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“Tea” per .....tutti - Rituali e Tradizioni
Durante i miei soggiorni a Londra, alle volte in dimore prestigiose adibite a luoghi di convegno, oppure per frequentare corsi per il miglioramento della lingua, il break pomeridiano era immancabile: veniva servito il “tea”. In Italia spesso il termine inglese viene erroneamente indicato come “the”, ma ricordiamoci che “the” è solo l'articolo inglese e non l'infuso.
Mi sono così incuriosita sulle qualità del prodotto e sulle sue caratteristiche. Il tè bianco è ottenuto raccogliendo solo i germogli della pianta che si lasciano appassire senza essiccare. Le foglie assumono un caratteristico colore argenteo e l'infuso è molto chiaro e delicato. Il tè bianco per eccellenza è lo Yin zhen , molto prezioso in quanto viene raccolto per due soli giorni l'anno. Nella provincia cinese di Fujian, col raccolto di primavera si produce un tè definito Pai mu tan (peonia bianca): è un tè pregiato, dolce e aromatico.
Il tè verde è una qualità di tè non fermentato ed è proprio per questo che le foglie conservano il loro colore verde smeraldo. Ha proprietà stimolanti, diuretiche e astringenti. Alcuni tipi di tè verde sono privi di teina. Il tè utilizzato nella cerimonia giapponese è di qualità Matcha. Il Ti kuan yin è prodotto nella provincia cinese di Fujian: ha un gusto aromatico ed è da bere senza zucchero.
Per chi ama i tè forti e ricchi di teina l'infuso più adatto è il tè nero. Molto apprezzato in Europa è l' Assam, proveniente dal Brahmaputra in India, al confine con la Cina, Birmania e Bangladesh. Il Ceylon Orange Pekoe proviene dalle alture dello Sri Lanka ed è il tè più utilizzato in Italia. Lo “champagne” del tè nero è il Darjeeling, prodotto alle pendici dell'Himalaya ed ha un gusto aromatico di moscatello. Il Keemun, dal profumo che ricorda le orchidee, proviene dalla Cina, da bere senza zucchero.
Aggiungendo alla bevanda scorze essiccate di limone, arancia, mandarino, l'aroma diventa più rotondo e dolce. Aromatizzato con frutti di bosco essiccati, assume un forte aroma fruttato, dolce, molto gradevole e assume un bel colore rosso rubino.
L'attuale metodo di preparazione del tè, in Cina, è denominato Kung-Fu (il medesimo nome delle arti marziali). Richiede abilità e maestria. La teiera, delle dimensioni di un'arancia, viene scaldata con acqua calda, si aggiunge il tè e dopo pochi secondi, viene gettata. Si riempie di nuovo la teiera: una breve rinnovata infusione con altro tè e, dopo una trentina di secondi, si può servire in piccole tazzine.
In Giappone si esegue la cerimonia del Cha-No-Yu che pone attenzione non solo al servire il tè, ma anche all'ambiente, ai fiori, ai movimenti del maestro e degli ospiti. Si utilizza tè verde e, prima di versarlo nelle tazze, si sbatte l'infuso per 30 secondi con un frullino di bambù.
La tradizione russa prevede di bere il tè con una zolletta di zucchero tra i denti. Sul samovar viene tenuta una teiera con un'infusione di tè ed acqua concentrata che viene diluita all'occorrenza con l'acqua del samovar.
La Gran Bretagna, in Europa, è la nazione dove la bevanda è più diffusa, ma anche negli altri paesi è di grande consumo. L'acqua per i tè verdi e bianchi non deve superare i 70°, mentre per il resto dei tè, attorno ai 90-95°. I tempi di infusione vanno dai 2-3 minuti per i tè neri ai 15 del tè bianco. Il latte valorizza i tè di Ceylon ed indiani, mentre il limone tende a snaturare il sapore. Il tè freddo è l'ideale per la stagione estiva. Un buon tè freddo è solo un tè caldo raffreddato: l'acqua fredda non permette una corretta infusione a scapito del gusto, dell'aroma e dei benefici del tè sull'organismo. Bere tè deteinato in bustina non serve: la teina è un alcaloide che a contatto con l'acqua fuoriesce e può essere quindi eliminata facilmente buttando la prima acqua di infusione ed aggiungendo nuova acqua.
Ho imparato tutte queste notizie frequentando un'erboristeria particolare: “Il Chiostro del Druido”. E' situata proprio in centro a Vercelli, in corso Libertà 64, in un antico, fascinoso vicolo con cortiletto interno (tel. 0161 503206). Come tutte le erboristerie vende moltissimi articoli e cosmetici d'uso quotidiano per le signore.
Luca, il proprietario è un ragazzo garbato, laureando in “Farmacia Tecniche Erboristiche”, competente e preparatissimo sull'argomento. Grazie alla sua professionalità, ho imparato a distinguere prodotti salutistici, integratori alimentari, tisane, infusi, decotti, essenze e profumi. Mi lascio consigliare e stregare dal suo dire e l'occhio corre sulle mille idee regalo. Oltre ai vari tipi di tè, è curioso scegliere fra sapori dimenticati e riscoperti, caramelle, mentine, pasticche curative e non, rigorosamente naturali.
Ho scoperto come leggere un libro o seguire un programma televisivo piluccando, ma senza ingrassare: assaporo “Mangia e bevi” (frutta disidratata al sapore tropicale, sottobosco o ciliegia) oppure scorze essiccate di limone, arancia, mandarino, che sono gradevoli al palato, si sciolgono in bocca, ma non contengono calorie. Il nostro dire illustra tradizioni, cerimonie e rituali, degustazioni varie. Luca ha anche curato una bella manifestazione proprio sul tè, gestita da Slow Food.
Fra un cliente e l'altro parliamo di spezie, di anice stellato, di cannella, di cardamomo (che si dice crescesse anche nei Giardini pensili di Babilonia) ed è una delle spezie più costose dalle proprietà eccitanti ed afrodisiache; viene usato anche nella preparazione del caffè arabo. Senza dimenticare la vaniglia, la liquirizia con le sue proprietà balsamiche, emollienti e antinfiammatorie, la radice di galanga, stimolante e digestiva. Ho imparato che il finocchio selvatico è un galattogeno, cioè aiuta le mamme nella “montata lattea”. Nei pomeriggi annoiati è piacevole sorseggiare una tazza di rosso karkadè, bevanda che si ricava dai fiori di una pianta tropicale, dal sapore fresco e leggermente pungente.
A proposito lo sapete chi fu il Druido? Un antico erborista celtico, un misto fra l'insegnante saggio, il sacerdote, il medico, Consigliere del capo del villaggio. La sua sapienza è arrivata oralmente fino a noi attraverso generazioni e generazioni. In Val di Susa sono tuttora visibili altari celtici abbandonati.
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