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La Cultura che nutre

Fra un boccone di Storia ed uno di Geografia

 

L'Abruzzo conserva segni di un passato denso di vicende umane e storiche di rilievo, ed è una regione particolarmente vocata al turismo storico, culturale, religioso ed enogastronomico.

 

Il litorale abruzzese è diversificato: basso e sabbioso al Nord, frastagliato verso Sud. Improvvise calette tra ginestre e vigneti si alternano ad ampi arenili a tratti con dune fiorite. Spiagge a volte ghiaiose si alternano a quelle di sabbia dorata incorniciate dalla folta vegetazione mediterranea con i tipici trabocchi: singolari e solitarie palafitte protese nel mare per raccogliere pesce.

 

Arrivando in Abruzzo da Nord, la prima località che si incontra è Martinsicuro che accoglie il visitatore con un'ampia spiaggia ed il bellissimo torrione ornato di fregi rinascimentali. Poi si trovano Tortoreto ed Alba Adriatica con la spiaggia delimitata dalla folta e refrigerante pineta, dove il verde si bagna d'azzurro, e poi ancora Giuglianova, Roseto degli Abruzzi, Montesilvano, Pescara. Quest'ultima è la più moderna città di questa regione ed è dotata di stabilimenti balneari, di alberghi e ristoranti di buon livello.

 

Città di Gabriele d'Annunzio e di Ennio Flaiano, Pescara a ritmo di Jazz continua a “macinare” musica e dal 1969 ospita uno dei più importanti Festival Jazz richiamando pubblico di esperti da tutto il mondo.

 

Colorata di azzurri e di verdi l'Abruzzo è delimitato dal Gran Sasso erto e severo, e dominato dalla montagna Madre: la Maiella. Dalle pendici collinari con un colpo d'occhio è possibile cogliere l'azzurro del mare e le vette montane. All'interno, allo storico Parco Nazionale d'Abruzzo ( ora Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise), patriarca dei parchi italiani (sorto nel 1922) che ha l'area protetta più antica e famosa d'Italia che gravita su tre regioni: Abruzzo, Lazio, e Molise, con innumerevoli paesi montani. Negli ultimi decenni si sono aggiunti altri due parchi nazionali ( Gran Sasso - Monti della Laga e Majella), un parco regionale (Velino-Sirente) ed una fitta serie di riserve naturali.

 

La Maiella, montagna sacra, rappresenta una vera e propria roccaforte dello spirito: eremi, cenobi e romitori, antiche chiese e costruzioni si stagliano in uno scenario naturale incline al silenzio ed alla ricerca interiore.

 

La natura prevalentemente montuosa ha favorito fin dall'antichità lo sfruttamento pastorale di buona parte del suo territorio. L'allevamento ovino ha svolto per almeno tre millenni un ruolo determinante nell'economia della regione lasciando un'impronta duratura su diversi aspetti del suo sviluppo storico, tanto da legare strettamente alla pastorizia transumante la cultura, la religione, l'economia, i riti, le feste, le fiere, le tradizioni, la gastronomia e la vita stessa della maggior parte delle famiglie abruzzesi.

 

Il sistema transumante, grazie a spostamenti stagionali tra zone di montagna e di pianura, ha sempre assicurato alle greggi pascoli abbondanti e clima temperato. Già Federico II di Svevia, nel 1200, aveva istituito la “Dogana della mena delle pecore”. L'attività di allevamento “transumante” delle pecore, fu organizzata, poi, sul modello della analoga “Mesta” spagnola, nel 1447 da Alfonso I d'Aragona, re di Napoli, che istituì i “Regi Tratturi” : una rete viaria di circa 3000 Km, larga circa 111 metri, ordinata su 3 grandi direttrici: il Tratturo L'Aquila-Foggia (Tratturo del Re), il Tratturo Celano-Foggia, e il Tratturo Pescasseroli-Candela.

 

La montagna, dunque, era sfruttata per i pascoli nella stagione estiva, la pianura per il pascolo invernale.

Su questi grandi vie d'erba ( ...quasi per un erbal fiume silente...D'Annunzio) transitavano fra il `600 ed il `700 (i due secoli d'oro della pastorizia transumante) circa 3 milioni di capi di bestiame che attivavano una florida economia grazie alla vendita dei formaggi, delle pelli, ma soprattutto della lana che veniva immagazzinata nei locali della Dogana della mena prevalentemente a Foggia e a L'Aquila e venduta ad acquirenti che arrivavano dal Nord Italia, ma anche dal Nord Europa e soprattutto dalle Fiandre, influenzando così fortemente lo sviluppo di queste città e dell'intero territorio dall'Abruzzo montano alla pianura ed al Tavoliere della Puglia.

 

Ora come allora l'Abruzzo può ritrovare l'antico splendore ripercorrendo le tappe della sua storia, riscoprendo le sue peculiarità, salvaguardando le sue specialità e promuovendo il territorio con giusta, lungimirante e propria filosofia del turismo.

 

Tutti i mesi sono buoni per visitare e soggiornare in Abruzzo, fra questi il mese più ricco di feste legate ai riti della tradizione, è quello di maggio.... ( inserire l'articolo sul maggio che conclude quello su san Nicola a Pollutri)

 

Un piatto che nutre il corpo e lo spirito

Le Virtù

 

E' un cibo antico del tempo in cui, dopo la lunga stagione, i parchi resti della madia finivano per sposarsi in un tripudio di odori, sapori e colori con le primizie della primavera entrante. La virtù della sapiente donna di casa della provincia povera e contadina sapeva approntare piatti ricchi. Questo minestrone, seguendo il virtuoso costume di non buttare via niente (così in disuso nella nostra società consumistica!), deriva dal dar fondo ai rimasugli alimentari prima dell'inizio del raccolto.

 

Il maggio trionfante di verde e di speranza conferiva a questo cibo i caratteri di un rito antico capace di rinsaldare, attraverso lo scambio reciproco, vincoli di amicizia. Un rito culinario che nella scadenza calendariale contadina cadeva il Primo maggio di ogni anno. Su questo piatto convergono moltissime valenze simboliche che si incontrano con le altre feste di maggio, ed antichi rapporti dell'uomo con l'ambiente si manifestano in questa usanza ancora viva nel teramano.

 

Questo piatto della tradizione è rivissuto nell'autentico gusto di un tempo nella “Locanda del Pompa”, immerso nella lussureggiante collina di Campli. Un Ristorantino di campagna con camere in cui si ritrova anche la giusta atmosfera e la giusta convivialità, che propone un Menu virtuoso con Mazzarelle alla Teramana, Le Virtù, i classici Maccheroni alla Chitarra con Polpettine, Agnello nostrano della Laga all'Abruzzese con giotte patatine. Dulcis in fundo la Pizza dolce, tipica torta, unica nel suo genere, ha il sapore della crema fresca, che ammorbidisce il già soffice Pan di Spagna bagnato con l'Archems e che fa ritovare la memoria del compleanno festeggiato in casa con il dolce fatto dalla mamma. Un dolce fresco e morbido che si distingue dalle torte di pasticceria, spesso tutte uguali, poiché in tutte prevale il gusto standard delle creme preconfezionate ed abbondanti di grassi emulsionati.

 

Anche i Vini maritano una nota di sincero apprezzamento: Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo dell'Azienda Agricola Bruno Nicodemi 2006, Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane DOCG, e “Torre Migliori” 2004 Azienda Agricola Cerulli Irelli Spinozzi.

 

LE VIRTU' IN RICETTA

 

Ingredienti:

legumi secchi: fagioli, ceci, lenticchie, fave, cicerchie; legumi freschi: piselli e fave; cereali secchi: grano, orzo, farro; verdure di varia qualità: carote, bietole, indivia, scarola, lattuga, cavolo, rape, patate, spinaci; aglio, cipolla, aneto, maggiorana, salvia, sedano, prezzemolo, finocchietto selvatico, mentuccia; un pizzico di noce moscata, un chiodo di garofano; pezzetti di carne mista, pezzetti di prosciutto e di lardo; rimasugli di pasta mista. Salsa di pomodoro. Formaggio pecorino grattugiato, sale, pepe e olio extra vergine di oliva.

 

Preparazione:

la sera prima si mettono in ammollo i legumi ed i cereali secchi. In acqua abbondante ed in pentole separate si mettono a lessare i legumi ed i cereali.

Pulire, lavare e tagliare a pezzetti le verdure fresche, lessare in acqua, aggiungere fave e piselli freschi.

A parte, far rosolare in una grande pentola ( che servirà per raccogliere alla fine tutte le “virtù”) la cipolla con l'aglio, l'olio e tutti gli altri “odori” insieme ai pezzeti di carne, al prosciutto e al lardo, a metà cottura aggiungere qualche cucchiaio di pomodoro; infine, quando la carne è cotta, unire le verdure, tutti i legumi e i cereali cotti, fare bollire ancora per un po'.

Intanto, in abbondante acqua lessare tutti i rimasugli di pasta corta e spezzettata, se si vuole, si può aggiungere, poi, anche della pasta all'uovo fatta in casa, sempre spezzata.

Unire la pasta, lessata al dente, a tutto il resto, fare bollire ancora per un minuto e servire aggiungendo un filo di olio buono ed una grattugiata di pecorino.

Come è antica e bella usanza, “le virtù” vengono preparate in grande abbondanza (e non potrebbe essere diversamente, visto il gran numero di ingredienti!) per essere distribuite (porta bene!) a vicini, bisognosi, parenti ed amici. Un “cuppino” (mestolo) di virtù non si nega a nessuno.

 

 

 

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