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Conclusi a Torino i lavori della Convention dei migliori chef italiani nel mondo. Riconfermato il ruolo centrale del GVCI diretto da Mario Caramella. Il Premio Guido Alciati è andato agli chef Enzo Carbone e Claudio Rossi
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Torino 26 maggio 2005. Si è conclusa ieri la Convention annuale di una sessantina di cuochi italiani che lavorano in ogni angolo del globo, da Hong Kong a Istanbul, da New York a Buenos Aires, in locali famosi e in ristoranti di grandi catene alberghiere (come il Gianni Ristorante, Four Season, Hyatt, Hilton, Sheraton, The St. Regis, etc) dalla cucina rigorosamente "made in Italy".
Tutti, sono componenti del Gruppo virtuale cuochi italiani - GVCI, che durante il Convegno, organizzato dalla Regione Piemonte in collaborazione dell'ICIF - Italian Culinary Institute for Foreigners, hanno tenuto seminari, tavole rotonde e visite a realtà turistiche-enogastronomiche di rilievo della regione.
All'indubbio successo dell'iniziativa che ha riconfermato il ruolo del Gvci come organismo vivo e vitale ha fatto da riscontro l'assenza di molti degli interlocutori annunciati, dal ministero delle Politiche agricole a quello delle Attività produttive, fino ai tentativi di "occultare", con scelte organizzative poco felici, i problemi reali che vivono gli chef italiani nel mondo.
Ma le assenze e le manchevolezze organizzative non hanno impedito al Gvci di riconfermarsi una realtà unica nel panorama mondiale delle "berrette tricolori". Momenti particolari sono stati vissuti, oltre che nei momenti assembleari, negli incontri ravvicinati con molti produttori piemontesi ed alcune realtà significative del territorio come la cantina di Gianni Gagliardo e la serata conclusiva da Roberto Bava per non parlare dell'esclusiva serata svoltasi nell'incantevole Castello di Racconigi dove, dopo una cena a cinque stelle preparata dagli chef Pier Bussetti, Stefano Gallo, Alfredo Russo e Davide Scabin, si è svolto il Premio internazionale Guido Alciati, assegnato, dal direttore dell'Icif Bruno Libralon a due valenti chef del Gvci, Enzo Carbone, executive sous chef al Grand Hyatt di Shangai e Claudio Rossi, executive chef al Four Seasons resort di Chiang Mai Thailand, con la motivazione che si sono particolarmente distinti nella valorizzazione culinaria dei prodotti tipici del territorio piemontese.
Dalla tre giorni torinese è uscito dunque riconfermato il ruolo centrale del Gvci e del suo presidente, Mario Caramella, executive chef al Hyatt Regency di Huan Hin in Thailandia, che da vero leader ha diretto i vari dibattiti con capacità e maestria, riuscendo a portare la discussione sul terreno della concretezza finalizzata a costruire un modello di associazione che vede l'aggregazione convinta di cuochi, esperti e critici della moderna eno-gastronomia mondiale.
Il Gruppo virtuale, in linea con la loro tempestività e “celerità” hanno già diffuso nel loro Forum il primo comunicato “dopo Torino” dove, oltre a ringraziare gli sponsor del sito web www.gvci.org (Barilla FoodService, Fabbri 1905 e l'azienda di Parmigiano Reggiano Bonati) “che ci hanno consentito una migliore comunicazione durante l'anno”, scrivono che pur “senza trionfalismi diciamo che Torino ha dimostrato più che mai la grande considerazione in cui è tenuto il GVCI oggi e questo -concludono- ci impegna a continuare in maniera seria sempre con l'obiettivo di educare, informare e avere rapporti di solidarietà”.
Nelle prossime settimane INformaCIBO continuerà con altri servizi a parlare dell'incontro di Torino.
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