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Riflessioni prospettiche sull'innovazione del settore dolciario.
L'immesso innovativo del dolciario non trova eguali in altre categorie del food ed è responsabile della crescita delle vendite su tutti i mercati con contributi di oltre 2/3 punti percentuali.

Una relazione del Vice President ACNielsen Dott. Daniele TIRELLI


I dati tendenziali mostrano che in Italia una fase della storia dell'alimentazione si è conclusa. Esisteva sul piano antropologico un'esigenza millenaria di desiderio di «dolce» che è stata definitivamente appagata nel corso degli anni '80. L'innovazione del prodotto in questo settore è divenuta pertanto un elemento determinante per le dinamiche future all'interno di un comparto che possiamo senza dubbio definire «saturato», al meno nella sua definizione originaria.

Riflessioni sulla storia del «dolce»: dallo zucchero ai «diet sweets».

In tutto il mondo del largo consumo è in atto una riflessione sul significato del termine «innovazione». Il settore dolciario è sede di attività di aziende che hanno generalmente una storia eccezionalmente lunga rispetto ad altre e che godono tuttora dell'effetto alone di marchi ben radicati nell'immaginario popolare. Nate sull'onda di innovazioni storicamente importanti e in un ambiente in cui la domanda era largamente inesausta, si ritrovano oggi a muoversi in un contesto di consumatori assuefatti al gusto e al prodotto e, allo stesso tempo, di fronte ad una proliferazione di micro-innovazioni diffuse attraverso molteplici canali distributivi.

Il ruolo dell'innovazione nel dolciario

ACNielsen, in uno studio del 2001, ha censito in più di 500mila i lanci di nuovi prodotti in Europa per quanto concerne il solo Largo Consumo, in un solo anno. Il dato è da intendersi ovviamente come quantificazione della comparsa di nuovi EAN. Tra questi, i prodotti aventi caratteristiche di diversità rimarchevoli erano però solo 25mila. Ad un'analisi più approfondita i lanci che si potevano classificare come veramente, classicamente innovativi erano il 2.2% Ovviamente il valore dell'innovazione non può essere giudicato semplicemente in base agli elementi di rottura con il passato. Occorre dare invece una declinazione ragionata del concetto dal punto di vista antropologico e sociologico: parleremo allora di innovazione di prodotto, di gusto, di package, di innovazione simbolica e distributiva?


Alla luce degli eventi connessi con la recessione europea successiva all'introduzione della moneta unica il fenomeno del cambiamento ha subito un rallentamento rispetto alle cifre sopra citate. Ciò non di meno i prossimi anni si prospettano come sede di un'ulteriore ripresa del ritmo di cambiamento. La domanda allora è: sono possibili dei veri «breakthrough» in un orizzonte di breve periodo? Esistono aree nelle quali possano venire introdotte modalità radicalmente diverse nella fruizione del prodotto dolce?


I breakthrough sono nella nostra accezione storico-antropologica «eventi» quali l'introduzione dello zucchero da barbabietola, l'invenzione del cioccolato al latte, quella del gelato industriale e del cono, le caramelle ripiene, il gelato su stecco, le praline ripiene industriali, il confezionamento automatico per monodosi, ecc. In particolare va menzionata l'innovazione fondamentale di segno contrario costituita dall'invenzione di dolcificanti ipocalorici. In breve si tratta di accadimenti che hanno avuto un effetto rilevante colto sul piano del costume, ma anche dell'arte e della cultura. La risposta è probabilmente no.
Il ruolo dell?innovazione inoltre ha sempre svolto una funzione di sviluppo nel settore del dolce che continua seppure a ciclo rallentato anche oggi.


Infatti gli ean nuovi immessi nel settore dolciario sono ancora in crescita del 18% verso un decremento che invece ha coinvolto nel 2003 l'intero comparto food del ?5%. Tale immesso innovativo (ben 2.896 ean nuovi nel 2003) non trova eguali in altre categorie del food ed è responsabile della crescita delle vendite degli interi mercati apportando spesso contributi di oltre 2/3 punti percentuali.

Tendenze

Inoltre in Italia, a partire dagli anni '70 è iniziata una appropriazione del dolce da parte dei derivati del latte che ha totalmente cancellato ogni distinzione (agli occhi del consumatore) tra il loro posizionamento attualizzato e quello dei dessert e degli snack. In particolare, come mostrano i dati sulle preferenze degli Italiani, l'inglobamento del dolce nella cosiddetta «via lattea» avviene anche attraverso la commistione degli ingredienti dolciari, come nel caso specifico delle farciture a base di
yogurt o panna dei dolci più tradizionali. Da qui la duplice opportunità di superare da un lato il senso di saturazione dei consumi attraverso una loro rivalutazione di natura salutistica e dall'altro attraverso il più ardito «metissage» dei gusti - I prodotti dolci si inseriscono negli schemi alimentari di domani in una complessa cultura alimentare che cambia il loro posizionamento in termini di motivazioni al consumo: dalla gratificazione antistress, al veicolo di energia concentrata dal pronto rilascio.

«Luoghi» e «non-luoghi» del dolce: dalla «pasticceria del corso » alla «vending machine».

Per quanto riguarda altre categorie del comparto ed in particolare quella del «forno» e della «pasticceria» le motivazioni ad innovare sono in gran parte diverse. Esse si collegano ad una motivazione nutrizionale ed edonistica allo stesso tempo. Diventa allora importante il luogo e l'occasione per l'esperienza di consumo. I luoghi in cui si può godere di un prodotto dolce si sono moltiplicati a dismisura. La modernità ha significato anche in questo caso un incremento della «distanziazione spazio-temporale» dei luoghi di acquisto dei propri prodotti preferiti. La costruzione di marchi globali, che è particolarmente accentuata nel caso dei prodotti dolciari, significa un rafforzamento dell'altra componente fondamentale della modernità: il «senso di fiducia» che astrattamente si concentra nella conoscenza e nella ripetizione d'acquisto di un marchio noto. Peraltro il modernismo imperante suscita anche reazioni contrastanti di segno opposto.


Si rivalutano valori tradizionali carichi di valenze che giustificano anch'essi innovazioni apparentemente di segno inverso. La riscoperta di simboli ereditati da un passato quasi dimenticato, l'inserimento nelle tendenze di moda di luoghi mitizzati e destinati a rituali re-inventati, sono anch'essi motivo di micro-innovazioni rivolte alla creazione di prodotti altamente simbolici (dolci celebrativi, conviviali, regionali, ecc.) e di nuove prassi di consumo legate a diverse gestualità e soprattutto ad una sperimentazione continua di gusti e combinazioni. Parallelamente, il dolce continua nel suo sviluppo di prodotto «anytime-anyplace» aumentando la sua presenza nello spazio del consumo.

 

 

 

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