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Un brindisi speciale con Francesco Berlucchi e “I Quaranta”: una raccolta di “piccole gioie sentimentali”
di Alba Simigliani
Gennaio 2006. L'anno nuovo è già iniziato, ma le occasioni per brindare al 2006 non sono finite; occorre, anzi, inventarsi e creare momenti lungo l'intero anno per affrontare adeguatamente le belle, ma anche le meno favorevoli circostanze della vita.
Anche in questo 2006 racconteremo storie, personaggi e avvenimenti gustosi.
Cominciamo a farlo con un Berlucchi d'annata davvero raro, corposo, frizzante, maturo e allo stesso tempo novello!.
Cominciamo con l'ingegnere Francesco Berlucchi, titolare, insieme a Gabriella, Marcello, Roberto e Pia Donata, della Fratelli Berlucchi, la nota azienda franciacortina di Spumanti di qualità
Signori oggi si parte con una sbuffante locomotiva a vapore guidata proprio da Francesco Berlucchi e da “I Quaranta”, una intensa raccolta di “piccole gioie sentimentali”, densa di immagini e di evocazioni, scritta nel 1969, in occasione dei primi quarant'anni dell'Autore, destinata ai familiari e soprattutto ai compagni di liceo, ma che anch'io ho avuto la fortuna ed il piacere di leggere.
Sorprende in queste pagine agro-dolci la maturità di sentimento e la consapevole lucidità che questo “ingegnere visitato dalle Muse” manifesta fin dai banchi di scuola, quando, fra i 15 e i 19 anni scrive poesie, racconti e temi in classe a cui affida i suoi pensieri e riflessioni che spaziano dalla storia alla letteratura, dalle passioni giovanili all'amore, dalle feste e i divertimenti innocenti ai drammi della guerra, delle bombe, dello sfollamento.
Un viaggio in compagnia della lingua e della poesia di tutti i tempi che ricostruisce un intero cosmo in miniatura, incredibilmente cromatico e sonoro, denso di orgoglio e di innocenza, di malizia e di pudore, di moralità e di solitudine, di entusiasmo e di malinconia, di verità ed ironia.
Un viaggio fuori tempo, e per questo dentro un tempo universale, in uno spazio fitto di voci e di rumori, di odori e di sapori, di volti, che l'Autore ha disegnato con i colori di una tavolozza tanto raffinata e penetrante da ridar vita anche ai paesaggi dell'anima, ai tempi interiori, alla mappa dei simboli e dei sogni, allo sfondo dell'immaginario e degli umori inconfondibili di quell'altrove che è il mondo dell'Amore; folto di cose piccole e palpitanti; un viaggio per ritrovare ed incontrare i cari luoghi di un passato, che, se anche con diversi nomi, appartiene a tutti.
Sensibilità e vivace intelligenza quelle dell'ingegner Berlucchi che mal si adattano a realtà chiuse ed ottuse come potevano essere le scuole di un tempo e, forse, anche quelle di oggi!
Dentro le strettoie della civiltà odierna e fra le volgari pretese di una megacultura globale, ansioso di salvare un patrimonio di pensieri e di sentimenti appannati ed insidiati dalla voracità di un mondo distratto, questa raccolta prende il largo quando racconta i pensieri liberi a bordo della barca, a vela, naturalmente! “ una barca non è tale - scrive Francesco Berlucchi - se no ha un fazzoletto di tela bianca da stendere al vento”.
La vela, metafora di viaggio libero, credo rappresenti anche la cifra con cui leggere le pagine de “I Quaranta” e la vita del Capitan Berlucchi.
Lasciamo volentieri la locomotiva per lasciarci andare sui versi di “VELA”:
Che batte veloce sul fianco appena inclinato.
O cercare un ritmo costante che sia d'altri vergini mondi
Nell'ansare lungo dell'onda portante
Quando di poppa
Fra spinta dell'acqua e del vento
Trasognata in ricordo d'altre andature.
A cui pronta risponde la barca con l'alternare
Saggio di adattamento
E il picchiar secco e piatto della prua
Che testarda avanza contr'onda
E contro ogni logica di cose troppo comuni.
Ma anche le piatte assolate
Sonno di vento
Dove i pensieri si fan rarefatti e lunghi ore ed ore
E tu riscopri te stesso in dimensioni di eternità.
Con la gioia della prima speranza di vento sulla pennola
Il rinascere delle vele. (Estate 1957 Francesco Berlucchi)
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