Sala Baganza: una Coseta 2006 tutta d'Or.

 

L'incontro storico tra la Malvasia salese e la “madre di tutte le Malvasie”

Alla Malvasia delle Cantine Ceci la Coseta d'Or

 

di Antonio G. Mellone

 

Lina Zuelli, vice sindaco e Pier Luigi Ferrari, vice presidente provincia di ParmaSala Baganza 28 maggio 2006. D'oro come il colore paglierino della sua Malvasia. La “Coseta” - non si venga tratti in inganno dal nome che non vuol dire “piccola cosa” o “cosa da nulla” - sta diventando semmai una grande cosa. Coseta si chiamava quella ciotola intagliata nel legno che serviva al vignaiolo d'un tempo per assaggiare il vino appena spillato dalla botte, oggi sostituita dall'argenteo dischetto del sommelier di rango. Cambiano i tempi e cambia il vino, temprato dalle arie che dal mare, passato l'Appennino, incontrano i cru magici di Sala Baganza, esposti alle grazie del padreterno. Una Malvasia che, a dispetto (accogliamo la nota polemica di alcuni produttori) della scarsa attenzione riservata a questo magnifico vino dei Colli parmensi da chi dovrebbe invece puntare tutto sui numeri dell'eccellenza, si fa conoscere e amare, nonostante le difficoltà e per merito di pochi, come sempre avviene in questa nazione colpita d'amnesia grave.

 

Così accade che da qualche anno il Comune di Sala Baganza (che fa provincia in quella Parma Felix, capitale della Food Valley e sede dell'Authority alimentare europea), quello famoso per la Rocca Sanvitale, per i Boschi di Carrega, straordinario patrimonio forestale e faunistico, per i ricordi marialuigiani, e per altre mille attrattive che anche recentemente sono state monitorate dalle telecamere di Rai Uno, organizza un premio che prende il nome dalla famosa “Coseta” di cui dicevamo.

 

La novità di quest'anno è stata la presenza in piazza dei produttori di Identità Immutate®, progetto no profit per la difesa dei territori legati alla tradizione, al quale ha di recente aderito anche Sala Baganza.

Una filosofia semplice ed efficace: unire in una rete solidale le piccole aree italiane rimaste fedeli alle proprie radici storiche, culturali e artigianali, in cerca di visibilità e di tutela in un mercato globalizzato. Le strategie che sfruttano ogni mezzo mediatico raggiungibile, dalla stampa alla tv, si basano su creazione di eventi speciali, scambi di esperienze e di ospitalità fra gli aderenti, durante fiere, convegni e mostre, in modo da far conoscere al turismo “intelligente” i tesori delle micro-aree altrimenti ignorati. Un viaggio attraverso le bellezze naturali, l'arte e il folklore, ma anche lungo le vie dei sapori e dei prodotti di pregio.

 

Un incontro “epocale”

Stefano Tedeschi Presidente del Consorzio del Prosciutto di ParmaC'erano quelli che dovevano esserci, al convegno di domenica 28 maggio, alle 11.00 circa, alla Rocca Sanvitale: Jader Boschi, direttore del Consorzio Tutela dei Vini dei Colli di Parma, Pierluigi Ferrari, vicepresidente della Provincia di Parma, Ferdinando Cigala, sindaco uscente di Sala Baganza, Lina Zuelli, vicesindaco, Aldo Stocchi, presidente della Pro-Loco e Rosa Carcelli, che si è assunta l'onere di “castellana” della Rocca, per la parte istituzionale. Ma c'erano anche Stefano Tedeschi, presidente del Consorzio Tutela del Prosciutto Crudo Dop di Parma, accompagnato dal capo ufficio stampa, Fabrizio Raimondi; Giorgio Giglioli, giornalista di Rai 3 per la trasmissione “Ambiente Italia”, arrivato appositamente da Torino; Donato Troiano, direttore del prestigioso giornale online “INformaCIBO”, dalla vicina Parma; Carlo Ottaviano, ex direttore di “Vie del Gusto” e attuale consulente di “Fuoricasa”, che arrivava da Milano con la consorte, collaboratrice di “Vogue”; Luigi Russolo, direttore di “Sapori d'Italia”, che veniva da Treviso; Giorgio Nicolini, ricercatore del Centro Sperimentazione Istituto Agrario “San Michele all'Adige”.

 

Il convegno, moderato dalla giornalista Rosanna Ercole Mellone, che è anche l'ideatrice di Identità Immutate, aveva come tema portante l'incontro “storico” tra la Malvasia dei Colli di Parma e la Malvasia di Lipari (isole Eolie), che viene menzionata come le più antica d'Italia (Diodoro Siculo ne fissa la comparsa addirittura al IV secolo a.C.). Malvasie organoletticamente diverse, come ha rilevato Boschi, durante il suo intervento, ma unite nel segno del pregio, dell'unicità e della saggezza operativa umana (ben 130 sono i produttori del biondo nettare parmigiano): fresca, generosa e leggera al palato quella parmense, impegnativa, quasi da meditazione, soprattutto nella versione passita, quella siciliana. Le caratteristiche territoriali, gradazione alcolica a parte, si riflettono puntualmente sul “carattere” dei due vini.

 

Ma si è parlato anche di viticoltura, sperimentazione enologica, ambiente, ecologia, fil rouge tra buona salute del territorio ed eccellenza dei prodotti, economia legata al comparto agroalimentare e turismo motivato dalla scoperta dei valori aggiunti della tavola e della cantina e delle emergenze artistiche e naturalistiche. La Rocca è stata magnifica auto-testimonial, riuscendo a stupire, e non solo per l'ultimo, straordinario recupero architettonico, anche chi la conosce e la studia da sempre. Persino il professor Luciano Bertocchi, pontremolese, uno dei massimi esperti della struttura dei Sanvitale e promoter delle eccellenze lunigianesi, come i mieli di castagno e d'acacia che vantano l'unica Dop italiana.

 

Alla Malvasia delle Cantine Ceci la Coseta d'Or

La premiazione della Cantina CeciA concelebrare l'incontro c'era, ovviamente anche la famiglia liparese produttrice della Malvasia più antica d'italia, i titolari delle Cantine Colosi, che, al termine del convegno hanno ricevuto la Coseta d'Or a suggello della nuova amicizia con Sala Baganza. Il “la” alla consegna del prezioso riconoscimento lo hanno dato tre giovanissime lettrici, che con insospettabili performance da actor's studio hanno strappato sinceri applausi, interpretando un dialogo immaginario tra Coseta e le due Malvasie. Ci sono stati poi scambi di doni tra i presenti: un magnifico volume dedicato agli splendori della Rocca è stato consegnato ai giornalisti invitati, al professor Bertocchi, alla famiglia Colosi, alla delegazione di Bagnone (incantevole borgo medioevale massese, aderente a Identità Immutate), guidata dal sindaco Gianfranco Lazzeroni, che ha subito ricambiato, donando al vicepresidente della Provincia di Parma, Ferrari una serie di monete d'argento di conio speciale. Un'altra zona storica dell'alta Toscana era rappresentata dall'assessore alla Comunità Montana nonché presidente dell'Associazione Castanicoltori della Garfagnana, Ivo Poli.

 

Alla presenza degli invitati, è stato aperto l'involucro sigillato che celava l'etichetta vincitrice e la Coseta d'Or per il miglior vino in concorso è andata ad Alessandro Ceci, un giovane e dinamico produttore di Torrile, continuatore, con fratelli e sorelle, di una dinastia di vinificatori, che con le sue preziose bottiglie ispirate al mondo verdiano (l'“Otello” passa proprio in questi giorni dai calici dell'ex premier Silvio Berlusconi e del neo eletto Romano Prodi), sta rastrellando premi su premi. E tutti di prestigio.

 

La festa alla Rocca

Intanto, dal pomeriggio di sabato 27 sotto i portici e in piazza Gramsci aprivano le bancarelle dei produttori locali di Malvasia e Vini dei Colli di Parma e dei prodotti di Identità Immutate, ospiti degnamente accolti da Sala Baganza. Da Massa-Carrara arrivavano il mitico lardo di Colonnata (quello vero!) de La Marmifera e il rarissimo “Marocca” di Casola, pane di farina di castagne la cui produzione è affidata all'eroismo (non è un'esagerazione) di due sole persone; c'erano i rossi e i Candia vermentini di pregio di Roberto Castagnini, i Vini di Giovanni Giusti, i dolci, le marmellate, le fragole (che sanno finalmente di fragola!) le conserve bio e il miele della Cooperativa Corte dei Miracoli, di Paolo Trentini. Dalla Comunità Montana della bella Garfagnana venivano, tra le altre tipicità, la rinomata farina di neccio, la pasta e i biscotti di castagna Dop. Michele Cuniberto portava da Cuneo la “cugnà”, la vera mostarda di mosto, lavorata sapientemente, che accompagna il mitico lesso piemontese; la Sicilia era presente non solo con la Malvasia di Lipari, ma anche con un vecchio amico di Identità Immutate, Carmelo degli Antichi Sapori Basicotani: la sua accuratissima selezione di formaggi e salumi della tradizione messinese (per tacer delle ri-cotte, cotte fino a cinque volte e affumicate) fa venir voglia anche agli astenici. Non per nulla il suo stand è stato preso d'assalto dai salesi. L'Umbria, che qualche mese fa ha celebrato un memorabile quanto curioso “processo al Prosciutto di Norcia” ed era rappresentata da Agnese Benedetti della Comunità Montana della Valnerina, aveva un suo cavallo di battaglia, la Fagiolina del Trasimeno, che ha alle spalle un Consorzio per la valorizzazione di questo fagiolo dalle caratteristiche organolettiche uniche. L'Emilia Romagna schierava anche il famoso aglio di Voghiera (Fe), al quale è affidata la “difesa delle frontiere” dall'aglio cinese, com'è stato rilevato, scherzosamente, ma non troppo, in sede di convegno. All'inconfondibile bulbo dagli spicchi bianchi e grandi, Voghiera dedica da anni una frequentatissima Fiera ricca di eventi curiosi, compreso un record da Guinness, quello della treccia d'aglio più lunga del mondo (37 metri che tenteranno di portare a 50!)

 

Per la serie “non solo alimentazione”, Sala Baganza ha ospitato anche la versione ludica, culturale e folkloristica di Identità Immutate. C'erano infatti i trevigiani della Congrega del Tabarro (ricordate, ahivoi parmigiani immemori, quel mantello che d'inverno, fino a non molto tempo fa, dava alle vostre piazze una felicissima, romantica pennellata guareschiana? ) con mantelli a ruota, bastoni da passeggio e da montagna (veri capolavori in corno e altri materiali finemente lavorati), zoccoli alla Ermanno Olmi, coltelleria da gran collezionismo di Maniago, ma anche formaggi e altri gioielli dal Veneto. C'era lo scultore lunigianese Emilio Furia, con le sue opere originali in arenaria delle Apuane e le sue fedelissime copie delle misteriose “statue stele”, rigorosamente scalpellate a mano. E c'era, a far sognare vecchi marpioni come noi, facendoli tornare per un giorno all'infanzia, il “giocattolaio magico” di Mirandola: fantastiche opere semoventi in solo legno, ispirate ai progetti di Leonardo, dai mulini a pale alle macchine volanti, e ai trucchi meccanici affidati a materiali con “memoria di forma”. Identità Immutate è anche questo.

 


 

Le schede dell'eccellenza

 

Colli di Parma Malvasia:

Vino del'antica tradizione delle colline parmensi. Prodotto nei due tipi, secco e amabile, quasi sempre frizzante. Si ottiene dalle uve del vitigno Malvasia di Candia Aromatica, vitigno prevalente e pressoché esclusivo delle colline parmensi. Il disciplinare stabilisce che la quantità di uva per ettaro non deve superare i 110 quintali e che la resa in vino non deve eccedere il 65%.

All'atto dell'immissione al consumo, il vino deve rispondere alle seguenti caratteristiche:

  • Per il tipo secco o asciutto:
  • Colore: giallo paglierino più o meno carico

    Odore: profumo gradevole, aromatico, caratteristico

    Sapore: asciutto, armonico, caratteristico, tranquillo o frizzante

    Gradazione alcolica minima complessiva: 10,5

    Acidità totale minima: 6 per mille

    Estratto secco netto minimo: 26 per mille

     

  • Per il tipo amabile:

caratteristiche analoghe a quelle del tipo secco, a perte il sapore fruttato, più o meno dolce, sempre naturalmente frizzante.

 

Il Colli di Parma Malvasia secco, ideale come aperitivo, si accompagna con antipasti e con i salumi tipici di Parma, come Prosciutto di Parma, Salame di Felino, Culatello di Zibello, Spalla di San Secondo e con primi piatti locali come cappelletti (o anolini), tortelli d'erbetta, di zucca e con la classica bomba di riso.

 

Il Colli di Parma Malvasia amabile, è un classico vino da dessert, da unire ai dolci locali, in particolare alle torte, la pasticcaeria e la frutta. Entrambe le tipologie di Malvasia vanno servite fresche, mai fredde.

 

La Malvasia delle Lipari (isole eolie):

La più antica Malvasia italica, denominata “nettare degli dei” da Diodoro Siculo che ne pone le origine al IV secolo a.C. Prodotta nei due tipi, Naturale Doc e Passito Doc, naturalmente dolce. Si ottiene dalle uve del vitigno Malvasia delle Lipari (95%) e Corinto nero (5%).

 

Malvasia delle Lipari Naturale:

Le moderne tecnologie, in simbiosi con la millenaria tradizione eoliana, riescono a conferire al Malvasia delle Lipari una particolare fregranza, che, unita a un sapore caldo e vellutato, lo rendono uno dei più amati vini da dessert.

Colore: giallo dorato

Odore: aromatico con profumo di miele, eucalipto, albicocca matura

Sapore: caldo e armonico.

Eccellente vino da meditazione, si sposa felicemente con dolci e biscotti secchi o a formaggi di sapore deciso. Va servito a 18° C.

 

Malvasia delle Lipari Passito:

L'appassimento delle uve al sole conferisce al Malvasia delle Lipari i sapori e gli odori generosi delle terra di Sicilia.

Colore: giallo dorato

Odore: aromatico con profumo di miele, eucalipto, albicocca matura

Sapore: caldo e fragrante.

Il generoso residuo zuccherino e la fine persistenza dei suoi componenti aromatici lo rendono idoneo ad accompagnare dolci freschi, secchi, gelati e frutta.

Va servito tra i 15° e i 18° C.

 

 

 

 

 

 

Verso i festeggiamenti

 

Informazioni per il pubblico: Enti organizzatori Comune, Pro Loco, Consorzio Vini Colli di Parma; Segreteria comunale: tel. 0521/331319;

www.comune.sala-baganza.pr.it

 

 

 

 

 

[home page]

[mission]

[redazione]

[collabora]

[contattaci]

[link]

 

 

2003 ©opyright ::  INformaCIBO.it