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A
Milano l’incontro internazionale “Sicilia Madre Mediterranea”
La
qualità e la tutela, passaporto per il made in Italy nel mondo
Milano,
19 novembre - Difendere e sostenere l'economia locale e la
tradizione siciliana e italiana significa valorizzare e promuovere i
prodotti tipici di qualità, sono questi gli obiettivi per
vincere la sfida con la concorrenza internazionale nell'epoca della
globalizzazione.
Sono
stati questi i temi affrontati nella seconda e ultima sessione del
convegno "Sicilia Madre Mediterranea", il Secondo
Incontro Internazionale sull'Universo alimentare in Europa e nel
Mediterraneo, che si è svolto al Circolo della Stampa di
Milano.
"L'Italia,
come la Sicilia, non possono competere sulla quantità, sia per
la mancanza di strutture produttive e distributive adeguate, sia per
i condizionamenti della globalizzazione e delle leggi del mercato"
ha detto Franco Iseppi, Coordinatore del Comitato scientifico
del convegno, che ha aperto i lavori.
"La
domanda dei prodotti di qualità sta crescendo senza sosta - ha
affermato il Presidente del Touring Club Italiano, Roberto Ruozi.
L'agroalimentare, insieme al turismo, è un comparto forte
dell'economia italiana, ancora sottovalutato, che merita di essere
valorizzato al massimo". Enogastronomia e turismo, dunque,
ambasciatori della cultura e della tradizione italiana nel mondo.
Il
legame tra prodotto e territorio ha bisogno, però, di essere
tutelato a livello internazionale. "Senza una vera efficace
tutela - ha ribadito Paolo De Castro, Presidente di Qualivita
- quel legame fondamentale che unisce produzione e tipicità
del territorio non può essere garantito soprattutto al di
fuori dell'Europa". Se all'interno dell'Unione, infatti, la
protezione è garantita dalle normative comunitarie e dai
marchi dop, nel resto del mondo le maglie del controllo sono più
larghe.
"Tante,
troppe, sono le imitazioni dei prodotti italiani nel mondo, che
tentano di recuperare il sapore e l'immagine dell'originale made in
italy" ha detto Igino Morini, responsabile dell'Ufficio
stampa del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, "un
formaggio Dop -ha concluso Morini- con un forte legame con il
territorio che significa una storia e una tradizione che si è
affermata nei secoli".
La
collaborazione sembra essere l'unica strategia vincente per difendere
l'agroalimentare italiano stretto tra lo spettro contraffazione e il
rischio della globalizzazione. Lo hanno sottolineato, da entrambe le
parti, i testimoni della produzione locale di qualità e i
protagonisti della grande distribuzione, parlando della necessità
di un lavoro sinergico di informazione e tutela. "Il mondo della
grande distribuzione non è in antitesi con quello della
produzione di qualità - ha detto Roberta Silva di Kraft
Italia. Anche la multinazionale dà importanza alle
produzioni territoriali regionali. Il punto di fondo è
comunque la marca del prodotto italiano di qualità".
D'accordo anche David Biltchick, che ormai vent'anni orsono,
ha dato il passaporto americano al prosciutto di Parma. "La
parola d'ordine per i produttori italiani che vogliono far conoscere
il loro prodotto nel mondo è sinergia, come nel caso del
consorzio di Parma che ha messo insieme diversi produttori per
commercializzare il più famoso ham del mondo".
Mauro Lunelli delle Cantine Ferrari ha ricordato come
"una volta il vino era un alimento, oggi invece è solo un
hobby e un piacere", per questo servono scelte di qualità
e di rapporti ampi.
Di
collaborazione ha parlato anche Luigi Soini, Direttore
generale della Cantina produttori Cormons e Molnar Peter,
Operatore vitivinicolo ungherese, proponendo un accordo tra Tocai
friulano e Tocaji ungherese, che possa essere di esempio alle altre
nazioni.
Nella
tarda mattinata ha coordinato i lavori Giorgio Calabrese,
membro dell'Authority europea per la sicurezza alimentare.
Pensare
locale per agire globale, dunque. Anche se non mancano, nell'attuale
panorama politico ed economico europeo, le zone d'ombra. "Nessuno
credeva che le transizioni potessero essere così difficili
nei paesi dell'ex blocco comunista - ha raccontato Predrag
Matvejevic, professore all'Università La Sapienza di Roma
ed esperto di cultura mediterranea. L'allargamento non è un
processo facile. Non necessariamente ogni transizione dà una
scontata trasformazione".
L'Europa
dei cittadini, anche nel settore agroalimentare, ancora una volta si
è detto, non è l'Europa delle patrie e degli accordi
governativi. "E' un Europa che sta cercando faticosamente di
uniformare i concetti ma non i cibi" ha concluso Matvejevic.
Nella
tavola rotanda del pomeriggio sono intervenuti tra gli altri, anche
Claudia Sorlini, preside della facoltà di Agraria
dell'Università di Milano, Cristina Sassoon, della
direzione studi e ricerche del TCI.
Ha
concluso il convegno Innocenzo Leontini, assessore
all'Agricoltura della Regione Sicilia.
Quale
futuro per l'industria alimentare italiana?
A Palermo il 17 e a
Milano il 19 novembre
Milano,
novembre 2004 - Stretta tra il rischio globalizzazione e lo
spettro della contraffazione, la produzione agroalimentare italiana
rimane uno dei pilastri più solidi dell'economia nazionale,
con oltre cento miliardi di fatturato annuale e un'esportazione in
continua crescita. La formula vincente del settore: la qualità
unita alla ricerca.
Quale
futuro per l'industria alimentare italiana? A questa e ad altre
domande cercheranno di rispondere insieme studiosi ed esperti del
settore, nel corso di “Sicilia Madre Mediterranea”,
secondo incontro internazionale sull’universo alimentare in
Europa e nel Mediterraneo che si svolgerà in due
sessioni, a Palermo il 17 novembre e a Milano il 19 novembre,
organizzato in collaborazione tra il Touring Club Italiano, la
Fondazione Italiana Buon Ricordo e la Regione Sicilia.
In
particolare nella sessione milanese (19 novembre, al
Circolo della Stampa, a partire dalle ore 9.30) si farà
il punto su luci e ombre dell'universo alimentare italiano, di fronte
alle nuove sfide europee.Un problema quanto mai attuale e scottante,
quello della tutela del marchio italiano nel mondo, che vede
contrapporsi la posizione di chi si schiera contro la deriva del
localismo e quella di chi denuncia il pericolo di un'imminente
omologazione. Quali dunque le soluzioni possibili, tra l'esperienza
europea della denominazione d'origine e quella americana del
brevetto? Attorno a questo tema si svilupperà il dibattito,
durante il quale verranno evidenziati i lati forti e deboli di un
settore che, nonostante la congiuntura economica negativa, continua a
rimanere un faro dell'Italian lifestyle nel mondo.
Nel
corso del convegno verranno proiettate immagini inedite, uscite
eccezionalmente delle teche della RAI: in una delle prime
trasmissioni dedicate al turismo italiano, fin dagli anni ’50,
Mario Soldati già guidava i telespettatori alla
scoperta delle valli del Po e delle coste tirreniche, e dei loro
sapori.
I
filmati si alterneranno a centinaia di pregevoli scatti fotografici
montati da Cesare Colombo e in parte da lui realizzati, che
faranno da sfondo agli interventi e racconteranno agli ospiti
l'universo agroalimentare italiano con il linguaggio delle immagini.
Nella
serata dello stesso giorno, a conclusione del convegno,
contemporaneamente nei 100 Ristoranti dell’Associazione del Buon
Ricordo, 15 000 commensali festeggeranno il compleanno del
Touring Club Italiano, degustando una cena a base di ricette e
prodotti della Sicilia, protagonista assoluta delle tavole, oltre che
dei dibattiti della giornata.
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