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Proseguono anche nel 2007 le celebrazioni per
il centenario della nascita di Mario Soldati
Dopo le numerose iniziative del 2006, proseguono anche nel 2007 le celebrazioni in onore del grande descrittore dell'Italia del 900, Mario Soldati, che ha lasciato opere significative nella letteratura, nel cinema, e nella televisione.
Lunedì scorso, 20 maggio, il critico letterario Giacomo D'Angelo ha tracciato il profilo dello scrittore e grand gourmet torinese e ne ha ricordato la multiforme personalità ed il versatile ingegno presso la Libreria Book e Wine di Pescara, vivace centro promotore di iniziative culturali.
“Narratore sottile, affascinato dalla vita, personaggio eccentrico” ricorda D'Angelo che ripercorre le tappe più significative della vita e dell'opera di Soldati.
Nato a Torino nel 1906, Laurea in Lettere con specializzazione in Storia dell'Arte, frequenta pittori e ambienti cinematografici e, dopo un primo apprendistato come sceneggiatore, approda alla regia. A disagio nell'Italia fascista, si trasferisce negli Stati Uniti. Familiarizza inoltre con la cultura francese e quella anglosassone. Esperienze estremamente formative che contribuiranno a farne uno scrittore ed un'artista cosmopolita e “mondano”.
Della severa formazione gesuita dirà :” I Gesuiti mi hanno inculcato l'orrore di tutto ciò che non è razionale”, ricorda il relatore, definendolo “cattoilluminista”. D'Angelo sottolinea, inoltre, che lo scrittore considera la vita come una universale recita: “Niente e nessuno è quello che sembra o crede di essere”.
A suo agio con la vita a tutto tondo, è uno dei pochi grandi ingegni dell'Italia del 900; si è anche concesso il lusso di esperienze allora tabù per uno scrittore italiano, di presentarsi come testimonial ad un noto vino! Figura comunque anomala nel panorama letterario italiano del secolo scorso, sempre pronto a spiazzare.
Nervoso e scorrevole nello stile, capace di stilizzare ogni cosa, con lo sguardo umanista educato alle arti figurative, in un mosaico policromo fra provincialismo e cosmopolitismo, frequenta con disinvoltura il racconto, il romanzo, il cinema, la televisione, la storia dell'arte, il melodramma, la gastronomia ed il vino. Ed in tutti i campi artistici in cui ha operato ci ha lasciato opere memorabili ed una mirabile sintesi culturale che abbraccia dal primo all'ultimo decennio del Novecento.
“Intuisce con largo anticipo - ricorda ancora D'Angelo - l'importanza della televisione”. Intraprende diversi viaggi nell'Italia del primo dopoguerra realizzando le prime inchieste televisive e reportage di assoluto interesse sociale.
I suoi celebri programmi “Viaggio nella Valle del Po, alla ricerca dei cibi genuini” del 1957 e “Chi legge? Viaggio lungo il Tirreno” (1960 in collaborazione con Cesare Zavattini), costituiscono ancora oggi un modello di indagine sul campo, significative tappe alla scoperta anche delle tradizioni culturali e gastronomiche del territorio.
Fu Precursore anche del “Turismo del Vino”, con l'opera “Vino al vino” del1977.
Mario Soldati è stato, dunque, fra i primi a far conoscere anche la cultura del cibo e quella del vino. “Parla come mangi, e bevi!” è il precetto al quale l'artista ha ispirato tutta la sua vita di scrittore: un possesso felice della lingua impiegata per possedere il mondo con la pienezza gioiosa del corpo (ricorda Domenico Scarpa nell'Introduzione al Vino al vino). “Il vino è dunque un'acqua vivente, e un bicchiere di vino buono deve sempre assomigliare un po' a un bicchiere d'acqua. Un bicchiere d'acqua quando il nostro corpo ha sete è come un bicchiere di vino quando ha sete la nostra anima. Ecco perché un pasto senza vino mi fa pensare ad un bambino incapace di ridere” si legge in questo libro dedicato al vino.
Ed è proprio su quest'ultimo argomento che l'attenzione è stata focalizzata con particolare approfondimento sul viaggio che Soldati ha fatto anche in Abruzzo (nel 1970 e poi nel '75) e sul suo felice incontro con il Vino Cotto.
A proseguire ed a prendere la parola è il Presidente dell'Enoteca Regionale d'Abruzzo, Rocco Pasetti.
“Mario Soldati ha definito il nostro vino cotto un vino dal sapore strano - ricorda Pasetti - sicuramente esso genera sensazioni diverse dal vino fresco, per il particolare rapporto fra zuccheri e acidi, per la sua struttura e per il persistente sapore. Egli - prosegue il Presidente - avvertiva e coglieva elementi che stimolavano la ricerca e la conoscenza del territorio”. Il vino cotto, ha ancora ricordato, è nella tradizione abruzzese il vino del “complimento” (lu cumpliment') per onorare la visita di un ospite di riguardo o da conservare dalla nascita del figlio maschio fino al giorno del suo matrimonio, il vino delle grandi occasioni, dunque!
Per sottolineare la speciale occasione e per celebrare degnamente un grande artista del `900 come Mario Soldati l'interessante e piacevole incontro si conclude con il privilegio di degustare in anteprima il Montepulciano passito 2005, non ancora in distribuzione, e l'ottimo Vino Cotto 2000 e quello del 2002, selezionati e prodotti nell'Azienda “Contesa” dello stesso Pasetti.
Per informazioni: www.contesa.it
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