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Oggi,
29 novembre 2004, è mancato Luigi Veronelli
Da tempo
non stava bene. L'avevamo incontrato, all'inizio dell'estate, a “La
Caprese“ di Bruno Federico dove avevamo scattato la foto che
qui vedete. Poi l'ultima operazione il 24 ottobre scorso non è
riuscita a tenerlo in vita per molto.
Domenica scorsa, il 28
novembre, aveva scritto l'ultimo suo pezzo sul Corriere della Sera
dal titolo: “Brunello “sinfonico”” che così
iniziava: “Repetita iuvant. Il primo libro da me edito -1956,
pensa tè- è il Dizionario dei Proverbi Italiani.
Nasceva da appassionati ricerche giovanili, per far base alla fine
-data l'eccellenza dei loro scritti- sulle opere di Giuseppe Giusti e
Gino Capponi........”
La famiglia Veronelli, che
chiede il massimo rispetto per il dolore, prega gli amici di portare
l'ultimo saluto mercoledì 1 dicembre al cimitero
monumentale di Bergamo.
Ciao Luigi Veronelli,
maestro di tutti noi.
La redazione di
INformaCIBO
Brevi
cenni biografici di Luigi Veronelli
Nato
a Milano nel 1926, Luigi Veronelli è stato un maestro della
cultura enograstronomica, ma non solo, ha speso oltre cinquant¹anni
della sua vita in battaglie, intuizioni, stimoli, idee a favore della
dell¹agricoltura e di una cognizione del gusto che tenesse
assieme la sensibilità sociale.
In
gioventù fu assistente del filosofo Giovanni Emanuele Bariè
(con cui pubblica la rivista Il Pensiero) e collaboratore di
Lelio Basso (edita I problemi del socialismo). È stato
amico di Luigi Carnacina (con cui ha redatto testi importanti come La
grande cucina, Mangiare e bere all¹italiana, La
cucina rustica regionale), di Gianni Brera (con cui è
autore di La Pacciada), di Giangiacomo Feltrinelli (a cui fa
pubblicare, imperdibili, Mangiare da Re di Nino Bergese e il
suo Alla ricerca dei cibi perduti, ripubblicato da
DeriveApprodi nel 2004), dell¹architetto-designer Silvio
Coppola, di Mario Soldati. Condannato a sei mesi di carcere per
istigazione alla rivolta dei vignaioli piemontesi (oppressi da
burocrazia e contrastati dai grandi monopoli) e a tre per la
pubblicazione di De Sade (l'edizione di Storielle, Racconti e
Raccontini, 1957, fu l'ultimo rogo della censura italiana). Negli
anni Sessanta e Settanta è autore di trasmissioni televisive
(ricordiamo, per esempio, A tavola alle sette, con Ave Ninchi)
sulla cultura dei vini e dei cibi, di grande efficacia ed eleganza.
Se oggi i vini, la cucina e i giacimenti gastronomici italiani
stanno avendo uno straordinario successo nel mondo, buona parte del
merito è di quest'uomo che, con perseveranza, determinazione,
rigore e cultura ha saputo individuare e indicare giuste linee di
progresso e, con pregnante tensione etica, fare strada, trainare.
La
teoria dei cru, l'elevazione dei grandi vini, la limitazione delle
rese per ettaro per favorire la qualità e non la quantità,
il recupero dei vitigni autoctoni, la vinificazione in luogo, la
classificazione dei vini con puntuali esami organolettici, la teoria
della distillazione secondo monovitigno, sono solo alcune delle
intuizioni, delle lotte e delle vittorie condotte in cinquant¹anni.
E¹ stato l¹unico maestro dei migliori wine-writers,
italiani e non. Ha inventato un linguaggio, un lessico, ormai entrati
nell¹uso corrente: "Bocca piena e calda", "Vino
da meditazione", "Vino da favola", "Di zerga
beva", "Rossi dialettici".
A
settantanove anni aveva nel cassetto un romanzo giallo e una miniera
di idee per continuare il divenire della qualità (vedi per
esempio le recenti battaglie a favore delle Denominazioni Comunali
dei giacimenti gastronomici, dell¹autocertificazione, del prezzo
sorgente e dell¹olio d¹oliva, condotte con la
collaborazione di molti centri sociali occupati autogestiti e il
progetto Terra e libertà/Critical wine. Da parecchi anni
scriveva su “Corriere della Sera”, “Carta”, “Libertaria”
e su “Veronelli EV”, rivista da lui diretta.
I
suoi libri più recenti: Le parole della terra (assieme
a Pablo Echaurren), Viaggio in Italia per le città del
vino; Vietato Vietare; Breviario libertino; Il
San Domenico di Imola; la ristampa di La Pacciada e le
Guide ai Vini e ai Ristoranti. Per le edizioni DeriveApprodi aveva
scritto le prefazioni a tre libri dallo spirito libertino di autore
anonimo: La cucina impudica, La cuoca di Buenaventura
Durruti, La cuoca rossa, e assieme al collettivo
tl/cw - redatto il volume Terra e libertà/Critical wine.
Sensibilità planetarie e rivoluzione dei consumi.
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