Fragranza di fragole

 

Se si va per boschi a primavera inoltrata lo sguardo è calamitato dal rosso delle fragoline selvatiche che fanno capolino fra la verzura, deliziandoci con il loro intenso profumo. Perché non chinarsi a raccoglierle? Non solo rallegrano la vista, sono pure graditissime al palato. Le fragoline spontanee (fragaria vesca) crescono dappertutto ed a tutte le altitudini, nelle radure dei boschi, lungo i muretti, amano luoghi semiombrosi ai bordi dei prati e dei ruscelli. Necessitano del giusto equilibrio fra umidità e sole e maturano fino ad autunno inoltrato, perché hanno più di una fioritura. Sono ricche di vitamine: da sempre sono un frutto amato da tutti, a qualcuno, purtroppo, può causare allergie. I contadini le chiamano “magiostre”.

Anche le fragole, così timide e riservate, hanno avuto il loro posto nella storia: se ne cibavano persino i popoli primitivi. Nelle favole mitologiche e negli antichi trattati di botanica, sono sempre state molto elogiate. Hanno trovato menzione anche nella Bibbia e sono considerate il frutto prediletto da San Giovanni Battista.

 

Erano già coltivate dagli antichi Romani ed erano abbondantemente presenti nei loro luculliani banchetti. Ancora prima avevano deliziato i Faraoni: in Egitto se ne sono trovati i resti in alcune tombe del terzo millennio a.C). Ovviamente si trattava di fragole ben lontane dalla tipologia attuale.

Nel rigore del Medioevo erano considerate il frutto della tentazione. Il Re Sole era ghiotto di questi frutti e negli orti reali era riservato grande spazio alla loro coltivazione. D'abitudine, a corte, gli uomini le gustavano col vino, le donne con la panna.

 

Le fragole di grosso taglio (fragaria virginiana e chiloensis), sono state importate da oltre oceano secoli fa. Incroci con le nostrane hanno dato vita alla profumatissima qualità attuale (la fragaria moschata). Ormai le fragole vengono coltivate in particolari serre raso terra ricoperte da teloni di plastica. In questo modo sono protette dal formarsi di muffe ed, essendo leggermente alzate dal terreno, non si sporcano e sono igieniche.

 

In inglese “fragola” si traduce “strawberry “. Deriva dal fatto che nel 1700 i giardinieri inglesi la coltivavano su lettiere di paglia (straw) e questo frutto era considerato una bacca (berry).

 

La fragola si deteriora facilmente. Solo nel 1800, con l'avvento della ferrovia, fu possibile commercializzarla trasportando celermente il frutto dalle zone di produzione ai mercati delle città. A metà dello scorso secolo i contadini della Valle Padana riuscirono, dopo tentativi di vari incroci, a produrre una fragola molto resistente, la “Gorella” ed a trasportarla sui mercati di tutta Europa. La nostra fetta di mercato nel continente è ancora di tutto rispetto, grazie principalmente alle coltivazioni di Sicilia, Campania e Calabria, che producono anche in bassa stagione. La varietà “Candonga” mantiene molto bene il mercato, in quanto è dolce, molto profumata, di un bel colore rosso e dalla polpa soda. Da maggio in avanti a queste coltivazioni si aggiungono quelle di Romagna e Veneto e in estate quelle del Piemonte e delle Valli Trentine. Il prodotto non è particolarmente diversificato, ma di alta qualità. Hanno nomi poetici e romantici: oltre alla diffusissima Camarosa, troviamo le qualità Chandler, Elsanta, Marmolada, Miranda, Miss Pajaro, Tethis, Tudla,. Il frutto è corposo, decisamente più profumato rispetto a quelle importate dall'Egitto e dal Marocco o, per via aerea, dall'Australia e dalla California.

Se fresca, la fragola è odorosa e presenta una polpa soda; più la fragola è minuta, più è dolce.

E' il frutto più usato in pasticceria: le tentatrici ornano budini, meringate e sfogliate e sono insostituibili sulle crostate e sulle torte farcite alla panna.

 

La zona appenninica è ricca di terreni dove si coltivano le fragole. Nella bella stagione, davanti alle cascine, ci sono spesso bancarelle per la vendita diretta. Occhieggiano dai canestri lucide e brillanti, ornate da tenere foglione. . E' preferibile una pezzatura media, in quanto le grosse perdono di sapidità. Dal Piemonte, andando verso la riviera, è sicuramente piacevole una sosta alla Cascina Folletto a Bettole di Tortona (AL) (0143 417224 - aandreina@tiscali.it ). Si è accolti in un bel giardino e si possono acquistare, oltre alle fragole, deliziose confetture, esposte accanto a tradizionali conserve di frutti locali e mostarde piemontesi.

 

Ottime, in Sicilia, le fragole e fragoline di Maletto, alle falde dell'Etna che hanno dato vita alla fragolicoltura catanese. Sempre in Sicilia le fragole di Ribera e Sciacca dal profumo intenso e le fragoline di Marsala. In Lazio si distinguono le fragoline di Nemi (Castelli Romani), che provengono direttamente dalle piantine spontanee dei boschi. Nel secondo fine settimana di giugno a Nemi si tiene la sagra delle fragole. Durante la manifestazione una enorme coppa, colma di fragole, innaffiate con vino fragolino, viene festosamente offerta ai visitatori (www.sagrafragole.it).

 

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Ricetta da gustare in un assolato pomeriggio estivo:

 

Anguria con sorpresa:

Asportare la calotta superiore di una grossa anguria. Togliere la polpa fin quasi alla buccia in modo che l'anguria si presenti come una ciotola vuota.

Riempirla di fragole e innaffiarla con lo spumante fragolino. Rimettere la calotta all'anguria e porre in frigorifero per almeno due ore.

Tagliare a quadratini la polpa dell'anguria, togliendo quanti più semi possibile. Presentarli ben freddi su un piatto di portata. Al momento di servire, guarnire il tutto con un gelato di vaniglia.

 

 

 

 

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