Alba Simigliani

Un viaggio in Abruzzo nel mese di maggio

 

 

 

In Abruzzo dalle Gole del Sagittario a Pescocostanzo

passando per Castel di Sangro e Barrea,

ungo i fiumi Pescara e Sangro

 

Gennaio 2009. Creste montuose e profonde valli, verdi e ordinati campi coltivati, distese di vigneti ed uliveti che lambiscono il mare, l'Abruzzo è fra le regioni più varie ed interessanti della Penisola.

 

Prevalentemente montano, il 75% di questa regione si trova al di sopra dei 700 metri sul livello del mare, l'Abruzzo può essere definito“ Regno dei Parchi” o “grande Museo permanente di storia e di ambiente”. Quattro i Parchi ed oltre trenta le Riserve Naturali con una varietà di percorsi per principianti ed esperti, per mountain bike o per bici da strada, a piedi o a cavallo, per qualsiasi sport estivo o invernale. In queste aree di notevole diversità paesaggistica trovano spazio l'orso, il lupo, il camoscio, l'aquila. Qui si trovano sentieri adatti ad ogni tipo di passo e di età e in ogni borgo anche i palati più esigenti potranno essere solleticati da gustose specialità culinarie.

 

Ogni stagione è buona per visitarla, ogni itinerario, ogni borgo sono occasione per immergersi in uno scenario sorprendente di natura, storia, arte, cultura, tradizioni, enogastronomia.

 

La neve è la grande protagonista degli inverni. Le numerose ed attrezzate piste permettono belle discese. Le estati si animano di eventi e manifestazioni ed è possibile spaziare dalle distese libere dei piani alle solenni faggete del Bosco di Sant'Antonio nei pressi di Pescocostanzo.

Lasciando il Mare Adriatico e la bella costa, percorrendo l'Autostrada A 25, ed uscendo a Cocullo, in poco più di un'ora, si giunge alle Gole del Sagittario e fra aspra montagna e ampie vallate, attraverso un tortuoso e panoramico tragitto si ritrovano gli ambienti che i viaggiatori inglesi dell'Ottocento, Richard Craven ed Edward Lear, trovavano “pauroso e bello” e si incontrano i borghi fra i più belli d'Italia come :

 

Anversa degli Abruzzi

posta all'inizio delle Gole, custode di antiche storie racchiuse nella pietra, questo paese ha colpito anche la fervida immaginazione del poeta abruzzese G. D'Annunzio, che vi ha ambientato una fosca vicenda all'ombra di un suo imponente rudere, il Palazzo dei Sangro.

Anversa, come gli altri borghi disseminati fra i monti, è di una primitiva bellezza che sottolinea il fascino di quell'Abruzzo misterioso e barbarico che la visione del Vate fa rivivere molto spesso nelle sue opere. Questa è la terra dei Marsi, di quel “marsus”, mago incantatore di serpenti, che evoca riti di iniziazione esoterici di sapore medievale, ma è anche paese di pastori, di antichi produttori di pignatte e giocattoli sonori, e dei fischietti di creta che come “flauti magici” riportano ad una dimensione fiabesca, più rassicurante e naif.

 

Scanno

è il paese successivo, che appare all'improvviso, come un miraggio, dopo l'ultimo tornante delle Gole del Sagittario, sulla strada che sale.

Paese di pietra, di acqua, di aria, di braci nei camini, di silenzio e profumi, mitigato nel clima dal lago artificiale, ha il fascino presepiale dei borghi dell'entroterra abruzzese. Ad una altitudine di m. 1050, con case di pietra abbracciate tra loro, sotto il protettivo sguardo della Montagna Grande, Scanno è preziosa come la natura che la circonda.

 

E' paese di belvedere, di panorami, di splendide passeggiate su vecchi sentieri, di antiche tradizioni e costumi singolari.

 

Caratteristico è l'abitato antico, per le sue vie gradonate, dalle quinte in pietra, illeggiadrite da capricciosi portaletti e da finestre settecentesche che testimoniano il periodo di floridezza economica grazie all'attività armentizia. Grandi e piccoli proprietari di pecore utilizzarono, nei secoli addietro, i loro capitali per costruire. Ogni famiglia doveva affermare il proprio prestigio innalzando il palazzo più bello, più ricco. Ed ecco palazzi barocchi plasmati su elementi romanici e gotici preesistenti; ed ancora portali, archi, bifore, trifore, cornicioni, lesene.

 

Una passeggiata nel centro storico è l'occasione per apprezzare il pittoresco intrecciarsi di viuzze e belle piazze, di numerosi edifici e palazzi nobiliari, di chiese, testimonianze dei più fiorenti momenti della sua storia. Feudo dei Di Sangro, rimase proprietà di questa potente famiglia sino al tardo Duecento, quando passò ai D'Aquino. Grazie alla pietra locale, resistente al clima montano (la stessa usata fin dal medioevo), e alla floridezza economica, si costruirono palazzi e chiese in tutta l'alta valle del Sagittario con l'apporto anche di maestranze che venivano da tutte le parti d'Italia. Forse per questo certi campanili ricordano quelli del Nord! Anche nella Chiesa di Santa Maria della Valle, costruita in più epoche è possibile leggere le varie fasi storico-costruttive di Scanno e “la mano” di esperti e validi artigiani non solo locali. Scanno, come Pescocostanzo e molti altri importanti borghi della provincia dell'Aquila, fra il Sei ed il Settecento raggiunse la massima floridezza economica grazie al notevole sviluppo dell'industria armentizia che incrementò parallelamente anche quella della lana, quella casearia e della concia delle pelli. In questo periodo nasce quello che forse è il più bel vanto di Scanno, il costume femminile. Immortalato anche nel monumento nel centro storico, è simbolo ed elemento cardine della cultura scannese, segno di potere e di prestigio, fondamento stesso della vita sociale. L'abilità delle donne nell'orditura e nella tessitura era presente in tutto il Regno di Napoli e qui raggiunse espressione di vera arte, soprattutto nel costume della festa e in quello delle cerimonie. Ma anche sulle sue origini c'è un velo di mistero. Le caratteristiche ed i colori dell'abito fanno pensare ad una provenienza orientale. Del resto già Plinio il Vecchio nei suoi scritti, indicava una località del Mar Rosso Libico, come Macna Scamnas! Frutto, dunque, di una tradizione che ha origini antiche, arricchito da scambi con culture e civiltà lontane e favorito dal notevole patrimonio armentizio, che nel 600 contava 130.000 pecore su una popolazione di 2420 abitanti.

 

Dai primi del 900 l'abbandono della pastorizia, l'emigrazione, il terremoto, impoverirono notevolmente questi luoghi, e solo dal 1955 è iniziata la ripresa, grazie anche alla seggiovia di Collerotondo che ha consentito l'avvio di un nuovo sviluppo anche turistico.

Il mondo pastorale, deflagrato sotto la spinta della modernità, cerca oggi di salvare i suoi antichi silenzi riflessi nella pietra meravigliosa della Majella e del Gran Sasso, e, mostrandosi nella sua primitiva bellezza ai visitatori, cerca un motivo per resistere. E il motivo potrebbe essere legato proprio al turismo colto e di qualità che si rivolge al moderno viaggiatore che cerca una vacanza autentica per ricreare e rigenerare il corpo e lo spirito, in una nuova transumanza che impone di abbandonare l'arido “pascolo” della odierna e rumorosa volgarità dilagante, per un cielo terso che fa da cornice alla dimensione bella ed umana di questi luoghi!

Per capire questo bel borgo ci vorrebbero gli occhi, il cuore e la mente di Henry Cartier-Bresson, che lo rese famoso impressionando la sua anima nelle sue ineguagliabili foto. Nei riti, nelle andature, negli sguardi della gente del luogo fotografati, risalta il forte legame con il “campanile”, la tradizione, il radicamento alla terra aspra e forte di montagna.

 

L'identità di questa comunità, forgiata in secoli di nomadismo pastorale, si legge oltre che nei costumi femminili anche nei gioielli che li impreziosiscono ( le circeije, la presentosa, l'amorino, le sciacquaje) (ancora oggi riprodotti dai bravi orafi del posto), che continuano ad essere indossati dalle donne più anziane del paese come la sig.ra Cesidia che mostra la foto di quando era anche “più giovane e bella”, o Cencetta Nonente, amica dei fotografi, morta recentemente a 89 anni.

 

 

Cultura e cucina del Tratturo: un mix di suggestioni e sapori

 

Siamo in Abruzzo, in una regione che più di altre, e soprattutto all'interno, per il suo naturale isolamento, mantiene ancora forti legami con la tradizione. Scanno conferma questa regola e qui si possono gustare rare specialità.

 

La cultura scannese nelle sue radici è, dunque, fortamente legata alla tradizione agropastorale e, quindi, anche la cucina ne è direttamente influenzata.

Quando fino al secolo scorso in autunno i pastori lasciavano i pascoli estivi sui monti prima di condurre le greggi verso la Puglia, il paese faceva festa e i forni restavano aperti di giorno e di notte. Questo avvenimento era l'occasione per tutti, pastori, agricoltori e altri gruppi sociali, per incontrarsi e mettere in comune conoscenze e tradizioni provenienti anche da altri luoghi. Così prendeva forma la cultura del Tratturo che caratterizza gran parte della civiltà di questa regione. Ci si scambiavano doni: i mariti portavano alle mogli salsicce, prosciutti, salami, caciocavalli e “ruote” di formaggio ben stagionato. Le donne preparavano regali sostanziosi ai mariti per affrontare al meglio le fatiche della transumanza: ferratelle, saporiti turcinielli (pasta di pane condita con sale e pepe e fritta a striscioline attorcinate) biscotti, ciambelle e quel “pan-rozzo” divenuto poi il Parrozzo, tipico dolce di Natale. La tradizione ha perso la sua primitiva funzione, ma ha conservato i sapori ed i profumi soprattutto nelle case, ma anche in alcuni ristoranti e agriturismi del luogo.

 

Ancora oggi vengono preparati secondo tradizione numerosi tipi di formaggi e ricotte, pecorini più o meno stagionati, il Gregoriano, prodotto a lavorazione acidula, il capriccio di pecora, sfizioso formaggio a pasta molle, la caciotta di pecora.

Dal maiale si producono salumi aromatizzati, salsicce, lardo, lonza, coppa, pancetta e prosciutto.

Tra i primi, oltre alla classica pasta alla chitarra, sono da ricordare le sagne coi fagioli, e da non perdere per l'unicità del piatto i “chezzellite”, originali gnocchetti di acqua e farina fatti a mano e conditi con broccoletti di frattura e ceci. Carne di agnello e castrato utilizzati in svariati modi, appartengono senz'altro alla tradizione agropastorale, così come lo squisito dolce a base di mandorle: il Pan dell'Orso, antica focaccia che conserva a lungo la sua fragranza nei lunghi viaggi dei pastori con mandorle abbrustolite, farina e fecola di patate, burro, miele, ricoperto di cioccolata. Squisiti anche i Mostaccioli con mosto cotto, mandorle e cioccolato, e le ciambelline all'olio di oliva, vino bianco e anice.

 

Nel Ristorante da Costanza e Roberto, proprio dietro la piazzetta principale del paese, in un ambiente raccolto, la premurosa padrona di casa, la sig.ra Costanza rivisita, in chiave personale, con fantasia e gusto moderni, i piatti della tradizione ed i sapori del luogo. Nel suo Albergo diffuso nel palazzo signorile del XVIII secolo, recentemente restaurato, e nel B & B della sua casa si può trascorrere un confortevole soggiorno.(www.lacasadicostanza.com tel. 0864 74345 - 0864747821)

 

Qui, a Scanno, si ripropongono ogni anno eventi particolarmente carichi di suggestione. Tra le diverse manifestazioni sono senz'altro degni di nota per la levatura internazionale il “Premio Scanno, animata kermesse letteraria estiva che ha superato la 30° edizione, e poi il Premio Internazionale di Fotografia “Scanno dei Fotografi” che si tiene dal 1998. Il particolare fascino scannese ha sempre attratto i fotografi a coglierne i migliori scorci, i costumi delle donne, gli ori i pizzi, la natura, primo fra tanti Henry Cartier Bresson, ma anche Giacomelli, Scianna e molti altri.

 

Continuando la strada dei monti, lasciato Scanno e il suo lago, inoltrandosi nel Parco Nazionale, si giunge al Lago di Barrea su cui si affacciano: Villetta Barrea, Civitella Alfedena, Barrea.

Alle innumerevoli bellezze naturali provenienti da questi monti ricchi di boschi, di freschissime sorgenti, di pascoli e dirupi spettacolari, di altissime cime che rendono la zona simile alla Svizzera o alle Dolomiti, che accompagnano il fiume Sangro, si è aggiunto nel 1952 un grandioso lago artificiale creato dalla SME e dalla Terni. Una grande Diga, come a Scanno, che, sbarrando il passo al Sangro, produce energia, mitiga il clima, e permette di arricchire la vacanza in montagna.

Così i monti ed i borghi che circondano il lago hanno trovato il modo di riflettersi in questo specchio d'acqua, e alla poesia naturale, si unisce, armonizzandosi perfettamente, quella artificiale creata dall'uomo che unisce l'utile al dilettevole!

 

Prima di giungere a Barrea, in posizione aprica sul lago, si affaccia “La Poiana”.

Nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo, alle pendici del Monte Greco, l'Abergo-Ristorante “La Poiana” (dal nome del rapace che nidifica sulle cime di questi monti) è un antico casale dell'800 completamente ristrutturato, dove il visitatore può ristorarsi sul bel paesaggio immerso nel verde e nella tranquillità affacciato sul lago, può andare a cavallo, e può godere della premurosa e accogliente ospitalità dei padroni di casa.

 

La bella famiglia del medico del paese, dott. Nicola Caniglia, dall'estate del 2001 ha avviato questa attività gestita con garbo dalla giovane Michela. La passione per la natura, per i cavalli, per la cucina, l'amore ed il profondo legame con questa terra “condisce” anche i piatti tipici che vengono preparati dalla mamma con i prodotti locali e con i funghi e le verdure che è proprio il dottore a procurare nelle sue passeggiate in alta montagna, spingendosi fino a 2000 m. dove crescono gli “oraci” preziosa e rara verdura che accompagna carni e formaggi.

 

(www.albergolapoiana.it - tel/fax 086488106 - 3495401202 - 3293528822).

 

Castel di Sangro

Costeggiando il fiume Sangro una sosta alla Masseria San Iorio nella bella campagna del comune di Castel Di Sangro, significa incontrare una Azienda BioAgrituristica condotta dalla dott.ssa Juliette Grosso, che coltiva con metodi davvero biologici frutti “minori”: lamponi, ribes, uva spina, more, fragoline. Antiche coltivazioni montane riscoperte e trasformate in deliziose confetture e gelatine.

A 1000 metri di altitudine, lungo un dolce pendio esposto a Sud, in un territorio compreso fra il Parco Nazionale d'Abruzzo e quello della Maiella, l'ampio frutteto circonda l'abitazione e il laboratorio di trasformazione col punto vendita. “ Abbiamo recuperato e valorizzato terreni abbandonati ed ora con l'area pic-nic, la fattoria didattica e la possibilità di alloggio, cerchiamo di far conoscere e promuovere questo territorio ed i suoi preziosi prodotti.”- dice con evidente soddisfazione Juliette, la gentile padrona di casa. (www.masseriasaniorio.it tel/fax 0864 841037)

Continuando, tra immensi pascoli, nella regione degli Altipiani Maggiori d'Abruzzo si arriva a

 

Pescocostanzo

Pescocostanzo conserva ancora la magia dell'essere stata per secoli teatro di una elaborazione culturale, economica e artistica tanto originale e autoctona quanto cosmopolita e innovativa, rendendosi compartecipe dei più importanti fenomeni culturali europei dell'epoca ed ancora oggi è modello e simbolo di sviluppo nel rispetto, conservazione e valorizzazione del proprio territorio e della sua storia.

Centro di antica origine e luogo di intensa civiltà, concentra in sé un eccezionale patrimonio di monumenti rinascimentali e barocchi a testimonianza della straordinaria vicenda artistica e culturale che si sviluppò soprattutto tra il 1440 ed il 1700, grazie alla fiorente attività armentizia e alla conseguente floridezza economica.

Protagonista e testimone di un'epoca di ricchezza legata alle arti liberali, all'artigianato artistico e all'economia pastorale, la fiorente attività cittadina si spiega anche per una serie di ragioni culturali, oltre che economiche e politiche, legate ad una classe dirigente illuminata, consapevole e favorevole allo sviluppo di un gusto per l'Arte e per il Bello diffuso e condiviso. E' singolare e sorprendente la presenza di un centro storico di questa ricchezza e qualità a ben 1400 metri di quota, proprio nel cuore degli Appennini.

Sorta e cresciuta lungo la “Via degli Abruzzi”, la grande arteria medievale che collegava il Sud e il Mediterraneo al Nord e all'Europa continentale, Pescocostanzo è una vera città d'arte, grande per la ricchezza del suo patrimonio storico-artistico e per il suo tessuto urbano perfettamente conservato. Anch'esso fra i borghi più belli e meglio custoditi d'Italia, ma anche tra i maggiori centri europei del barocco, è posta in un ambiente naturalistico eccezionale, al centro della Majella.

E' facile immaginare che la forza, la maestosità, l'ampiezza delle prospettive che la natura del luogo propone abbia esercitato un'influenza diretta e positiva sull'ambiente urbano ed artistico di Pescocostanzo.

La natura, come musa ispiratrice dei valori artistici e dei tratti caratteristici di questo ed altri borghi montani abruzzesi, sembra stimolare l'elevazione del gusto e dell'armonia e proporre un equilibrato repertorio di forme e suggestioni prese anche dalla flora e dalla fauna che abita il luogo e arricchisce anche la fantasmagorica policromia barocca dei paliotti di marmo, così come sono presenti nella pietra scolpita e nei bronzi delle splendide acquasantiere, o ancora nel prezioso ferro battuto delle scale o dei balconi, mentre le bacche di uvaspina danno ispirazione e forma ai vaghi d'oro della più celebra e sontuosa collana pescolana, la cannatora.

 

Gli orafi di Pescocostanzo, insieme a quelli di Scanno e di Sulmona, sono noti ed apprezzati per l'originalità, la ricchezza decorativa e la qualità tecnica dei loro manufatti ed ancora oggi nelle botteghe si continua la tradizione familiare con le antiche tecniche di lavorazione. I merletti al Tombolo, come trine di neve, sono parte della vita quotidiana delle donne di questo centro. Introdotti dai lombardi, i merletti pescolani si distinguono per la particolare complessità e finezza. Nel Palazzo Fanzago, in pieno centro cittadino, si trova la Mostra-mercato di questo prezioso lavoro femminile. Espressione di folte e qualificate maestranze, soprattutto lombarde, capaci nell'edilizia come nelle arti del ferro, della pietra, dell'oreficeria, del merletto, del mosaico marmoreo, dell'intaglio ligneo, che diedero vita e svilupparono una straordinaria varietà di forme artistiche diffuse sull'intero territorio e concentrate nella Chiesa di Santa Maria del Colle.

Su questo rapporto ricco, colto, nobile, elevato fra borgo e territorio si è basato per secoli il ruolo che Pescocostanzo ha avuto come capitale di un vasto comprensorio montano a fortissima vocazione agro-pastorale, che ancora oggi conta un patrimonio zootecnico ingente. Chiunque la l'attraversi noterà come la bellezza del paesaggio parli di un uso del territorio da sempre attento e lungimirante, rispettoso della natura e dei suoi equilibri, saggio nel salvaguardarlo e valorizzarlo. Una cultura che ha fatto grandi e ricche le famiglie pescolane, che con gli stilizzati monogrammi familiari, le marche, contrassegnavano ogni proprietà mobile e immobile: case, stalle, stazzi, cippi confinari, animali, mezzi, attrezzi, prodotti.

 

Le tradizioni sono per Pescocostanzo un tesoro da continuare a custodire poiché in esse è coagulata l'identità della comunità e l'orgoglio nel continuare una storia peculiare ed unica che si esprime attraverso manifestazioni spesso singolari. A conservare e tramandare il peculiare orgoglio civico della comunità partecipa attivamente anche la Confraternita Di Santa Maria del Suffragio dei Morti.

Per ulteriori informazioni: Comune di Pescocostanzo: tel: 0864 640003 www.pesconline.it

 

Appena sotto il paese, lungo la SS Frentana 84, nel B&B Masseria Cerasella, si può trovare un caldo ed accogliente rifugio. ( www.masseriacerasella.it - Tel. 320 7515630).

 

Ed ancora nel comune di Pescocostanzo, nel disteso altipiano, immerso nel verde dell'anfiteatro naturale del Quarto Grande, a 1300 mt di altitudine, nella Contrada Pedicagna, c'è l'Azienda Agricola Agrituristica Giuliana, e qui c'è nonno Franco, un raccontatore d'eccezione e c'è sua figlia Monica che ti cattura con la sua generosa accoglienza e con un agnello indimenticabile!

Una fattoria vera, quella della famiglia Macino, che da sei generazioni si occupa di allevamento ovino e di trasformazione del latte, proprio dal 600, da quando fiorente era a Pescocostanzo questa attività. 500 ora le pecore di razza Sopravvissana e animali di bassa corte, di 40 ettari è l'attuale superficie dell'azienda con prati polifita e bosco.

 

Accompagnati dai racconti del nonno, riscaldati dallo schioppettante camino, si può assaggiare la ricotta appena fatta, ancora calda, o il formaggio “ubriaco” e caciotte di pecora con erbe di montagna, deliziose bruschette con fegatini di agnello in crema o funghetti sott'olio, crostate, marmellate e liquori. Tutto fatto in casa e in fattoria. Mentre Monica porta in tavola il suo trionfale agnello fumante. Agnellino di 20 giorni cace'e ove, cotto nel vino bianco con carote, sedano, cipolla, fuoco lento, e 10 minuti prima di terminare la cottura completato con le uova fresche ed il pecorino di un anno e mezzo grattugiato e stemperato con mezzo limone spremuto e un po' di buccia grattugiata.”- Monica illustra la ricetta della tradizione di famiglia, e ci spiega la sua scelta di vita. Con orgoglio parla anche del progetto didattico in cui crede molto - Il nostro obiettivo è quello di creare un'occasione di contatto diretto tra il settore agricolo e la scuola, per far conoscere l'origine del cibo ed il lavoro che c'è dietro un prodotto di qualità, primo fra tutti il latte, oltre che del sacrificio e dell'opera dell'agricoltore e dell'allevatore: custodi delle ricchezze ambientali e culturali del territorio. Qui il visitatore può trascorrere un soggiorno molto educativo, partecipare a Percorsi a tema e grandi e piccoli vivere appieno l'azienda agricola”. Gli ospiti possono concedersi una bella, costruttiva e gustosa vacanza, dunque, sia quando la neve copre le montagne e si può andare a sciare nelle vicine piste, o con la bella stagione godersi le passeggiate sui prati fioriti, quando il sole scalda anche le alte quote e le pietre dei borghi antichi. (www.aziendagricolagiuliana.it tel/fax 0864 64 1127 - cell. 3332111225).

 

Per accompagnare i piatti tipici di questi luoghi i Vini Margiotta sono l'ideale!

Una giovane Cantina nella vicina Pratola Peligna quella di Mario Margiotta che ha però un solido legame con l'antica tradizione e la profonda cultura del vino. “Iniziata dal bisnonno Gabriele nel 1920 - ricorda Mario - che con la sola fatica delle braccia coltivava vigneti ad alberello. In onore del nonno, mio padre Silvio, ha trasformato le uve Peligne in una nuova cantina ripercorrendo la scelta dei padri e della tradizione. L'amore profondo - continua il giovane Carlo Mario Margiotta- per la mia terra mi ha guidato anche nella scelta dei nomi dei miei vini: Cretara, che prende il nome da una delle zone di Pratola Peligna, importante culla della viticoltura abruzzese, dove furono coltivate le prime viti dai miei avi fin dai primi del Novecento; l'altra è Pentima, fulgida terra d'Abruzzo solcata dall'Aterno e dal Sagittario”. (www.margiottavini.it cell. 3287457941).

 

Costanza, Juliette, Monica, Michela, Elena, insieme alla dott.ssa Amelia Iuliano, responsabile di Abruzzo To Europe, (www.abruzzotoeurope.com) ed entusiasta promotrice di queste interessanti realtà produttive, raccontano storie di donne determinate e coraggiose che contribuiscono in modo significativo a salvaguardare e valorizzare un territorio ricco di storia e di tradizioni.

 

 

 

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