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Tornano in Abruzzo le maioliche di Castelli dall'Ermitage di San Pietroburgo
Castelli luglio 2007. L'Abruzzo è meta turistica sempre più ricca di eventi e di sorprese impareggiabili: per la prima volta, dopo 150 anni, tornano in Abruzzo le maioliche di Castelli dall'Ermitage di San Pietroburgo.
A pochi minuti dal traforo del Gran Sasso o, provenendo dal mare, ad appena mezz'ora d'auto se si lascia l'autostrada A/24 al casello di Colledara-S.Gabriele, sorge Castelli, alle pendici del maestoso monte Camicia, fra estese vene di argilla plastica, immensi boschi di faggio, sentieri, rifugi, aree protette ed acque limpide ed abbondanti. In una montagna viva per cultura e per natura vi è questo angoletto di “terricciola alpestre dell'Abruzzo teramano vicino al Gran Sasso”, come affettuosamente la chiamava Eugenio Cerulli. Un grappolo di case e poche anime, ma con una grande tradizione di ceramiche d'arte.
Castelli, il più piccolo paese con una grande scuola e tradizione ceramista, sembra muoversi contemporaneamente nei due sensi del tempo: verso il passato sempre più remoto (alla luce dei recenti scavi tracce del suo splendore e della produzione di preziose maioliche risalirebbero all'anno 1000) e verso il futuro sempre più anticipato (grazie anche all'Istituto d'Arte che accanto alla cultura artistica tradizionale, contempla una vivace tensione operativa fatta di sperimentazione, di ricerca e di confronto con gli esiti artistici contemporanei).
Dal 14 luglio scorso c'è un motivo in più per visitare questo borgo.
Per la prima volta, dopo 150 anni, tornano in Abruzzo le maioliche di Castelli dall'Ermitage di San Pietroburgo.
Fino al prossimo 9 settembre, i capolavori degli eminenti maestri castellani saranno esposti nelle teche del Museo delle Ceramiche di Castelli.
Un evento di grande importanza storica se si pensa che il ritorno in patria di queste maioliche ha restituito a questo luogo la paternità di tali capolavori. Per secoli, infatti, questo tesoro conservato all'Ermitage era stato erroneamente attribuito alle maestranze di Faenza e solo recentemente gli storici hanno riconosciuto, nella fattura di questi preziosi pezzi, di impareggiabile bellezza, la mano dei maestri castellani. Come tiene a sottolineare nel corso dell'incontro con la Stampa nazionale ed estera l'On. Antonio Tancredi, Presidente del Comitato Organizzatore Mostre Ceramiche Antiche e Contemporanee.
Vasi, piatti, albarelli, mattonelle, coppe, brocche e salsiere di straordinaria fattura testimoniano una significativa e radicata tradizione ceramistica, tutt'ora molto attiva e vivace. Grazie alla raffinatezza delle sue maioliche, spiega il Prof. Giovanni Giacomini, Presidente del Museo, tra la metà del Seicento e la fine del Settecento, lo stile denominato “istoriato castellano”, si contraddistinse anche nell'utilizzo dei colori creando la “tavolozza castellana”, che comprendeva i colori giallo, arancio, blu, verde, si impose in Europa e fu portato al massimo splendore dai Maestri appartenuti alle famiglie Grue, Gentili, Cappelletti e Fuina.
Le bellissime ceramiche castellane si ripropongono, dunque, all'attenzione degli appassionati e di chi ama le infinite declinazioni dell'arte con questa Mostra Itinerante articolata in tre tappe. Partita a Roma lo scorso 31 maggio dal Museo di Palazzo Venezia, dove è stata inaugurata dal Presidente del Senato Franco Marini, l'esposizione ora è a Castelli, per poi concludersi a Teramo nella Pinacoteca Comunale dal 13 settembre al 31 ottobre 2007.
La Dott.ssa Maria Selene Sconci, Direttrice del Museo Nazionale di Palazzo Venezia di Roma, sottolinea la straordinarietà dell'Evento:”E' la prima volta che i capolavori della Maiolica castellana, usciti dall'Italia a varie riprese negli anni d'oro del collezionismo russo compresi tra la fine del 1700, tutto il 1800, fino ai primi anni del `900, fanno ritorno in patria con l'occasione di una grande mostra. E' noto che - ha continuato la Direttrice - la collezione d'arte italiana dello storico museo sovietico è estremamente cospicua e consistente. Intenzione degli Zar era quella di decorare ed impreziosire le proprie sedi con quanto di meglio esisteva in Italia, in Francia, in Germania e in Olanda”.
Il Sindaco di Castelli, Concezio Di Flavio, ringrazia tutti coloro che hanno concorso per la realizzazione di questo importante evento e la Direttrice dell'Ermitage, Elena Ivanova, che, tra l'altro, insieme a Maria Selene Sconci, ha curato il Catalogo della Mostra.
A coordinare l'incontro, con intelligente professionalità, la brava ed impeccabile Selenia Secondi che ricorda, a conclusione degli interventi, che oggi le maioliche di Castelli sono esposte nei maggiori Musei del mondo: Louvre di Parigi, British Museum di Londra, Metropolitan Museum of Art di New York, oltre, naturalmente, al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo. A testimonianza di una significativa e radicata tradizione ceramistica abruzzese che è apprezzata anche fuori dei confini italiani.
Il recupero del prestigioso patrimonio artistico alla tradizione artistica castellana è un avvenimento storico, dunque, che arricchisce ulteriormente il patrimonio culturale dell' Abruzzo.
Alla bellezza paesaggistica ed artistica della Provincia Teramana, si unisce anche la bontà di prodotti dell'enogastronomia di antica ed incommensurabile tradizione culinaria.
Come i Salumi nostrani prodotti con le migliori carni suine nazionali dai F.lli Costantini G.N.E. di Torano, oppure il Tacchino alla Canzanese, dall'inconfondibile e sorprendente sapore di buono; le tipiche Minestre di Farro, o i dolci Mostaccioli.
Accompagnati da un Vino assolutamente straordinario.
Narra lo storico greco-romano Polibio che Annibale, vinti i Romani al Trasimeno, varcò l'Appennino probabilmente percorrendo l'itinerario di quella che fu l'antica via Cecilia, portando l'esercito a riposare e a ritirarsi nelle vallate che scendono all'Adriatico, territori dei Piceni e degli Aprutini, già allora noti per i generosi prodotti della terra che servivano a ristorare l'esercito e per la presenza di un vino rinomato che utilizzò per guarire i feriti. Ciò testimonia di quanto antiche siano le origini della viticoltura teramana. Un vino assolutamente straordinario.
In tutto il distretto delle Colline Teramane una particolare struttura del terreno ed un favorevole microclima hanno favorito la produzione del Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane dalle peculiari sensazioni organolettiche e che ben si adatta all'invecchiamento. E' di colore rosso rubino intenso con lievi sfumature violacee, con profumo caratteristico, sapore asciutto, pieno, robusto, ma armonico e vellutato. I sentori sono quelli della frutta rossa matura e delle spezie.
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