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Pallotte cace e ove della Ditta
Figlie d'Abruzzo
Una pietanza
caratteristica della tradizione abruzzese
di Alba Simigliani
Fra i piatti più noti e
gustosi della cucina abruzzese e fra le pietanze caratteristiche
della tradizione che incarna meglio la storia della civiltà della
transumanza ed il genio culinario della civiltà contadina, un posto
di primo piano spetta senza dubbio a le “Pallotte cace e ove”.
Sono delle polpette
“povere” senza carne, a base di pane raffermo, formaggio
(prevalentemente pecorino), uova “ricalate a lu sughe”, ovvero
fritte e poi “rimaritate” in salsa di pomodoro. Una felice
sintesi nata dall'arricchente incontro dei prodotti contadini con
quelli del passaggio delle greggi lungo il regio tratturo
L'Aquila-Foggia o lungo gli innumerovoli tratturelli che per
millenni hanno visto lo spostamento degli armenti dai monti al piano
e viceversa.
L'impasto per formare le
“pallotte” si ottiene amalgamando formaggio semistagionato
grattugiato di vacca e di pecora, un terzo di mollica di pane, aglio
e prezzemolo. Le polpette vanno dapprima fritte in olio extravergine
di oliva, scolate ed asciugate su carta per fare assorbire l'olio in
eccesso e poi “ripassate” per circa ½ ora, a fuoco lento, in un
tegame di coccio dove è stata avviata la cottura di un sugo di
pomodoro con aglio, cipolla, peperone verde e (se si vuole)
peperoncino.
Un piatto, dunque, povero
ma che comunque richiede una certa abilità ed esperienza. Brillante
l'idea di produrre e distribuire il prodotto confezionato, per
soddisfare anche l'immancabile richiesta dei turisti di assaggiare
il tipico piatto.
La Ditta
Figlie d'Abruzzo è
nata poco più di un anno fà
proprio con l'obiettivo di non far mancare sulle tavole abruzzesi il
sapore tipico di questa terra. “Ci
siamo accorti che mai nessuno aveva pensato di confezionare questo
prodotto e quindi ci siamo attivati per vedere se "le pallotte"
potevano in qualche modo essere confezionate e conservate -
spiega il titolare della società Tito Flacco. - Dopo
varie analisi di laboratorio e diversi mesi di studio siamo giunti
alla certezza che senza nessun conservante aggiunto, il prodotto,
messo in atmosfera protettiva, ha una durata di 50 gg. dalla
produzione. A questo punto non abbiamo fatto altro che formare la
società e acquistato gli strumenti necessari per avviare la
produzione e il confezionamento.”.
La
società è formata dai componenti di un unica famiglia, padre: Tito
Flocco
amministratore con il 15% delle quote; madre: Irma
Cauli
socio responsabile delle ricette con il 15% delle quote; figlia:
Miriam
Flocco
socio amministrativo con il 35% delle quote; Alessandra
Flocco
socio responsabile di produzione con il 35% delle quote.
Il
Laboratorio di circa 200 mq è diviso in aree: zona stoccaggio e
immagazzinamento materie prime, zona miscela degli ingredienti, zona
produzione e cottura, zona confezionamento e stoccaggio, area uffici.
“Dopo
un anno dall'inizio attività siamo in grado di produrre circa 60.000
polpette al mese e abbiamo affidato la distribuzione e la vendita a
ditte esterne. Attualmente siamo in grado di produrre diversi tipi di
polpette e di confezioni: la polpetta classica con formaggio di mucca
proveniente dai caseifici di zona certificati; la polpetta con
formaggio pecorino stagionato almeno 6 mesi proveniente da Capracotta
(IS), polpette con formaggio di mucca e crema di tartufo, polpette
con formaggio di mucca e alici sott'olio, polpette con formaggio di
mucca e melanzane delle campagne abruzzesi”. Le
confezioni vengono distribuite sia nei negozi alimentari (confezioni
da 12 o 6 polpette) che nella ristorazione per la quale è stata
creata la confezione da circa 2 kg. per 80 porzioni. “Prossimo
obiettivo è di allargare la vendita e la distribuzione ad altre
regioni italiane, e perchè no, anche all'estero. Siamo alla ricerca
di nuovi partner commerciali”.
Grande
la soddisfazione del sig. Flacco,
ma anche profonda l'amarezza per la mancanza di sostegno delle
Istituzioni. “L'aspetto
di cui andiamo orgogliosi, ma che nello stesso tempo ci delude, è
che in un' epoca in cui si parla tanto di carenza di lavoro, di aiuto
alle piccole aziende, di aiuto ai giovani specie se donne, non siamo
riusciti a trovare nessun appoggio economico né a fondo perduto né
a tassi agevolati. Tutti dicono di essere senza soldi: governo,
regione, provincia, ma allora come si spiega tutta questa pubblicità
sugli aiuti? La nostra società è formata al 85% da donne e al 70%
non superano i 25 anni.”
Comprendiamo
il rammarico del sig. Flocco, ed è davvero imperdonabile che la
creatività, la lungimiranza e lo spirito imprenditoriale in una
terra già così penalizzata non vengano incoraggiati
dal doveroso aiuto e sostegno delle Istituzioni, spesso preoccupati
più di “apparire” che di “essere” a fianco e a sostegno di
chi in periodi di crisi e difficoltà sa rimboccarsi le maniche,
rischiare, fare impresa e creare posti di lavoro.
Un
ammirevole e raro esempio, soprattutto al Sud, quello della ditta
Flacco;
un ulteriore conferma di inadeguatezza ed imperdonabile assenza,
quella della classe dirigente!
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