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“FOLIAGE”, quando l'autunno si incendia
Il Lago Maggiore
Da metà ottobre in avanti è uno spettacolo camminare nei boschi e nei parchi della nostra bella Italia. Le chiome degli alberi si tingono d'oro, arancio, rosso, gradazioni simili e dissimili che riempiono gli occhi di stupore e bellezza: questo fenomeno naturale è chiamato foliage e ci regala sentimenti fatti di stupore, e di grande attrazione. Le betulle sfavillano di oro, gli aceri e il larice si incendiano di rosso e di arancio.
Si intravedono ampi prati dal verde abbagliante incorniciati da boschi di conifere sempreverdi che si alternano ad alberi con foglia caduca, vivaci nelle loro sfumature, che spargono nell'aria profumi intensi. Le dolci colline si tingono di colori meravigliosi e le foglie di vite prima di cadere, si impreziosiscono di tonalità cangianti. Invogliano a degustare vini prestigiosi che vanno da rossi intensi a bianchi deliziosi, quale l'Arneis. Scenari di grande forza e maestosità. Sono colori che richiamano l'ambra, lo zenzero, la ruggine, intensità rosate o rosso fuoco. Gli alberi, oltre ad essere un patrimonio, sono la testimonianza muta della storia.
Per godere tutto questo ci regaliamo un breve soggiorno sul Lago Maggiore.

D'autunno il cielo terso del lago crea uno sfondo intenso. La varietà botanica dei boschi, composta da olmi montani, abeti, querce e tigli si rispecchiano nella profondità delle acque giocando con la loro trasparenza.
E' un tour di turismo d'élite e di gastronomia sopraffina, un itinerario che corre da Stresa a Pallanza, da Meina a Arona verso Santa Caterina del Sasso. Il lago è sempre stato un crocevia delle linee di traffico provenienti dall'Europa. A Sesto Calende, reperti archeologici risalenti al IX secolo a.C., testimoniano che l'uomo si stabilì sulle sue sponde molto presto, anche grazie al clima mite e dolce. Infatti sulle rive lacustri la natura ed i colori mediterranei si mescolano con una flora prealpina.
Durante la Belle Epoque sono sorte, accanto a villaggi di pescatori, ville neoclassiche per le vacanze di principi e granduchesse, scrittori e poeti, la maggior parte delle quali ora sono state trasformate in lussuosi alberghi. L'antica Strixia (Stresa), ricca di storia, è la perla indiscussa del Lago Maggiore. Dal valico del Sempione, dopo aver sbaragliato gli eserciti austriaco e piemontese, Napoleone arrivò fin qui, accompagnato da “madame”, la prima moglie Giuseppina Beauharnais, e si fermò, ospite dei Borromeo, all'Isola Bella.
Nel 1938 a Stresa venne fondato l'Istituto Alberghiero “Erminio Maggia” comunemente noto come la “Scuola di Stresa”. Per una sosta gastronomica non c'è che l'imbarazzo della scelta fra validi, competenti e attrezzati ristoranti, di buona cucina, per gustare una insalata ai filetti di coniglio con noci, pinoli, uvetta e melograno, condita con aceto di lamponi, una lombatina di agnello in crosta, uova di quaglia ai quattro caviali..
Davanti a Stresa un incantevole tris di isole: l'Isola Bella è la più scenografica. Il conte Carlo III Borromeo qui fece costruire per se e per Isabella d'Adda, sua sposa, un grandioso palazzo contornato da un giardino all'italiana, distribuito su terrazze disposte a gradinate, disseminato da statue e fontane dove il profumo dei cedri si confonde con quello delle magnolie e delle camelie.
Nei ristoranti si possono gustare le raffinate specialità locali, la terrina tiepida di lago (trota, coregone e salmerino cotti al vapore), la vellutata di pesce e gamberi di fiume, il lavarello alla salsa di basilico per finire con una delicata bavarese alla menta con cioccolato fondente.
Menù meno sofisticati, ma non meno gustosi sono proposte sull'Isola Madre e sull'Isola dei Pescatori: alborelle in carpione, frittura di lago all'isolana, risotto con filetto di pesce persico, trota salmonata isolana in court bouillon con timo fresco oppure il lavarello al cartoccio; ottimo anche il “roustin negà” (un arrosto di vitello “annegato” in cottura nel vino).
A Pallanza, sulla terra ferma, ci aspetta Villa Taranto, venti ettari di superficie su un promontorio che si insinua nel lago, il giardino tropicale più grande d'Europa. E' un indescrivibile colpo d'occhio che cambia aspetto durante le stagioni: tenero coi fiori primaverili, lussureggiante alla fioritura delle azalee, ammaliante coi colori di fuoco autunnali, suggestivo in inverno coronato dalle cime innevate dei monti. Anche a Verbania la gola fa da padrona: perché non gustare i ravioli al tartufo bianco, il manzo del certosino con tagliolini, il bue di Carrù stufato con funghi? Non dimentichiamo la tarte tatin e il parfait al caffè.
Traghettiamo sull'altra sponda. Le due rive del Verbano appartengono rispettivamente al Piemonte, la “sponda grassa” più lussuosa, ed alla Lombardia la “sponda magra” più selvaggia e solitaria. Ammantata di leggenda ecco Santa Caterina del Sasso, situata tra Cellina e Reno. Dal lago appare incastonata nella parete a strapiombo del Sasso Ballaro. La storia del santuario risale al XIII secolo: si dice che un ricco mercante scampato per intercessione della Santa ad un naufragio, si ritirò in penitenza in una grotta scavata nella montagna a strapiombo sul lago. Col tempo la grotta divenne una piccola chiesa, poi un convento, quindi si arricchì di un'altra chiesa con annesso un chiostro.
Passando da Arona, una leccornia è indubbiamente l'insalatina folle con astice e, in autunno - da non perdere - una “proposta” di porcini (al forno, fritti e trifolati), torta al sottobosco e bavarese di castagne.
Una gita sul Lago Maggiore è un'esperienza coinvolgente ed emozionale, non solo per quanto di bello può regolare ai nostri occhi, ma anche per la qualità del cibo, la competenza della preparazione, la presentazione dei piatti e l'ambiente nel quale si viene accolti. Un saper distinguere fra “mangiare per nutrirsi” e “mangiare come evento culturale e sociale ricco di valori”.
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