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Sorpresa di Pasqua: è d'obbligo la “carta d'identità” delle uova
E' arrivata la prima sorpresa della Pasqua: dal 5 aprile scorso è entrata in vigore il nuovo sistema di etichettatura e marchiatura delle uova con l'obbligo di indicare la provenienza e il metodo di allevamento adottato, per garantire la trasparenza nel percorso dal pollaio alla tavola e consentire così acquisti consapevoli ai consumatori.
Le nuove etichette sulle uova di gallina è una novità di rilievo perché arriva nel periodo pasquale proprio quando si arriva a consumare 300 milioni di uova per uso industriale e artigianale, o anche per consumo diretto o per decorazioni pasquali.
Ecco come si deve leggere l'etichetta: il primo numero consentirà di risalire al tipo di allevamento (“0” per biologico, “1” all'aperto, “2” a terra, “3” nelle gabbie), la seconda sigla indicherà lo Stato in cui è stato deposto (ad esempio “IT” per l'Italia), un'altra sigla fornirà le indicazioni relative al codice Istat del Comune e della Provincia ed infine un ultimo codice fornirà indicazioni sull'allevatore.
Con le uova, è stato fatto ancora un passo avanti per sapere il “pedigree” dei prodotti che mangiamo, ma ancora molto deve essere fatto; l'etichetta è ancora anonima per il latte, per il pollame, i conigli e la carne di maiale, come pure per l'olio extravergine di oliva, che è possibile commercializzare sotto forma di miscele di oli di origine diversa senza che ciò venga indicata in etichetta. Un'importante battaglia su fronte la sta conducendo da anni la Coldiretti che ha anche raccolto il consenso di un milione di firme per una legge con “l'indicazione obbligatoria nell'etichettatura dell'origine dei prodotti alimentari”.
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