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Omaggio a Orio
Vergani
fondatore
dell’Accademia Italiana della Cucina
di M. Alba Simigliani
A Calascio, comune dell’aquilano,
presso il Convento Madonna delle Grazie, il 30 luglio scorso è stato presentato
un prezioso volume che raccoglie alcuni scritti di ORIO VERGANI, un
maestro del giornalismo che ha ricoperto con straordinario eclettismo tutti i
ruoli (inviato speciale, elzevirista, cronista sportivo, critico teatrale e
d’arte, notista di costume, fotoreporter) ed è stato anche commediografo,
romanziere, organizzatore culturale (tra i fondatori del Premio Bagutta), conferenziere, bibliofilo e gourmet: fondatore dell’Accademia italiana della cucina, come ricorda Giacomo D’Angelo, che ha raccolto gli scritti da Misure del tempo: Diario e
curato questa interessante pubblicazione.
Dopo il saluto del Sindaco Corrado Monelli, allo scrittore e
giornalista Sandro Gerbi è stato
affidato il compito di introdurre il libro edito da Textus “Quando Gabriele si innamorò di quella
comica… Scritti di Orio Vergani”.
Nel 1926 Vergani è chiamato al “Corriere della Sera” come inviato
speciale e redattore viaggiante di
terza pagina. Le sue cronache del Giro d’Italia o del Tour de France sono
ricordate come pagine di letteratura che mescolano alle fatiche eroiche dei
ciclisti la descrizione dei paesaggi, gli usi e costumi dei luoghi, la
gastronomia e le osterie.
Da “ghiottone errante”,
come affettuosamente lo definisce il figlio Guido, si sofferma spesso a
raccontare delle sue “tappe” nei ristoranti, durante la cronaca delle tappe ciclistiche!
In questo libro sono raccolti
brani e frammenti del Diario riguardanti D’Annunzio e altri abruzzesi, un
affresco suggestivo e affascinante dell’Italia che va da Giolitti agli anni
Sessanta (Vergani muore il 6 aprile del 1960 all’età di 62 anni). Dai
“magazzini della memoria” affiorano D’Annunzio con la moglie Maria, i figli,
Marietta (la custode della casa pescarese), ma anche Benedetto Croce, Ettore
Janni, Raffaele Mattioli, Michele Cascella ed altri abruzzesi da lui
incontrati: Ignazio Silone, Edoardo Scarfoglio, Francesco Paolo Michetti.
In Abruzzo veniva spesso in
vacanza a San Vito Chietino; a Pescara era spesso ospite degli amici
dell’Accademia della Cucina, alla ricerca anche dei cibi e dei vini buoni (in particolare del vino cotto), un modo
per farsi, o rifarsi, il palato. “Mio
padre… era un uomo che mangiava molto e amava la cucina regionale italiana” racconta Guido Vergani. Questa passione lo
spinse nel luglio del’53 al grido di “La cucina italiana muore!” a
fondare l’Accademia italiana della Cucina nel ristorante milanese “Diana”, in
via Piave, con Dino Buzzati, Ernesto Donà delle Rose, Massimo Alberini e
l’abruzzese Vincenzo Buonassisi.
Questo impareggiabile
giornalista, di lui Indro Montanelli ha scritto: “come varietà di interessi,
come capacità di penetrazione, come finezza e fluidità di scrittura, è stato il
più grande cronista – nel senso più nobile della parola – di tutti i tempi”,
era ghiotto di vita ed assaporava con gusto i piaceri, le passioni, le
amicizie, gli incontri umani e quelli con il cibo con generosità e nobiltà
d’animo. “Travasava” in ciò che scriveva tutto il “gusto” e l’amore per la vita
“per non lasciarsi sfuggire tra le dita la sabbia sottile di cui è fatta la
spiaggia della vita”.
Vergani, autentico maestro di stile, ha lasciato una lezione purtroppo
dimenticata. A Giacomo D’Angelo va, ancora una volta, il merito di salvare
dalla “congiura del silenzio” personaggi
ed opere fondamentali per la cultura e per l’arte. |
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