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I SALUMI ITALIANI ALLA CONQUISTA DELLA CINA

MEMORANDUM INTESA PER EXPORT, Dal 2004 sulle tavole dei cinesi

Soddisfatti gli industriali italiani della carne a cominciare dai produttori di prosciutto.

Tosini (Presidente del Consorzio del prosciutto di Parma): “Ora le trattative possono entrare nella fase cruciale”
Da oggi la Cina è più vicina per i salumi italiani; dal 2004, infatti, prosciutti, salami, mortadelle, e in genere i prodotti suini più pregiati del made in Italy, potranno invadere le tavole cinesi grazie al memorandum di ntesa, annunciato oggi dal viceministro alle attività produttive Adolfo Urso, che ne consente l’export nel Paese più popoloso del mondo.
Rimossi i paletti di ordine legislativo-politico e fito-sanitario, grazie alle trattative svolte dallo stesso Urso e dal direttore generale del ministero della salute Romano Marabelli, si tratta ora, ha spiegato Urso, di definire alcune procedure di ordine tecnico e sanitario. Poi, gli affettati italiani potranno catturare il palato di oltre un miliardo di potenziali consumatori, con uno sbarco effettivo sulle tavole che, secondo le stime dell’associazione industriali della carne (Assica), potrebbe avvenire appunto a inizio del prossimo anno.
«Molto soddisfatto per la positiva conclusione dei negoziati con la Cina» si dichiara il ministro delle politiche agricole e forestali, Gianni Alemanno, notando come ciò consenta «uno sbocco in un mercato importante ai nostri prodotti suinicoli di qualità». «E' un risultato positivo - aggiunge Alemanno -, frutto dell’attenzione crescente e dell’impegno costante del governo e del viceministro Urso per intensificare l’esportazione dell’agroalimentare italiano nel mondo e, nel caso specifico, per stabilire solide e durature basi commerciali con un Paese che, oltre ad avere un grande mercato interno, rappresenta un ponte per incrementare gli scambi con l’intero Sud-est asiatico».
«E' un accordo importantissimo - commenta Vittore Beretta, presidente di Assica e vicepresidente di Federalimentare -; quello cinese è il maggior mercato come bocche da sfamare e il potere di acquisto è in grande crescita, ci sono già 100 milioni di ricchi secondo le ultime stime.
Ora dovremo far conoscere i nostri prodotti, attraverso un’adeguata campagna promozionale. Un grazie ancora al viceministro Urso e al ministero della salute, hanno ottenuto in pochi mesi quello che altrimenti richiederebbe qualche anno».
«E' una grande notizia per tutto il settore, una svolta importante per uno dei settori più rappresentativi del made in Italy alimentare» - osserva Marco Rosi, presidente del Gruppo Parmacotto. «Si comincia ad aprire - aggiunge Rosi - quel mercato del far East che vede ancora pesare sui prodotti  italiani, come in Australia e Nuova Zelanda, delle barriere di tipo fitosanitario». «Le trattative entrano ora nella fase cruciale - osserva il presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma, Maurizio Tosini - in vista degli aspetti tecnici che dovranno permettere l’effettivo inizio delle esportazioni».  Secondo il viceministro Urso, il mercato cinese potrebbe valere già nella fase di start-up oltre 60 milioni di euro. «Certamente ci si apre un mercato che offre grandi prospettive - osserva Rosi - e, anche se non mi sento di sbilanciarmi in cifre, direi che il valore sarà di parecchi milioni di euro.
Quel che è certo è che i cinesi sono grossi consumatori di carne suina, molto di quella fresca, poco di quella trasformata anche per la carenza di impianti legati alla lavorazione e  conservazione». L’export dei salumi italiani continua intanto ad andare a gonfie vele e a rafforzare la sua posizione di leadership mondiale (oltre 600 milioni di euro annui). Per quanto riguarda l'andamento in corso d’anno, il gruppo Fratelli Beretta già annuncia un aumento a due cifre e il Gruppo Parmacotto un balzo del 22-23% . Il Consorzio del prosciutto di San Daniele, che saluta «con grande favore» il memorandum, sottolinea come complessivamente, dal '95 al 2002, le esportazioni siano pressochè raddoppiate, portando il dato finale 2002 oltre i 340.000 prosciutti venduti all’estero. Quanto al Consorzio del Prosciutto di Parma, rileva 1.500.000 prosciutti esportati in tutto il mondo, per un giro d’affari export di oltre 400.000 euro.


dall’ANSA del 21 luglio 2003.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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