Milano - Città in movimento

 

Milano, la città dalle cento facce. Una città che lavora, produce, di impronta europea, crocevia di relazioni economiche, culturalmente viva e stimolante, ma anche molto tradizionale. I milanesi autentici sono rimasti in pochi e quelli “adottati” (cioè i milanes ariòs) si sono amalgamati alla città, hanno assorbito l'orgoglio del lavoro, la gioia di produrre, un solido pensiero civico ed anche l'antica paternalistica bonarietà.

Milano dà e ha dato asilo a tutti: operai, impiegati, industriali, casate illustri, artisti, poeti, scrittori, banchieri, mercanti, religiosi, atelier di alta moda dove la milanesissima “Biki” ha fatto storia. Nei tempi più bui la città ha sempre avuto la volontà di ricominciare e rimettersi in piedi, ostinata nel costruire il suo futuro. Lavoro, riunioni, lavoro, ma anche incontrarsi per un aperitivo, per una cena etnica o tradizionale, per una visita ad una imperdibile mostra oppure ad uno dei suoi molteplici musei.

 

Una città dalle cento facce, da vivere nelle varie diversità dei suoi quartieri. Il quartiere latino ovvero Brera, da sempre è punto di incontro per parlare e discutere d'arte e letteratura; pullula di bar, ristorantini e ritrovi alla moda alcuni con piano bar. Ospita l'Accademia di Belle Arti e l'omonima Pinacoteca. Il locale simbolo del quartiere è il Jamaica (tel.02 876723), inaugurato nel 1921 - allora si chiamava Giamaica - frequentato da pittori come Lucio Fontana e Piero Manzone che a malapena riuscivano a mettere insieme il pasto con la cena. Ora ai pochi artisti rimasti, si aggregano impiegati e studenti; il quartiere si avvia a perdere la sua identità per divenire uno “status” ambito e piuttosto costoso.

 

Corso Como, da borgo artigianale, è diventata la “movida” di Milano, isola pedonale concentrata in ottocento metri di strada che da quartiere popolare si è, lodevolmente o meno, trasformata in una calamita per nottambuli. Guardando il casello di Porta Garibaldi svoltando a sinistra, in viale Montegrappa 9 ci imbattiamo nel Cafè Malafemmena (tel. 02 62694753), la prima champagneria aperta in città; è un piccolo, ma lussuoso locale dove trascorrere un happy hour, sorseggiare una coppa di Dom Perignon accompagnata da stuzzichini ricercati. Svoltando a destra, in viale Pasubio 10 troviamo l' Antica Trattoria della Pesa (tel. 02 6555741), uno dei più vecchi ristoranti di città dove si possono gustare gli autentici piatti milanesi. A due passi in via Solferino 42, la ultra centenaria Enoteca Cotti (tel. 02 29001096) dove, dagli eleganti scaffali liberty, fanno bella mostra più di mille etichette .

 

Non ci si pensa mai, ma Milano ha quattro fiumi: Lambro, Olona, Seveso e Piccolo Seveso: non se li ricorda più nessuno in quanto sono stati ricoperti da decenni, ma ogni tanto si fanno vivi quando, dopo un solenne temporale, straripano dai tombini. Questi fiumiciattoli erano, come i Navigli, vere e propri corsi d'acqua usate per il trasporto di merci. Su queste acque è scivolato il marmo per la costruzione del Duomo (dedicato a Maria Nascente) che arrivava da Candoglia sul lago Maggiore; da qui, con un ingegnoso sistema di chiuse inventato da Leonardo, tramite il Ticino, l'Adda e il Po si raggiungeva l'Adriatico. L'acqua di Mediolanum era, ripeto era, così buona e pulita che chi la inquinava veniva condannato all'esilio.

 

Dal 1982 il Comune di Milano con l'Associazione Naviglio Grande gestisce le iniziative della zona dei Navigli fra cui il ripristino estivo della navigazione ( tel. 02 67020288).

Per chi vuol mangiare buon pesce, si dice il più fresco d'Italia, il posto adatto è il ristorante Al Porto situato nel casello della vecchia Dogana, vicino alla darsena, in piazza generale Cantore (tel.02.8321481). Dalla darsena partono i navigli. Lungo il Naviglio Grande ci sono botteghe e studi di pittori che si sono trasferiti qui da Brera. L'ultima domenica del mese, agosto escluso, si riempie di bancarelle di antiquariato. L'atmosfera è tipica: fra le modernità, capita di incontrare ciabattini, impagliatori o tappezzieri, insomma vecchi lavori artigianali. Negli anni '50, le sponde dei navigli erano rese vivaci dalle chiacchiere delle lavandaie che, in ginocchio, sbattendo i panni sui lavatoi di sasso, li lavavano direttamente nei navigli. Allora le osterie vendevano vino, pane, bologna o salame, ora i locali si sono moltiplicati ed hanno cambiato decisamente tipo di ristorazione. La zona è Porta Cicca, il nome meneghino di Porta Ticinese, un lascito dell'occupazione spagnola: la porta “chica”, ovvero la più piccola. I navigli vivono di ristorantini ed allegria, rumorosi di gioventù, famiglie e stranieri. All'angolo con il Vicolo dei Lavandai, in Alzaia Naviglio Grande, ecco lo storico El Brellin (nome dialettale dell'asse per lavare) - tel. 02 02 58101351 - dove la cucina è milanese, ma offre anche brunch e happy hour. In Ripa Ticinese 55, vicino al ponte sul naviglio, troviamo una tipica osteria che ha una storia lunga almeno cento anni: il Pont de Ferr (tel. 02 58111513). Lungo il Naviglio Pavese si vivono costantemente serate seducenti e festose: vi si trovano locali che spaziano dal ristorante elegante alla birreria scalcinata, locali che propongono musica e vinerie con piccola cucina. Una imperdibile sosta al bar-ristorante Le Scimmie, sullo storico barcone verde, per un dessert sofisticato: panna cotta allo zafferano e piramide alla menta. Alla Pizzeria Noi2 le pizze, oltre ad essere acrobatiche, sono gustose e ben guarnite

 

Se la serata vuol essere etnica, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Atmosfera indiana al Bhangrabar in corso Sempione 1 (tel.02 34934469); cucina nipponica all'Arco di Porta Romana al Feng Shui (tel. 02 55199565); una fish-house in stile newyorkese a La Lisca in via Friuli 7 (tel. 02

55196530) e tanti, tanti altri.

 

.....e se proprio uno vuole spendere, Milano in galleria ha pure un hotel a sette stelle, il Town House Galleria. E' il massimo dello chic, il telefono è 02 89058297. Un salto al rinnovato Ristorante Savini (tel. 0272003433), che esiste da memoria d'uomo, per gustare pranzi impeccabili in eleganti sale riservate o cose sfiziose comodamente seduti nello spazio in galleria godendosi il festoso passeggìo.

 

Ora Milano si è rimessa al galoppo: obbiettivo Expo 2015.

 

 

 

 

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