prova
sul campo”. Dieci anni a confronto: l’89 e il ’99, vale a dire
un’annata discreta, non memorabile – ma che prometteva di essere
interessante assai, a quindici anni dalla vendemmia – e l’ultima
uscita sul mercato, lo scorso gennaio, decisamente ottima, definita
“da manuale vitivinicolo”. Due annate che racchiudono un decennio
straordinario nella storia del Brunello, che proprio negli anni
Novanta, da grande vino che era, è diventato un mito,
conosciuto e apprezzato nei cinque continenti. Qualche dato per
capire il “fenomeno Brunello”: nel 1975 furono imbottigliate
800mila bottiglie da 25 aziende; vent’anni dopo, nel ’95, le
bottiglie erano tre milioni e mezzo, le aziende produttrici 120.
Oggi
i numeri sono ulteriormente cresciuti: i produttori sono 220 (190 dei
quali iscritti al Consorzio del vino Brunello di Montalcino), le
bottiglie si aggirano intorno ai cinque milioni.
Teatro della degustazione – promossa
dal “Westin Excelsior” di Firenze e dall’Associazione enologi
toscani, in collaborazione con la delegazione fiorentina
dell’Associazione italiana sommelier – la splendida Sala degli
Affreschi del Westin Excelsior, nel cuore di Firenze. Gran
cerimoniere, il pluripremiato sommelier Massimo Castellani.
Protagonisti, i Brunelli di sei delle maggiori cantine: Castello
Banfi, Fattoria dei Barbi, Caparzo, Castel Giocondo Frescobaldi, Col
d’Orcia e Tenimenti Ruffino Groppone Mazzi.
“Attore”
co-protagonista, lo chef del ristorante Il Cestello, Giuseppe Dalla
Rosa, che ha preparato sei (ottimi) piatti per accompagnare la
degustazione. Al salamino fresco di cinghiale, al carpaccio di manzo
chianino con sedano rapa e allo stoccafisso in umido sono stati
abbinati i sei Brunelli del ’99 (due per portata); assaggi a base
di formaggio per i Brunelli dell’89: caciocavallo con mostarda di
pomodori verdi, pecorino di fossa con ceci all’olio e tomino
grigliato con marmellata di cipolle rosse.
Non c’è stato un vincitore, e
non ci sono stati vinti: non era nello spirito della serata. Il vero
vincitore è stato il Brunello – su questo, tutti d’accordo
– che ha dimostrato il suo grande carattere. A colpi di naso –
con il profumo intenso e persistente, ampio ed etereo – e di bocca:
tutto nerbo, eleganza e persistenza.
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