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Sardegna - Saperi e Sapori
Da prima questa terra si chiamò Ichnusa (orma di piede) poi, in onore a Sardus, un eroe berbero venuto dall'Africa, Sardegna.
Il suo mare splendido è noto a tutti. Trasparente, dalle mille sfumature, invitante, sempre ventilato, è un richiamo perfetto. Ma, nascosta ai più vi è una Sardegna diversa, di personalità vivace, ricca di tradizioni, una terra tutta da scoprire. Una terra dove il rosmarino fiorisce tutto l'anno.
Ad Oristano è d'obbligo un salto alla “Sarda Delizie di Stefano Orrù” via Monteverdi 24 (tel. 347.1965359 - sardadelizie@tiscali.it ). Golosi mostaccioli cotti senza uova, latte e grassi, lievitati naturalmente. Amaretti croccanti all'esterno, morbidi dentro. Dolciumi di tradizione, tutti rigorosamente prodotti artigianalmente. Attira l'occhio anche la grande varietà di formaggi in bella vista: il Fiore Sardo DOP, il Pecorino Gioiosa, la Capricciotta, il Casumarzu. Fra i vini il prestigioso “Vernaccia di Oristano”, vincitore del premio Douja D'Or 2004”
Una breve escursione alla laguna di Mistras dove siamo rapiti dalla visione di migliaia di fenicotteri rosa. Si nutrono di minuscole conchiglie o di plancton solido che trovano frugando coi lunghi becchi nella fanghiglia lagunare, circondati dai cormorani che nuotano, si tuffano, pescano, si riposano. Oasi di pace.
Percorriamo i pochi chilometri che ci separano da Tharros, antica città di origine fenicia, di cui restano le rovine in bellissima posizione sul mare. Quando il mare è calmo, è ancora chiaramente visibile l'antichissimo porto, dove si ritiene siano avvenuti nel XII secolo a.C. i primi sbarchi del “popolo del mare”.
Ora ci spingiamo decisamente più a sud ed entriamo in un mondo nuovo, impensabile se paragonato alla costa, frivola, oggi ricca di ogni lusso. Come cambia il mondo! Nei primi decenni del secolo scorso, se si voleva destinare per testamento un ricordo alla “figlia femmina” di solito si pensava ad un terreno costiero. Era considerato povero, neanche le pecore vi potevano brucare, non intaccava il valore della quota interna, considerata la migliore, sempre destinata ai maschi.
In zona collinare sulla statale per Cagliari, troviamo San Gavino Monreale. E' il maggior centro di produzione di zafferano dell'isola, dove sono destinati a questa coltivazione ben 20 Ha, contro un totale di i 35. La coltivazione avviene rigorosamente con metodi tradizionali, che ne fanno un prodotto totalmente biologico. E'in corso il riconoscimento della DOP da parte dell'Unione Europea. Se consideriamo quanto sono minuscoli gli stimmi dai quali si ricava lo zafferano, possiamo ben capire perché sia considerato l' ”oro rosso di Sardegna”. Elio Corongiu ( tel. 348 795 1822) commercia bulbi e zafferano (corongiu@tiscali.it)
Una fermata d'obbligo è a “Il Noce”, a Musei, località Sa Cea (tel. 349 3926366). E' un agriturismo dove si possono trovare ghiotti prodotti conservati in alborelle contenenti cardi selvatici (gureu), cuori di carciofini (canciofa), pomodori secchi ripieni (tomatiga sicara), peperoncini piccanti (pivireddu), pesto rustico (basilico, pinoli, pecorino sardo e pomodorini secchi). Il tutto insaporito da prezioso olio extra vergine dei dintorni. I fichi secchi al mirto sono una leccornia. E' una zona molto fertile, con una fiorente agricoltura, disseminata da piccole aziende agricole, dove trovare alloggio e ristorazione. (per informazioni numero verde 800203541 oppure 800013153).
Nella gastronomia della regione, la carne regna sovrana. Il porcetto sardo, rigorosamente arrostito allo spiedo, aromatizzato alle erbe, richiede lunghi tempi di cottura che ne rendono unico il sapore. Altrettanto appetitosi sono l'agnello e il capretto. Una delle voci più importanti dell'economia locale, grazie al buon latte e alla salubrità dei pascoli, è il pecorino romano DOP prodotto in Sardegna, che si distingue da quello prodotto nel Lazio per una differente etichettatura. Lasciamoci tentare dalle sebadas, dolci fritti dove il salato è abbinato al miele. I malloreddus il cui sugo di pomodoro è arricchito dalla salsiccia, i ravioli in due versioni, con ripieno a base di fresca ricotta o di patate. Tradizionale piatto della provincia è la fregola, un particolare formato di pasta condito con le arselle ed i carciofini. Al termine di ogni pasto un ottimo protagonista: il liquore di mirto, dal gusto dolce e selvaggio.
La tradizione spagnola è ancora viva nella cultura del Sulcis. E' spagnolo il nome del capoluogo: Iglesias, le Chiese. Camminando fra le sue mura secolari si scoprono le tracce dell'evoluzione del cristianesimo. ( www.monumentiaperti.com ). Pur essendo una città mineraria, è uno scrigno di storia, immersa in una splendida natura collinare e marina.
La festa più importante e solenne di Iglesias è la “Festa di Sancta Maria di Mezo Gosto”, rappresentata, come vuole la tradizione bizantina, “dormiente” e distesa su un talamo di erbe profumate, adornato da monili offerti dai fedeli come ex voto. La cerimonia segue ancora le regole dettate dallo Statuto pisano dato alla città dal Conte Ugolino della Gherardesca. Presso il Seminario Diocesano è custodita la più antica campana della Sardegna che risale al 1222. Durante la funzione religiosa vengono esposti gli enormi candelieri che rappresentano gli otto quartieri della città. Sono alti quattro metri e vengono trasportati con l'ausilio di una ventina di persone. Il passato spagnolo si rivive anche nella processione della Settimana Santa, durante la quale sfilano sette quadri plastici a ricordo della Passione di Gesù.
La Valle di Antas a Fluminimaggiore mostra al visitatore i suoi tesori: il tempio punico romano dalle maestose colonne che si stagliano imponenti contro il cielo blu intenso, reperto unico in Sardegna; i resti del culto Cartaginese (500 a.C.) dedicato al Sid Addir Babai e un nucleo abitativo di epoca nuragica.
Sotto l'egida dell'Unesco, è stato costituito il primo Parco Geominerario, Storico ed Ambientale del mondo. La fatica del lavoro nelle miniere ha permeato la cultura sarda fin dagli albori della vita dell'uomo. Da esse l'uomo ha cavato granito, trachite, basalto per costruire le proprie case. Si tratta di una storia geologica lunga centinaia di milioni di anni che ha donato all'isola vasti filoni di minerali di piombo, zinco, ferro, rame ed argento. Lungo tutto il Sulcis si possono visitare resti dell'attività mineraria, testimonianza della vita dei minatori. Visitare Palazzo Bellavista ad Iglesias, Porto Flavia, la Palazzina direzionale di Montevecchio, le miniere di Carbonia e del Sarrabus Gerrei, lascia un ricordo vivo e profondo.
Le specialità del Sulcis, grazie alla pastorizia, sono le infinite qualità di formaggio fra le quali domina il pecorino sardo che, grazie ai differenti pascoli, cambia profumo e sapore. A questo si accompagnano formaggi dal sapore più delicato e ricercato, tutti da assaggiare. Prodotti lavorati artigianalmente, ecologici , ricchi di calcio. Un buon indirizzo può essere la Cooperativa Allevatori del Sulcis, Località Sirai - Carbonia (tel. 0781 698294 fax 698356).
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