Elogio alla pizza, piatto bilanciato, sano e saporito

 

Un felice connubio quello della Campania con suoi abitanti, una terra fertilissima e un mare tra i più pescosi dove tutto si mette in tavola con fantasia e dove si fa della povertà una scienza. La cucina di questa regione ha applicato la regola vincente della “fame che sprona l'ingegno” ed ha trasformato i suoi prodotti in un monumento della tavola mondiale.

Cronologicamente, la prima pizza napoletana fu la “mastunicola” (1660) con strutto e basilico (ora poco frequente), seguita dalla “marinara” (1800) a base di pomodoro, aglio, origano e olio, per arrivare alla “margherita” e proseguire in grande inventiva fra innumerevoli appetitose varianti.

 

Le antiche civiltà, dall'Egitto alla Grecia ed a Roma, hanno conosciuto forme di impasti simili a focacce e schiacciate cotte in forno che richiamano alla mente questo prodotto. Ma è dopo il diciottesimo secolo che la pizza si afferma, proprio a Napoli, come piatto preferito dai napoletani. All'inizio la pizza, croccante e calda, veniva venduta per i vicoli della città dal garzone di bottega che, tenendo in equilibrio sul capo la stufa, portava il prodotto al domicilio degli acquirenti dopo averli avvertiti del suo arrivo con folcloristici richiami. Nel 1772 Ferdinando di Borbone, re di Napoli, incuriosito da tanto successo, volle assaggiare le diverse qualità di pizze che tanto piacevano al suo popolo e se ne entusiasmò, così da indurre la nobiltà napoletana a frequentare con entusiasmo la pizzeria di Antonio Testa detto n'Tuono, alla Salita S.Teresa. Nel 1820 nelle trattorie napoletane nacque la “ristorazione con un solo piatto”: la pizza.

stemma della famiglia BrandiL' ”Antica Pizzeria Brandi” - Salita di S.Anna di Palazzo - che ha continuato la tradizione della pizzeria “Pietro e basta così” fondata nel 1780, conserva ancora, ben in vista, un documento del giugno 1889 col quale Camillo Galli, capo dei servizi di tavola della Real Casa, ringraziava ed elogiava le qualità di pizza, tra cui la celeberrima pomodoro e mozzarella, confezionate per Sua Maestà la Regina Margherita. Da allora la pizza pomodoro e mozzarella, con l'aggiunta di una foglia di patriottico basilico, prese il nome di “Pizza Margherita”. Questo fatto sancì l'indistruttibile legame fra la pizza e Napoli, città regina del Mediterraneo.

 

La pizzeria in genere è un ampio locale con ben in vista uno sfavillante forno a legna; un bancone di marmo dove viene dato forma alla pizza, uno scaffale dove sono in bella mostra gli ingredienti occorrenti per le varie qualità di pizze, tavoli e sedie rustiche per la consumazione.

 

Dal punto di vista nutrizionale, la pizza è un piatto completo e bilanciato, grazie ad un buon apporto energetico dovuto ai carboidrati contenuti dalla sfoglia sottile e ben cotta, così da renderla più digeribile e ad una farcitura adeguata, che riesce a coprire le necessità alimentari del nostro organismo. Il tutto con un tocco di fantasia, spaziando dalla Napoletana alla Margherita, al Prosciutto, ai Funghi, alle Verdure, arricchite da un filo d'olio extravergine crudo. Un piatto d'insalata e un buon bicchiere di vino rosso sono sufficienti per il nostro equilibrio alimentare.

Ora anche chi ha un'intolleranza al glutine, grazie al marchio DS-Dietary Specials, può gustare la sua pizza senza problemi ( www.ds4you.com ).

 

La pizza rallegra i commensali, tanto che la casa “Fantini” di Montescudo organizza in alcuni ospedali della Romagna, per gli ospiti e i loro familiari, giornate di festa a base di pizza. A breve la pizza sarà proprio inserita nel menù degli stessi ospedali.

 

A Rimini, in occasione del Sigep 2006 è stato organizzato il Primo Meeting delle Associazioni Pizzaioli Europei, per discutere sull'istituzione, sotto il profilo giuridico, della qualifica professionale di pizzaiolo, argomento tanto caro agli interessati.

 

 

A Salsomaggiore annualmente si svolge il Campionato Mondiale della Pizza dove si incontrano i pizzaioli che diverranno campioni del mondo nelle varie specialità, fra cui la pizza in stile libero acrobatico, gara che rappresenta per tutta la categoria un importante momento di crescita professionale.

 

Fabio Cannavaro, capitano degli azzurri che ha condotto l'Italia alla conquista del campionato del mondo, in questo momento è indubbiamente il calciatore più popolare. Al di fuori del mondo del pallone, Cannavaro ha interessi in molti campi, fra i quali due ristoranti: uno a Napoli, sua città natale, battezzato “Il re di Napoli” e l'altro a Bologna il “Regina Margherita”. Ha pure interessenze nella catena “Rossopomodoro” che conta 28 locali in diverse città italiane, tutti a base dello stesso menù e con gli stessi arredi che richiamano alla tradizione partenopea con sfoggio di cotto, rame, ceramiche e legno. Ogni piatto proviene dalle ricette della tradizione napoletana, dai friarelli alle fritture, ai dolci, cucina semplice e casalinga, ma di alta qualità gastronomica.

Napoli non poteva mancare di “sfornare” la pizza del mondiale. Ci hanno pensato i pizzaioli de “Il Calamaro” che, a tempo di record hanno composto la “pizza mondiale” sulla quale troneggia la Coppa del Mondo, rappresentata dal mais color oro, adagiata su un letto di asparagi, mozzarella e pommarola a rappresentare i colori italiani.

 

La pizza “made in USA” è affare di miliardi e viene proposta al trancio in tre formati: small, medium e large. Oltre oceano, la specialità ha perso la tradizione ed è stata adattata al gusto degli americani, ovvero farcita di carne, la “pizza steak”. Poi c'è la “pizza breakfast” ovvero una pizza croccante e fumante con farcitura di bacon e uova, che viene servita di primo mattino, così energetica da far meglio sopportare una giornata stressante .... e portare all'obesità. Negli USA la pizza è gestita da veri e propri colossi come Sbarro, Pizza Hut, Dominos's e Pronto Pizza, che insieme possono contare su più di ventimila locali.

Timidamente, con sede a Los Angeles, è nata l'Associazione Verace Pizza Napoletana con l'obiettivo di divulgare l'antica ricetta partenopea. Il primo socio di detta associazione è stata l' “Antica Pizzeria” di Peppe Miele”, sempre in Los Angeles. Attualmente l'associazione vanta molteplici locali affiliati e si propone un grande impegno per un futuro sviluppo non solo negli States ma anche in Brasile e Argentina. L'Associazione organizza corsi professionali per pizzaioli e assegna certificazioni a ristoranti, proprio per meglio far conoscere e promuovere la verace pizza napoletana ( www.vera-pizzanapoletana.org ).

 

Anche la pizza da asporto si avvia a diventare un business. La grande comodità è che, con una semplice telefonata, all'ora indicata vengono consegnate pizze calde e fumanti, così da poter salvare una cena con ospiti imprevisti. Con le pizze possono essere consegnati stuzzichini, crocchette di patate e una varietà di piatti rustici. E' un servizio molto apprezzato, che permette soprattutto alle giovani coppie di trascorrere una piacevole serata con gli amici, ad una modica spesa.

 

Ormai la pizza non è solo Italia o Napoli: la sua diffusione è su scala mondiale. Ha conquistato l'Europa, l'America e si avvia a conquistare l'oriente.

 

 

 

 

[home page]

[mission]

[redazione]

[collabora]

[contattaci]

[link]

 

2004 ©opyright ::  INformaCIBO.it