Treviso e provincia - ovvero “come tentare i palati fini”

 

L'itinerario corre in una terra dalla grande tradizione enogastronomica. Si snoda fra boschi e verdi praterie alla scoperta di suggestivi panorami, ricchi di ville del periodo aureo della Serenissima. A Valdobbiadene si entra nella Strada del Vino Bianco, percorso lungo il quale i tesori della cultura e il riposante paesaggio a vigneto si avvicendano a cantine e aziende agricole aperte al pubblico, dove è possibile gustare vini e prodotti tipici locali. Andare per vigneti e visitare cantine affascina: il vino è elemento determinante della promozione turistica

La zona detiene primati nazionali per l'abbondanza e la qualità della produzione nel campo dei vini DOP e IGT. E' rinomata per spumanti a fermentazione naturale, rossi di piano e di grappa. Vini pregiati ( Prosecco, Cartizze, Bianco dei Colli).

Annualmente proprio a Valdobbiadene presso la Villa dei Cedri si tiene il “Forum Spumanti d'Italia”, seminario che si occupa della ricerca viticola ed enologica, rivolto agli operatori del settore. Di grande interesse la Scuola Enologica di Conegliano.

Fra le tante aziende agricole, ho visitato “Cà Salina” di Bortolin Massimo e Michele, via S.Stefano 2, Valdobbiadene (tel. 0423 975206 - www.casalinaprosecco.it ), assaporando “Prosecco Valdobbiadene DOC “ spumante extra dry.

 

A Crocetta del Montello una visita è dovuta a Villa Sandi, costruita nel 1622, dove si possono gustare i vini che provengono dai vitigni di Giancarlo Moretti Polegato, la cui famiglia si dedica alla viticoltura da tre generazioni. E' sede del Premio “Innovazione della Professione” che mette a disposizione tre borse di studio per giovani someliers professionisti, scelti da una apposita giuria. Per non tralasciare la cultura, a Maser si trova, oltre ai vigneti, una delle più belle ville del Palladio, dove il piano nobile è affrescato da Paolo Veronese . E' residenza della famiglia Volpi di Misurata ed è classificata dall'Unesco “Patrimonio Mondiale dell'Umanità”.

 

Treviso è una delle province italiane ideale per chi ama la natura, le bontà di una volta e un buon bicchiere di vino, rigorosamente di marca trevigiana. E' una città ricca di valori ambientali, ha interessanti monumenti medioevali e del Rinascimento che attestano la sua prosperità, iniziata nel periodo di Comune libero (XII-XIII secolo) e proseguita, dopo il 1389, sotto Venezia. Vi si tenevano tornei e feste cavalleresche per cui fu detta “Marca gioiosa et amorosa”. A donarle un aspetto attraente e singolare non sono solo i suoi monumenti, ma anche le molte case con decorazioni pittoriche che danno un aspetto festoso all'ambiente urbano, piacevolmente percorso da due fiumi, il Botteniga e il Sile, che si incontrano ad ogni passo.

In dicembre vi è la mostra del radicchio rosso, verdura nota in tutto il mondo se consumata in insalata, ma che qui viene gustata in mille modi, fra cui alla griglia o fritta. Altre specialità locali sono la “luganega” che viene cotta col riso “riso e luganega” , il risotto alla “sbiraglia” (con pezzetti di pollo), la zuppa di trippe, l'oca arrosto, i gamberi di S.Polo, la “sopa coada” fatta con piccione di allevamento disossato unito a fette di pane, il tutto messo a “covare” in forno per 5-6 ore.

 

Fuori città, verso sud ci imbattiamo nel Sile che scorre placido e maestoso riflettendo il verde intenso delle querce. Le sue acque rendono fertile la zona pianeggiante coltivate a mais ed a ortaggi. Qui il piatto forte, sia nelle famiglie che nei ristoranti, è la polenta. L'abbondanza di selvaggina fa si che sia insaporita dagli umidi o da carni alla brace.

Girovagando nella zona ci si imbatte in importanti testimonianze dell'impero romano. Da queste parti passava la via Annia che collegava Altino ad Aquileia. Alcuni secoli dopo le popolazioni, per sfuggire all'invasione dei Goti, dovettero spostarsi verso le isole della laguna. Ecco come nacque Torcello e, nel 421 d.C. Venezia.

 

SpritzMa torniamo alla terra trevigiana dove le viti di Cabernet, di Merlot, di Raboso si susseguono a perdita d'occhio, vini tutti rigorosamente di origine controllata. In pochi decenni questi vigneti hanno contribuito a sviluppare un notevole benessere. Quasi ogni vignaiolo ha la sua cantina personale dove vende le proprie bottiglie con etichette artistiche, sicuramente a prezzi vantaggiosi. Nelle sagre domenicali ci si imbatte in ogni tentazione gastronomica: si va dagli asparagi con le uova al radicchio, dalla lepre in peverada alla faraona in umido, dai bigoli col sugo d'anatra alle luganeghe. E' d'obbligo consumare il rito dello “spritz” (un bicchiere di vino bianco, con acqua minerale e un goccio di aperol rosso).

 

Il fascino naturalistico è rimasto intatto. Le giornate sono scandite da un ritmo di vita che è quello del sole che occhieggia tra canali e casoni, le tipiche abitazioni dei pescatori di valle, costruite in canna palustre e legno. Molti “casoni” sono stati trasformati in ristoranti dove si possono gustare zuppe di pesce, con ricette “a seconda del pescato”, il “brodeto” , le “sardee in saor” , “lo speo de bisato” (anguilla).

 

In omaggio a Treviso ecco la ricetta del “Risotto al Radicchio”:

Un cespo di radicchio di Treviso di 200-300 grammi; gr. 250 di riso; gr. 150 di salsiccia; mezzo bicchiere di vino bianco secco; olio; pepe; formaggio grattugiato.

Tagliate a pezzi le punte e le foglie esterne del radicchio ed asciugatele. Fate rosolare la salsiccia con olio. Aggiungete il radicchio, bagnatelo con vino e lasciatelo cuocere per una decina di minuti. Versate il riso e portatelo a cottura aggiungendo di volta in volta il brodo. Quasi a fine cottura aggiungete il formaggio grattugiato, e .....buon appetito!

 

 

 

 

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