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Mario Schianchi, coordinatore delle “Strade dei Sapori”, in una lezione alla Bocconi di Milano: “
...troppe sono le figure plastificate che si occupano di promozione territoriale”
Milano 18 giugno 2008. Mario Schianchi, titolare dell'azienda agrituristica Ciato di Parma, nel suo ruolo di Presidente e Coordinatore delle “Strade dei Vini e dei Sapori” della regione Emilia Romagna ha svolto, nei giorni scorsi, una interessante lezione alla SDA -Scuola di Direzione Aziendale- della Bocconi di Milano, diretta da Giovanni Vigano, sulle problematiche delle strade dei sapori.
Il messaggio di Schianchi, forte dei successi riscossi nella sua esperienza di presidente della “Strada del Prosciutto e dei Vini dei Colli di Parma”, è stato chiaro: nel settore enogastronomico bisogna cambiare registro, in giro ci sono troppe figure opache, le ha definite “figure plastificate”, che si occupano del turismo e delle nostre ricchezze enogastronomiche senza un progetto ben definito in testa. C'è un utilizzo improprio ed improvvisato dei nostri percorsi enogastronomici che portano naturalmente a risultati scadenti. Bisogna invece riportare il paesaggio, il turismo, l'enogastronomia al centro dell'iniziativa con progetti lungimiranti e personale qualificato e competente a gestirli.
Questo perchè, aggiungiamo noi, siamo sì il Paese con i migliori prodotti della terra, che sono il nostro petrolio, ma se lo estraiamo male perdiamo una grossa opportunità culturale ed economica. E sarebbe un vero peccato.
Ma diamo ora la parola a Mario Schianchi riportando i passi più salienti della sua lezione alla Bocconi.
“...troppe sono le figure plastificate che si occupano di promozione territoriale, personaggi che non hanno mai condotto un azienda agricola, mai gestito una trattoria, mai fatto accoglienza in un albergo o portato a spasso un turista fra le ricchezze enogastronomiche del nostro Paese.
E come diceva a suo tempo il filosofo Francesco Bacone “ nulla provoca più danno, che il fatto che gli scaltri passino per saggi”.
“Credo che in alcune circostanze -ha sottolineato Schianchi- sarebbe sensato fare una seria riflessione sull'inutilizzo o utilizzo improprio di uno straordinario strumento, quale i nostri percorsi enogastronomici, che vede, come raramente accade, coinvolto il settore pubblico e privato, con un obbiettivo già definito, che è il codice genetico dei percorsi stessi: promozione del territorio e dei prodotti in un contesto turistico.
Troppo spesso l'immagine dei percorsi viene impiegata per obbiettivi o scopi diversi, ovvio, dipende dalle persone, le amministrazioni cambiano, e troppo spesso hanno una visione a breve, mentre l'affermazione di un brand ha tempi diversi. Come dire che non dobbiamo essere succubi dell'uno o dell'altro, ma tenere ben saldo il timone per navigare senza indugi verso l'obbiettivo che è e rimane la salvaguardia e il dare valore al nostro “terroir”. Ovvero, l'integrazione fra caratteristiche del suolo, produzione agricola e agroalimentare, cultura produttiva, capacità dell'uomo.
Credo sarebbe saggio, laddove si è sbagliato e non raggiunto l'obiettivo, osservare nel profondo l'accaduto, e con umiltà correggere, cambiare, ritoccare, modificare, perfezionare, sistemare, evitare, rinunciare, piuttosto che perseverare con la tendenza al giustificazionismo.
Non paga per il nostro territorio e non ha alcun senso (se non personale) di fronte agli eventi di cui sta soffrendo il settore primario e quanto a lui collegato.
Noi, responsabili di questi percorsi, dobbiamo cercare di individuare gli effetti del nostro operato non nel breve, ma nel lungo periodo, (tenendo poi presente le scarse risorse finanziarie che se non erro a livello nazionale si aggirano sui 60 mila euro a Strada), in un quadro di riferimento il più ampio possibile, per non destinare risorse a compiacimento, a discapito della base sociale.
Non si tratta di prevedere il futuro, ma di capire le esigenze del nostro cliente, le tendenze degli auto-eno-gastronauti, che muovono milioni di euro, ma che per mettere mano al portafoglio hanno bisogno di emozioni ed opportunità.
E le emozioni e le opportunità vanno create nel rispetto della tradizione, coinvolgendo prima di tutto l'indigeno, perchè non vi è cosa peggiore di una cattiva od improvvisata accoglienza. Le vere emozioni devono rimanere indelebili nella mente dell'escursionista o turista che sia.
Se è vero, come è vero, i dati sono del Censis Servizi, che le migliori strade del vino dopo quasi dieci anni, la legge che le istituì è la 268/99, ad oggi hanno espresso la loro potenzialità per solo il venti per cento dobbiamo riflettere, e la riflessione mi sembra abbastanza semplice.
Dove le strade si muovono sono scomode, gli altri settori del turismo non sono disponibili ad interloquire, essendo il segmento del turismo enogastronomico il più ricercato, hanno paura di perdere posizione, prestigio, ma non si tratterebbe e non vogliamo ci sia passato il testimone, ma nel reciproco interesse dobbiamo fare rete.
Di contro l'agricoltura non ha ancora capito o voluto capire o non ha acquisito la consapevolezza del grande strumento che oggi ha a disposizione
Ritengo questo problema, politico culturale, una delle tematiche che con più attenzione dovremo valutare e approfondire nei nostri coordinamenti”.
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