Abruzzo: antologia del paesaggio mediterraneo

 

Vacanze nelle dimore storiche lungo l'Adriatico

per scoprire un mare di storiche bellezze

 

 

Una veduta della Fortezza di Civitella del TrontoTeramo estate 2008. Affacciata sull'Adriatico, l'Abruzzo è ponte tra il Nord e il Sud, tra i Balcani e Roma, tra l'Adriatico ed il Tirreno, tra la montagna e il mare

 

Uno scrigno al centro dell'Adriatico, l'Abruzzo è la regione in cui sono conservati ambienti naturali unici, preziosi e protetti, resi sempre più fruibili per tanti tipi di turismo.

 

L'Abruzzo è la regione più verde d'Europa, ma anche molto azzurra, con i suoi 120 chilometri di spiaggia. Nel suo corretto rapporto con la natura, nel dialogo armonico anche con la sua storia, con l'arte e la cultura, e nella ricca tradizione gastronomica, questa regione possiede una fondamentale opportunità di sviluppo.

 

Impossibile trovare un'altra regione europea che in così poco territorio concentri una costa mediterranea dai più vari habitat; una fascia collinare con ambienti di ogni grado di antropizzazione, emergenze geologiche di grande interesse; una zona montana vastissima, spesso integra naturalisticamente, anch'essa con ambienti più vari. Ma se la natura è l'elemento principe di questa regione e, come Ignazio Silone scrisse a proposito dei propri conterranei che “il carattere stesso degli abruzzesi è stato forgiato da millenni di convivenza con i più primitivi e stabili degli elementi: la natura”, non si può fare a meno di considerare che questa è una terra ricca anche di testimonianze storiche, con bellezze artistiche e monumentali di grande interesse e suggestione, con una consolidata tradizione di ospitalità e di enogastronomia di qualità.

Molte le iniziative rivolte a far conoscere ed a promuovere l'intero territorio, occasione preziosa è anche il Progetto I.TES.A. che si ispira alla salvaguardia delle dimore storiche localizzate nell'area dell'Adriatico e legate ad un'offerta di ospitalità che si integra con il territorio e che aumenti la qualità e la diversità dei servizi turistici

 

Per conoscere e meglio comprendere l'Abruzzo e la sua gente e trasformare il viaggio in un ritorno al passato, bisogna partire dal vertiginoso silenzio delle sue montagne, e lungo le vie tratturali, proprio come i pastori, giungere al mare. Da qui fra mille e quasi tremila metri di altezza, dai contrafforti meridionali del Gran Sasso, la "terra lontana del Boccaccio”, a poche decine di chilometri da l'Aquila, la città sognata da Federico II, partiva la transumanza . Dalla più alta terra dell'aquila e del lupo e dalla roccia inizia quella civiltà agro-pastorale da cui nascono metafisiche torri, chiese, castelli e borghi di pietra.

Da qui nascono sentieri antichi e il tratturo, calpestato per mille e più anni da un fiume vivo di pecore che scendeva in autunno fino al Tavoliere delle Puglie, ed all'inizio dell'estate, tornava sui pascoli alti.

Più giù nella valle, guardato a vista da rocche e castelli, il fiume Tirino lambisce San Pietro ad Oratorium, fondato da Desiderio, re dei Longobardi; poco distante, Carlo Magno volle lo straordinario Oratorio di San Pellegrino a Bominaco con l'azzurro e porpora dei suoi affreschi duecenteschi. Le tante chiese e torri lungo la via raccontano la ricchezza avventizia e l'epoca d'oro della Mena delle pecore in Puglia. Ogni santo e numerose Madonne hanno il proprio prezioso altare, mentre sull'altipiano di Navelli si slargano, altre ricchezze secolari di queste zone: i filari violetti delle coltivazioni di zafferano.

 

Nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, al margine di Campo Imperatore, affacciati sulla piana di Navelli, sul Sirente e sulla maestosa Maiella, vi sono alcuni centri storici fra i più caratteristici dell'Abruzzo, con testimonianze e dimore storiche di indubbio valore. Paragonato dai viaggiatori del passato ad un “piccolo Tibet”, nel cuore delle montagne abruzzesi, Campo Imperatore è stato per secoli un luogo di grande ricchezza. Le greggi che pascolavano da giugno ad ottobre sui pascoli e che poi migravano sui tratturi verso il Tavoliere pugliese, erano uno dei grandi patrimoni della regione. Dall'antichità ai giorni nostri, un complesso sistema di norme ha regolato l'uso di pascoli e tratturi. Ciò spiega la presenza, al margine dell'altopiano, di una serie di castelli, palazzi e di centri fortificati. Tra questi, al di fuori delle abituali rotte turistiche, vi è Rocca Calascio, villaggio a 1450 metri di quota dominata dalla Fortezza fondata intorno all'anno mille, la più alta e spettacolare dell'intero appennino centrale, dominata, nel punto più vicino al cielo, dalla ventosa Madonna della Pietà, la suggestiva Chiesa quattrocentesca a pianta ottagonale.

Qui, circa dieci anni fa, Paolo Baldi, romano, guida nel Sahara d'inverno ed al Polo Nord d'estate, scopre i panorami di Rocca Calascio e sceglie di trasferirsi in questo borgo abbandonato da oltre cinquant'anni insieme alla moglie Susanna ed ai figli, e di farlo rivivere. La Torre castellata del XII secolo a quasi 1500 metri di altitudine, e lo storico palazzo diroccato vengono restaurati e diventano il Rifugio della Rocca , con bar, ristorante e posti letto fra le nuvole, il profumo giallo delle ginestre, il sapore del timo ed un panorama infinito.

Per informazioni: www.rifugiodellarocca.it

 

L'intera area protetta del Parco si articola in Distretti ambientali turistico culturali.

Undici sono le aree, con confini puramente virtuali, che comprendono porzioni di territorio omogenee per caratteristiche ambientali e paesaggistiche e per valori naturalistici e culturali. Ogni distretto prende il nome dalle specificità più indicative del territorio.

Nel Distretto “Terre della Baronia” sono compresi alcuni tra i più bei borghi medievali d'Italia. Fra questi Santo Stefano di Sessanio, antico feudo dei Medici, il paese più integro ed architettonicamente più interessante, patria delle lenticchie nere conosciute dai buongustai di mezz'Europa e coltivata secondo metodi e tempi di tradizione millenaria oltre i 1600 metri di quota. Lo splendido borgo mediceo di Santo Stefano di Sessanio costituisce il fulcro del distretto e rappresenta un modello di intervento particolarmente riuscito nella strategia di tutela e riqualificazione ambientale portata avanti dal Parco. Il Progetto “Sextantio”, di recupero e di ridestinazione ricettiva in questo piccolo centro, ha introdotto inedite procedure per conservare l'integrità del borgo storico e del paesaggio circostante, anche in accordo con gli enti territoriali. Ed attraverso il così detto “albergo diffuso” si è avviata un'operazione di tutela finalizzata alla ridestinazione turistica del luogo per consentire una vacanza molto suggestiva in quelle che potremmo definire “dimore d'epoca” per la riproposizione della originaria organizzazione domestica e delle tradizioni locali spinta fino a contemplare i particolari più minuti.

Per informazioni: www.sextantio.it

 

Negli estesi campi di questi monti le greggi si nutrono e dal loro latte profumato d'erbe si ricava un pecorino molto saporito il Canestrato di Castel del Monte, per la cui tutela il Parco ha istituito un apposito Consorzio.

Più in basso l'altopiano di Navelli è il cuore di una delle più interessanti produzioni tradizionali d'Abruzzo: lo zafferano dell'Aquila DOP, ritenuto unanimemente il migliore del mondo.

Prodotti che sono al centro della gastronomia locale e si possono gustare nei Ristoranti del posto.

 

La cucina abruzzese, mediterranea negli ingredienti e nei profumi, creativa nella varietà e nella originalità dei piatti e dei prodotti più tipici, dalle radici contadini e pastorali contaminate anche dai frutti e dal sapore del mare, ha saputo trarre la capacità di essere insieme povera e nobile, distillando sapori antichi di sontuosa semplicità. Ottime le carni , i formaggi, ma anche il pesce dell'Adriatico che è alla base della gastronomia del litorale abruzzese ,ma che sa sposarsi egregiamente con i prodotti della terra e della montagna.Al pari dei suoi vini ed olii.

 

I vitigni tradizionali sono il Trebbiano tra i bianchi ed il Montepulciano d'Abruzzo tra i rossi. Accanto ad essi recentemente è stato operato il recupero di varietà minori Passerina, Pecorino, Cococciola. Le inconfondibili sagome degli ulivi nelle zone collinari sono sono una presenza consueta tra i dolci paesaggi delle colline. L'olio extravergine DOP prodotto in queste zone regge il confronto con i migliori oli mediterranei. Crescente interesse incontrano i vini doc abruzzesi (bianchi rossi e rosati) sui mercati di tutta Europa e sono numerosi i premi ed i riconoscimenti internazionali raccolti negli ultimi anni dai migliori produttori della regione.

 

Il Ristorante Albergo Zunica 1880Il Ristorante - Hotel Zunica.

Nella estrema varietà dei suoi habitat naturali, una vacanza in Abruzzo consente non solo di scoprire un territorio variegato, ma anche di apprezzare la bontà di una tradizione culinaria antica e forte, saporita e gentile e riproposta in modo creativo e con amore nel Ristorante - Hotel Zunica di Civitella del Tronto dove storia, cultura e gastronomia si incontrano e dialogano con passione.

 

Nell'antica città-fortezza, anch'essa immersa nel Parco Nazionale del Gran Sasso e monti della Laga, ma a mezz'ora dal mare, si trova questo antico ed elegante palazzo del' 600, una dimora storica, dunque, che la famiglia Zunica dal 1880 apre ai viaggiatori in cerca di una vacanza nel suggestivo scenario delle colline abruzzesi.

Luogo di ristoro raffinato e discreto, ha una cucina capace di sintetizzare la tradizione culinaria locale in una rivisitazione creativa ed attenta al gusto dei moderni ed esigenti gourmet. La cultura del cibo e del buon bere è un punto di onore che si tramanda nella famiglia Zunica di generazione in generazione e che nasce dall'amore per il territorio. Si privilegiano, infatti le paste ed i dolci fatti in casa e si utilizzano prodotti locali di eccellenza, ma anche il pesce arriva fresco dal vicino Adriatico, che il bravo chef riesce a rielaborare ...

 

Anche i sapori dei piatti raccontano la fierezza della gente del posto che con eroica tenacia è rimasta fedele ai Borboni e ne è stato l'ultimo baluardo.

Tra le pietanze che la caratterizzano ancora oggi si scorge la presenza dei sovrani napoletani. Pertanto le Ceppe”, il “Pollo alla Franceschiello”e il “Filetto alla Borbonica”, prima di essere piatti tipici sono la storia della Città-Fortezza. Piatti rinomati che vengono abbinati a Vini altrettanto apprezzati, come quelli della Val Vibrata.

Per informazioni: www.hotelzunica.it

 

Da queste parti proposte stimolanti anche nel campo imprenditoriale non mancano e l'offerta turistica è ricca e diversificata.

La Chinook è una realtà produttiva specializzata nella lavorazione ed affumicatura di prodotti ittici pregiati, attiva dal 1992, rappresenta una azienda di rilievo non solo per Civitella del Tronto, ma anche in Italia per la realizzazione di prodotti affumicati: salmone prevalentemente ma anche pesce spada.

Per informazioni: www.chinookfish.it

 

Attraverso le sue Strade del Vino si possono gustare qualità davvero eccellenti e visitare l'antica e bella cantina dell'Azienda Agricola “Dino Illuminati

Per informazioni: www.illuminativini.it

 

Civitella del Tronto

L'ultimo baluardo del Regno di Napoli, è sicuramente uno dei simboli della provincia di Teramo. Invidiabile per la sua posizione panoramica, a sedurre è il Forte, immenso con le sue piazze d'armi, i bastioni, i caminamenti, con l'annesso Museo che ne racconta la storia.

 

Immersa nel Parco Nazionale del Gran Sasso, offre un connubio irripetibile tra la storia e la natura incredibilmente seducente. Salendo alla Fortezza si apre al visitatore un paesaggio esteso, immenso che dalle vette, attraverso la dolce collina, degrada fino al mare.

Chiarissime le testimonianze dell'insediamento riferibili all'anno mille, epoca nella quale la popolazione si rifugiò su un bastione naturale per sfuggire ai barbari. L'incastellmento fu completato con l'edificazione, da parte degli Angioini nel 1280, di una imponente cinta muraria munita di cinque torrioni. I simboli della città fortezza sono perfettamente visibili nei palazzi e nei e nelle case del borgo. Addentrarsi per le sue vie , affascinanti e misteriose, tra le quali la Ruetta” il vicolo più stretto d'Italia!, significa scoprire insospettati tesori artistici. Ma ad affascinare, dicevamo, è soprattutto la Fortezza. Considerata una delle più interessanti opere di ingegneria militare mai realizzata in Italia, con i suoi 25000 metri quadrati di superficie è la più grande d'Eurapa. Straordinario belvedere, presenta ben tre splendide Piazze d'Armi. Edificata dagli Spagnoli tra il 1564 ed il 1576 per difesa, conserva inalterato tutto il suo fascino.

 

Dal cuore del borgo, attraverso una rampa, si giunge al primo dei bastioni fortificati, quello di San Pietro, che ospitava uno dei posti di guardia ed il ponte levatoio. Una volta varcato l'ingresso inizia un viaggio indimenticabile, alla ricerca del passato nel segno della contemporaneità.

Alla scoperta della storia, l'appassionata e preparata guida, Bruno Martelli, Presidente anche della Cooperativa “Progetto Fortezza e Territorio”, ci racconta di quando il baluardo spagnolo fu insignito del ruolo di sentinella , l'ultima, la più prossima al confine settentrionale del Regno di Napoli , prima, e di quello delle Due Sicilie, dopo, frontiera che a lungo fu chiamata a difendere. L'ultima anche a cadere, dopo un lungo assedio, il 20 marzo 1861, sotto i colpi dell'esercito sardo-piemontese, proteso al raggiungimento dell'Unità d'Italia.

Ancora palesemente vivo resta il sentimento filo-borbonico in questo luogo e nelle parole di chi ci guida!

 

L'Aquila una città unica.

Da non perdere e da mettere in calendario è senz'altro una visita al capoluogo.

L'unicità urbanistica dell'Aquila è legata alla storia della sua fondazione.

Nata per progetto di Federico II di Svevia, intorno al 1230, con l'intenzione di farne la nuova Gerusalemme, L'Aquila è una città particolare, unica nel Medioevo italiano, nata secondo un disegno armonico che non trova precedenti nella storia dell'architettura urbana. E' il risultato dell'unione di molti villaggi della zona (99 vuole la tradizione locale!). Affascinante è anche il riferimento allo stretto rapporto che questa città avrebbe avuto con i Templari.

Seconda città del Regno di Napoli per potenza e ricchezza fino al XVI sec., ricca di chiese e di fontane, merita un soggiorno ed una sosta magari nella dimora storica: Hotel le 99 Cannelle che prende il nome proprio dalla vicina fontana, emblema e simbolo di questa interessante città, e l'annesso Ristorante Il Drappo.

 

Per informazioni: www.99cannelle.com e www.ristoranteildrappo.it.

 

In questo e negli altri numerosi ristoranti della zona si può gustare la gastronomia aquilana, molto legata alla cucina di montagna ed alla tradizione culinaria abruzzese. Tra i piatti tipici i classici maccheroni alla chitarra col sugo di agnello, ma anche conditi con i pregiati funghi e tartufi locali e l'eccellente zafferano della vicina Navelli, le sagne con ceci e fagioli, la pecora alla cottora, ed altre specialità.

Rinomata è anche la produzione dolciaria dei torroni delle numerose aziende storiche del settore e le tipiche ferratelle fatte con i tipici stampi di ferro.

 

Visitare L'Aquila nei giorni del 28 e 29 agosto vi dà la possibilità di assistere e partecipare alla "Perdonanza" di Celestino V.

 

Il nome Perdonanza deriva dalla Bolla del Perdono che Papa Celestino V emanò dall'Aquila alla fine di settembre del 1294.E ancora oggi è il Sindaco del capoluogo abruzzese a leggere la Bolla del Pontefice, poco prima dell'apertura della Porta Santa della Basilica di Collemaggio da parte di un Cardinale designato dalla Santa Sede.

L'apertura della Porta Santa, la sera del 28 agosto, è preceduta da un lungo corteo storico (circa 1.000 figuranti in costume d'epoca, in rappresentanza del gruppo storico del Comune dell'Aquila, di altri gruppi di città italiane, oltre che a esponenti di amministrazioni e al rappresentante del Governo) che, nel primo pomeriggio, parte dal Palazzo Comunale verso Collemaggio. I personaggi più importanti del corteo sono la Dama della Bolla, che porta l'astuccio nel quale fino al 1997 era conservata la Bolla del Perdono (dopo il suo restauro a cura dell'Istituto Centrale del Libro di Roma, avvenuto proprio in quell'anno, il documento papale viene condotto separatamente alla basilica di Collemaggio, come da indicazione dei restauratori stessi), e il Giovin Signore, che porta il ramo d'ulivo con il quale il Cardinale percuote per tre volte la Porta Santa, ordinando, in questo modo, la sua apertura. Anche il ramo, come la Bolla e le chiavi della Porta Santa della basilica di Collemaggio (la chiesa è di proprietà del Comune), è conservato nel forziere della Torre Civica.

La Bolla del Perdono rimane esposta per un giorno intero all'interno della Basilica di Collemaggio e viene riportata in Comune la sera del 29 agosto, dopo la chiusura della Porta Santa, operata dall'Arcivescovo dell'Aquila.

 

L'autenticità della Bolla della Perdonanza, la cui commemorazione è accompagnata, da circa 20 anni, da una settimana di feste, concerti, rassegne, convegni e mostre, è stata confermata dal Vaticano. Nel 1967, infatti, Papa Paolo VI, all'atto della revisione generale di tutte le indulgenze plenarie, ha confermato quella di Celestino V, annoverandola al primo posto dell'elencazione ufficiale.

 

L'eremita Pietro Angelerio da Morrone era nativo di Isernia (secondo la versione più accreditata dagli storici) e aveva scelto, come luoghi per la predicazione, quelli dell'Abruzzo interno. Tra questi, l'Aquilano e il circondario di Sulmona, la città di Ovidio, in provincia dell'Aquila.

Il 5 luglio 1294, dopo due anni di contrasti (successivi alla morte di papa Niccolò IV), il Conclave, riunito a Perugia, designò il monaco - fondatore di un ordine che per secoli ha avuto, per l'appunto, il nome dei Celestini - come Pontefice.

Un corteo accompagnò il Papa da Sulmona all'Aquila, alla Basilica di Collemaggio, da lui stesso fatta erigere alcuni anni prima, e dove gli furono consegnati le vesti pontificali il 29 agosto 1294, davanti a una folla immensa e, soprattutto, a re Carlo d'Angiò e a Carlo Martello.

Celestino V fu protagonista di un papato brevissimo: si dimise - unico caso della storia per un Pontefice - nel dicembre dello stesso anno e morì nell'esilio di Fumone (in provincia di Frosinone) due anni dopo.

 

Alcuni seguaci del suo ordine trafugarono successivamente le sue spoglie mortali e le portarono nella basilica dell'Aquila di Santa Maria di Collemaggio, dove tuttora riposano.

Fu canonizzato nel 1313 con il nome di San Pietro Celestino.

In quei pochi mesi di pontificato, Papa Celestino lasciò alla città dell'Aquila, ma anche al mondo intero, un'eredità di portata straordinaria. Alla fine di settembre del 1294, infatti, proprio dalla basilica di Collemaggio, emanò una Bolla con la quale concedeva un'indulgenza plenaria e universale a tutta l'umanità, senza distinzioni. Un evento eccezionale, visto che accadeva in un periodo in cui il perdono era spesso legato alla speculazione e al denaro.

La Bolla di San Pietro Celestino, che introduceva i concetti di pace, solidarietà e riconciliazione, poneva solo due condizioni per ottenere il perdono. L'ingresso nella basilica di Collemaggio nell'arco di tempo compreso tra le sere del 28 e del 29 agosto di ogni anno, e l'essere "veramente pentiti e confessati".

 

Sei anni prima della Bolla di Bonifacio VIII, che istituiva l'Anno Santo ufficiale della Chiesa, all'Aquila era nato il Giubileo. Un Giubileo che, per un giorno, si ripete ogni anno. Gli Aquilani hanno sempre custodito gelosamente la Bolla della Perdonanza, oggi conservata nella cappella blindata della Torre del Palazzo Comunale. Gli antichi statuti civici vollero che, proprio perché erano stati i cittadini a proteggere il prezioso documento, fosse l'autorità civile a indire la Festa del Perdono, rispettando, comunque, il dettato di Papa Celestino.

(dal sito ufficiale del comune dell'Aquila www.comune.laquila.it )

 

Il Progetto I.TES.A. (I Tesori dell'Adriatico) è stato concepito per promuovere il potenziale turistico della zona adriatica in tutto il mondo, affidandosi alla valorizzazione delle dimore storiche, delle risorse naturali, dell'artigianato e delle abitudini della intera zona, orientandosi,

così, verso lo sviluppo, integrato e compatibile con il patrimonio storico culturale, dell'economia locale.

Inserito in un contesto di Mercato Turistico Culturale, avente come obiettivo primario la promozione del territorio e la valorizzazione turistica delle dimore storiche del comparto adriatico, il Progetto è co-finanziato dall'Unione Europea mediante il fondo europeo di sviluppo regionale e vede impegnato anche l'Abruzzo con l'Assessorato Regionale al Turismo ed il partner operativo Confesercenti Abruzzo.

 

Cercare, dunque, il modo migliore per risvegliare l'interesse locale, in particolare degli operatori economici, ed incoraggiare il recupero delle dimore per mettere in atto forme di conservazione ed allo stesso tempo aumentare la qualità e le offerte turistiche innovative che comprendono il paesaggio, l'architettura, la cultura, la gastronomia e la produttività, è obiettivo peculiare del progetto.

Con l'aumento costante della ricettività turistica durante tutto l'arco dell'anno di queste aree, è possibile rivitalizzare zone tra loro connesse per affinità ambientale ricche di storia e di bellezze, con attrazioni naturalistiche ed artistiche e creare quella indispensabile sinergia ambientale che facilita i rapporti fra le realtà produttive, industriali e le piccole imprese locali, intensifica la cooperazione e recupera gli storici legami fra le terre ed i popoli che su questo mare si affacciano.

 

L' iniziativa, di grande respiro transnazionale ideato dall'Associazione Ville Venete e Castelli, coinvolge tutte le regioni italiane che si affacciano sull'Adriatico ed i Ministeri della Cultura di Serbia, Montenegro e Albania. Un vasto territorio, quindi, influenzato soprattutto dalla Serenissima Repubblica di Venezia, ma anche dall' Impero Asburgico, dallo Stato Pontificio, dai Borboni e dai Normanni, dagli Svevi e dagli Angioini.

 

 

 

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