I titolari dei pastifici artigianali scettici sullo sciopero del 13 settembre

Tu scioperi: Io me te magno!

 

A Foligno, dal 27 al 30 settembre, gli stati generali dei Primi d'Italia

 

Non sono tutti concordi i titolari dei pastifici artigianali italiani: lo sciopero della pasta del 13 settembre è una boutade, dicono alcuni, chiedendosi perché si faccia quello della pasta e non quello del pane o dei biscotti. Per altri, pur restando un'azione simbolica che non avrà grandi ripercussioni, può comunque essere un momento di riflessione per far capire ai consumatori qual è la situazione della produzione di grano duro e di pasta in Italia, che rimane ancora sottopagata.

 

In ogni caso gli artigiani della pasta hanno deciso di far sentire la loro voce e il raduno nazionale è fissato a Foligno dal 27 al 30 settembre dove si celebra la nona edizione de I Primi d'Italia, ovvero il festival dei primi piatti nazionali.

 

Gianluigi Peduzzi, titolare del pastificio Rustichella d'Abruzzo sostiene che “lo sciopero non servirà a nulla perché anche se per un giorno gli italiani non compreranno la pasta, è pur vero che tutti in casa ne hanno almeno un chilo, per cui verrà comunque consumata”.

 

Secondo Dino Martelli di Lari “lo sciopero servirà esclusivamente ad aumentare l'interesse sul problema poiché si tratta di un prodotto molto popolare, ma non potrà avere altra finalità” parere espresso anche da Giuseppe Di Martino del Consorzio Pasta di Gragnano che indica come questo alimento sia stato preso come prodotto bandiera dal punto di vista comunicativo per segnalare un problema di aumenti generale che non tocca solo il settore alimentare. “Le associazioni di consumatori - dichiara - dovrebbero lavorare più a contatto con i produttori per garantire l'autenticità e la qualità di ciò che viene immesso sul mercato invece di creare ulteriore stress sul consumatore”.

Al di là dell'utilità o meno di uno sciopero che alimenta comunque l'attenzione sul problema dei prezzi, molti dei circa 30 magnifici pastifici che Paolo Massobrio recensisce sul suo Golosario 2008, la guida alle mille e più cose buone d'Italia, sono in apprensione, e non certo per lo sciopero.

 

Assodato il fatto che il problema dell'incremento del prezzo della pasta sia una conseguenza dell'aumento del costo del grano segnalano unanimi come quest'ultimo derivi non solo da una riduzione delle scorte rimaste invendute, da un periodo di siccità e dall'aumento della richiesta di produzione di biomasse per l'eco diesel, ma anche e soprattutto dalla sempre minor coltivazione di grano da parte degli agricoltori per i prezzi troppo bassi che gli venivano riconosciuti. “Il vero anello debole nella produzione della pasta - afferma Dino Martelli - sono sempre stati i coltivatori che subivano i prezzi della catena”. Dello stesso parere anche Enzo Rossi di Campofilone, patria dei celebri maccheroncini, secondo cui “gli agricoltori hanno bisogno di guadagnare di più anche per tornare a voler coltivare il grano nei campi, lavorando molto sulla qualità”.

 

“Il prezzo del grano - ricorda Benedetto Cavalieri dell'omonimo pastificio di Maglie - è fermo da molti anni ed è un problema a livello mondiale. Le scorte sono basse, il fabbisogno alimentare è in continuo aumento e in più la domanda di grano è in crescita anche per la produzione di biomasse. Bisogna prendere atto di questi aumenti come un dato di fatto, non c'è niente da fare”. “Sono aumenti oggettivi - sostiene anche Massimo Mancini - dovuti alla minor quantità di grano in circolazione a cui forse si è aggiunta qualche speculazione di troppo. In ogni caso a mio avviso il prezzo della pasta resta comunque troppo basso in generale”.

 

La pasta, il cui prezzo è rimasto fermo da anni, risulta infatti uno degli alimenti più economici da acquistare. “Il consumatore deve capire - sostiene ancora Di Martino - che da un prezzo medio di 1 euro al chilo si ottengono 10 porzioni da 10 centesimi e che ipotizzando un incremento di 20 centesimi al chilo si arriverà a pagare una porzione di pasta 12 centesimi: insomma questo per dire che nonostante l'aumento previsto il prezzo è basso e nessun alimento costa così poco”.

 

E da Osimo Carla Latini, titolare di un pastificio che fornisce la pasta ai migliori ristoranti d'Italia, lascia trapelare un timore: “Che si crei un effetto domino per cui ci saranno aumenti a catena legati non solo alla materia prima, il grano, ma anche ai trasporti e a tutti i costi che un produttore deve sostenere per posizionare la sua pasta sul mercato”. 

 

I pastifici artigianali sono dunque usciti allo scoperto e a Foligno ci saranno tutti, anche per rassicurare i consumatori, come del resto Alberto Sordi insegna: “Tu scioperi? Io me te magno!”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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