""Cucina futuristica""

Fantasie

 

Viviamo in una civiltà che ingurgita, consuma, inghiotte. Il mettersi ai fornelli spesso e volentieri fa disperare, ma dà anche un sottile piacere perché, quando si riesce a superare una difficoltà, è lecito cantare vittoria. La “Cucina futuristicadi Marinetti e Fillia diventa un titolo intrigante ed incuriosisce. Si tratta di un libro introvabile da decenni, di nuovo disponibile grazie alla casa editrice Viennepierre, in una bella edizione curata da Pietro Frassica. Il futurismo è stato un movimento che ha puntato ad addentrarsi in tutti gli ambiti della cultura tradizionale, fino ad arrivare alla gastronomia ed all'alimentazione. Con garbo birichino ho voluto scoprire cosa si nasconde dietro queste parole. Senza raccogliere improbabili esempi e situazioni, è interessante notare che il cibo viene considerato come un fatto culturale ed i piatti preparati dagli chef come opere d'arte: insomma una cucina artistica che coinvolge gusto, olfatto, vista. E' una idea che nasce e cresce fino a diventare un sapore tale da regalare al palato una emozione.

 

Ho letto da qualche parte che: “ospitare qualcuno significa farsi carico della suo benessere per tutto il tempo che passa sotto il nostro tetto”. L'idea birichina è stata: “”Può essere compito del ristoratore, sensibilizzare i propri ospiti ad opzioni gastronomiche che mettano in risalto il loro temperamento?””

Le nostre preferenze alimentari rivelano gli aspetti della nostra identità. La percezione del gusto e il rapportarsi al cibo mette in mostra stili alimentari e comportamenti dipendenti in gran parte da abitudini etniche, ma si può anche osservare che, davanti ad un particolare piatto, l'atteggiamento individuale muta invariabilmente. C'è chi preferisce mangiare di corsa, perché mangiare è una perdita di tempo; chi si isola, si gode lo scorrere dei minuti, perché mangiare è un incontro con se stessi.

La fantasia, la sensibilità e la professionalità dello chef può essere quella di creare un piatto esclusivo, proprio e solamente per noi. Sottile alchimia che valorizza tutti gli ingredienti trasformando, anche il piatto più semplice, in un piatto raffinato.

 

Sola, al tavolo, ho voluto guardarmi attorno osservando gli altri commensali. Giusta o sbagliata che sia mi sono fatta qualche idea: il tipo perfezionista preferisce menù equilibrati, vivacizzati da un modesto pizzico di novità, mentre l'ottimista dall'autostima contagiosa, corrispondono cibi dal gusto delicato, cibi rassicuranti. L' artista, nella sua sensibilità trova sempre il modo di perdonarsi vizi e peccati. Sensibile all'impatto estetico, viene catturato, non tanto dal gusto, quanto da piatti ricercati. Il pensatore vive in un groviglio di idee ingestibile. Ha la necessità di trarre piacere da quello che gusta: piatti elaborati, ghiottonerie da cucina “colta”. L'appassionato tocca ogni cosa con raffinatezza e disincanto. Ama sapori strani, novità gastronomiche, mescolanze di sapori e gusti provenienti dalle diverse culture. Il leader è il più facile da individuare, lo si riconosce subito, trascinatore e motivato. Intraprendente, sguardo panoramico che coinvolge. Ama, da conoscitore, piatti importanti all'altezza del suo ruolo.

 

Sotto questo aspetto è evidente che non è il cliente che seleziona un piatto all'interno di un menù, ma è il menù che si prodiga per progettare e costruirsi intorno al cliente.

Da qui si apre un vasto orizzonte. Perché, in base all'umore della giornata non trasformarsi di volta in volta in tutte queste “identità” e scoprire......il piatto del momento?

“””Tutte le feste cominciano e finiscono in mangiate. Prima che s'accomodino le teste, vogliono le pance essere rimpinzate”””

 

 

 

 

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