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UNA SALAMOIA DI DUECENTO
ANNI, PER IL FORMAGGIO SALATOI DELLA CARNIA
Emozioni dell'incontro
con un antico prodotto caseario
Nel mio
vagare, nel mondo delle grandi emozioni, date dal cibo, mi sono
imbattuto in una geniale elaborazione di un prodotto caseario: il
formaggio. salato della Carnia. Questo eccezionale prodotto, è
reso unico dall'incredibile caratteristica di essere stagionato non
all'aria, ma in acqua. In un bagno di acqua, latte e sale, e, come se
non bastasse, a rendere la cosa, ancora più incredibile ed
unica, è il fatto che questo liquido è vecchio di
centinaia d'anni. La salamoia in cui viene messo il formaggio,
infatti, viene tramandata, come un tesoro di famiglia, di generazione
in generazione.
Le prime
notizie su questo formaggio, mi erano state date, alla fine
dell'estate del 2001 e mi hanno incuriosito a tal punto che ho voluto
assaggiare, questo prelibato e rarissimo formaggio. Non è
stato facile, ma con una paziente ricerca di frammenti di notizie
cavate qua e la e con l'aiuto sostanziale dei miei amici cultori
della tradizioni friulane, come Bepi Pucciarelli e Silvano Bertossi,
mi hanno portato ben presto, a circoscrivere il territorio di
ricerca.
Piano piano,
viene a delinearsi, sempre meglio, la zona di produzione, prima la
Carnia, poi Tolmezzo , poi ancora, un'amica ristoratrice: Sara
dell'albergo "La Perla" di Ravascletto, mi indica il nome
di un paese: ENEMONZO ed un nome: Rugo.
E' fatta,
ancora qualche telefonata e finalmente, all'apparecchio telefonico ho
il "casaro " il sig. Rugo Giacomo. Mi conferma tutto, con
il suo inconfondibile accento carnico, mi dice che nelle sue cantine,
c'è veramente il formaggio salato della Carnia, l'ultimo
forse, ma c'è, è nei tini di legno, a bagno nella
salamoia tramandatagli da Nonno Giacomo, classe 1853 , che nativo di
Tramonti, trasferitosi ad Enemonzo, portò con la conoscenza
del processo di lavorazione del formaggio salato, detto anche
formaggio d’Asin ( Val D’Arzino) dalle parti di tramonti.
Durante la
sua vita, nonno Giacomo riuscì a mettere insieme tre tini in
legno di larice, in cui veniva gelosamente mantenuta e rabboccata la
salamoia.
Fisso
un'incontro , finalmente potrò vedere, toccare e assaporare un
gioiello che la maestria di un'artista del gusto, qualche centinaio
di anni fa ha ideato ed i suoi discendenti, hanno tramandato fino ad
oggi.
La cantina
di Rugo è moderna è piastrellata con mattonelle bianche
, ahimè, è il costo che si paga all'igiene dell'HACCP,
ma all'interno, in contrasto netto con l'accecante biancore del
pavimento, ci sono i grandi tini di larice, alcuni sicuramente
secolari. Sono recipienti grandi, oltre due metri di diametro, bassi
e svasati. Il legno delle doghe è spesso, duro, annerito e
bagnato, consumato sul bordo, dai mille contatti con le mani del
casaro. La prima sensazione che mi colpisce, entrando nella cantina,
viene dall'olfatto, c'è un'odore acre ma dolce di panna latte
e formaggio, quasi l'alito di un lattante. Poi il mio lo sguardo, si
sofferma sulla massa bianca contenuta nei tini: ha una consistenza
schiumosa , una purea soffice e bianca, pesante , ondulata, al di
sotto, si intuisce ci sia qualche cosa. Chiedo a Rugo, che sottolinea
che da centinaia d'anni , la sua famiglia ha continuato ad
"alimentare" la salamoia , introducendo sapienti aggiunte
di acqua, sale e panna, l'imitazione pur
varie volte
tentata è sta inutile. Siamo arrivati al dunque, tra poco Rugo
mi farà assaggiare questo particolarissimo formaggio, che
ancora non riesco a vedere, ma solo ad immaginare, la saliva mi sta
inondando bocca. Finalmente Rugo prende un bastone, lo introduce nel
liquido, lo smuove lentamente, le ondulature della "panna"
si muovono, si alzano e si abbassano, affiora qualche cosa di solido,
ma è informe. Rugo lascia il bastone , infila i guanti di
gomma, li affonda nella "panna", tasta, scruta , smuove,
sposta affonda, finalmente afferra, tira su lentamente . Tra le mani
ha una forma di formaggio, ma è tutta coperta dalla crema ,
l'appoggia sul bordo , la fa sgocciolare, la pulisce con la mano,
appare, piano, piano, il formaggio. Rugo mi dice che questa forma è
rimasta li dentro per tre mesi.
Ha la crosta
umida, unta e leggermente gialla, intrisa di "umida crema"
che ancora cola qua e la. In breve, il formaggio è sul
tagliere e la mezza luna affoda nella pasta, per il primo taglio
dello spicchio. Ancora un taglio e la fetta è libera, la posso
vedere, è gialla al centro, chiara e tenerissima all'esterno,
morbida e flessibile, una leggera occhiatura la pervade. Il profumo
di formaggio fermentato, si sprigiona, pervade l'aria, i pezzi sono
sul piatto sono pronti per l'assaggio. Rugo me ne porge uno, in bocca
è una gentile sorpresa, il dolce della pasta di un formaggio
d'alpeggio è pervaso dalla punta acida della salamoia, alla
lontana ricorda un erborinato dolce , ma senza le punte di piccante.
All'appagamento del gusto, segue la sensazione piacevole della
morbida consistenza della pasta, che pervade la bocca.
Per poter
gustare appieno, il sapore intenso, Rugo mi offre delle piccole
patate lesse, da accompagnare al formaggio, mitigandone un po' il
gusto ed allungandone le piacevoli sensazioni. Mentre gusto, questo
indimenticabile abbinamento, interrogo Rugo sull' origine, di questo
particolarissimo modo di trattare il formaggio. Riflettiamo
sull'abitudine in passato di scremare molto il latte, per trarne il
burro e sull'esigenza di mantenere comunque morbido per lunghi mesi
il formaggio. Forse, concordiamo, erano stati questi i motivi che
hanno indotto il nostro avo a ideare questo formaggio, comunque sia,
gli siamo grati.
Per chi
volesse imitarmi in questa ricerca, potrà rivolgersi a Rugo
Giacomo : 33020 Enemonzo (UD) - 2, v. Nazionale tel: 0433 74276,
0433 74277 - fax: 0433 750130 e per assaporare appieno il gusto del
formaggio salato potrà andare dalla signora Sara dell'ALBERGO
BAR RISTORANTE LA PERLA 33020 Ravascletto (UD) - VIA S. SPIRITO 43
tel: 0433 66039 .
LA RICETTA
DI SARA "IL FILE D'ASPE"
Si pongono
in una scodella, tanti tuorli d'uovo quanti saranno i commensali, a
questi si aggiungono altrettanti cucchiai di aceto di mele, quindi,
si miscela aggiungendo un bicchiere, di latte o panna latte o panna e
si continua a rimestare fino ad ottenere un composto omogeneo. A
questo punto, si taglia a pezzetti il formaggio salato della Carnia,
e si aggiunge al composto prima preparato. Il tutto lo si versa in un
tegamino, a fondo spesso, che si pone sul fornello a fuoco basso. Si
mescola lentamente fino ad ottenere una crema omogenea. A parte, si
saranno lessate delle patate che, pelate ancora calde, saranno poste
su un piatto da portata. Infine, queste ultime, saranno ricoperte con
la crema di formaggio, a completare il tutto una leggera salatura ed
un pizzico di pepe bianco.
SCHEDA
PROCESSO PRODUTTIVO DEL FORMAGGIO SALATO DELLA CARNIA SECONDO RUGO
GIACOMO, CASARO IN ENEMONZO
- La cagliata
realizzata quasi a freddo ( 37 °C) con latte non pastorizzato
- La rottura della
cagliata realizzata con la lira con la massima cura per non far
sfuggire neppure un globulo di grasso nel siero
- L’aggiunta
dell’acqua calda versata con lentezza e con cura facendola cadere
su un pezzo di legno galleggiante in maniera che si spanda nella
caldaia senza scottare la cagliata ( 40°C)
- La raccolta con le
tele
- La maturazione delle
tele appese
- La messa in forma
- L’immersione delle
forme in salamoia ( segreta ed inimitabile)
- Il loro giornaliero
rivoltamento
- permanenza minima 60
giorni massima 480
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