La Biennale di Venezia 65. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica Venezia 65

 

Il film 'The Wrestler', di Darren Aronofsky con l'interpretazione di Mickey Rourke, l'ex sex-symbol di Nove settimane e mezzo, vince il Leone d'Oro

 

Silvio Orlandi vince la Coppa Volpi come miglior attore protagonista del film di Pupi Avati

 

a cura di Donato Troiano e Valeria Bertocchi 

 

Mickey Rourke con il presidente della giuria Wim WendersVenezia Lido 6 settembre 2008. Sono le ore 19,50, è l'ora della proclamazione del Leone d'oro di questa 65ma edizione della Mostra del cinema, definita da molti critici di "tono minore" e addirittura una “Mostra da salvare” dal critico de Il Riformista Luca Mastrantonio.

 

Ma ritorniamo ai vincitori. E' Wim Wenders, presidente della giuria, ad annunciare il vincitore: il film 'The Wrestler', di Darren Aronofsky,  con l'attore protagonista, Mickey Rourke. Il presidente della Mostra e regista tedesco, Wim Wenders, si dice toccato dalla prova di Mickey Rourke, l'ex sex-symbol di Nove settimane e mezzo che con il film 'The Wrestler' ha vinto il Leone d'oro della 65/a Mostra del cinema di Venezia. Leone d'Argento per la regia a 'Paper Soldier', del russo Aleksei German jr.

 

L'Italia vince il primo premio importante della Mostra: la Coppa Volpi come miglior attore protagonista va a Silvio Orlando per la sua interpretazione nel film "Il papa' di Giovanna" di Pupi Avati. Film che, nei giorni scorsi, aveva già vinto il Leoncino dei ragazzi, per il “messaggio di speranza e di possibilità di cambiamento che trasmette. Una situazione di incomunicabilità familiare, che si incrementa attraverso inganni ed auto-inganni, sfocia nella follia. La sincerità della recitazione, la delicatezza delle immagini e la fluidità della trama ci hanno permesso -scrivono i 21 ragazzi membri della Giuria di Agiscuola- un totale coinvolgimento”.

 

Il premio torna in Italia dopo sei anni: nel 2002 vinse Stefano Accorsi con "Un viaggio chiamato amore" di Michele Placido. Silvio Orlando, napoletano 51 anni, lanciato da Nanni Moretti nel ruolo di allenatore della squadra di pallanuoto in “Palombella Rossa”, ha vinto la Coppa Volpi per la sua splendida prova nel film di Avati. La vittoria di Venezia è ampiamente meritata perché il film di Avati si regge completamente sulla sua interpretazione.

 

L'altro riconoscimento al cinema italiano è per il film 'Pranzo di ferragosto', di Gianni di Gregorio, il Leone del futuro-Premio Venezia opera prima 'Luigi de Laurentiis'.

Mickey Rourke, con la sua faccia da pugni dati e presi, ultima star hollywoodiana credibile quando picchia qualcuno, è il vero protagonista di The Wrestler, il film vincitore. Un lavoro in parte autobiografico della vita spericolata dell'attore e firmato da un regista sulla carta meno adatto a fare un film del genere come Darren Aronofsky.

 

Credibile insomma nel ruolo di Randy wrestler professionista di quelli amati da pubblico. Di quelli che vengono prima selvaggiamente picchiati dal cattivo di turno per poi puntualmente riscattarsi tra le grida di gioia dei loro fan. Ma Randy non è più un ragazzo ("sono un vecchio dalla carne maciullata" dice a un certo punto) e così riesce a combattere solo nei fine settimana. E per il resto dei giorni si deve arrangiare. Pieno di additivi chimici (steroidi, ma anche coca e viagra) Randy non si può dire che abbia una gran vita. Passa il tempo in un locale dove ha stretto un'amicizia amorosa con Cassidy (Marisa Tomei), una spogliarellista, e ha anche una figlia Stephanie (Evan Rachel Wood) da cui si è però allontanato da anni. Quando dopo un combattimento senza esclusione di colpi (tra le armi usate anche una sparapunti) Randy si becca un infarto, lui neanche ci crede più di tanto.

 

Lo ricoverano e sarà costretto a rinunciare ai suoi steroidi e anche purtroppo a combattere. Entra nella categoria dei loser, dei perdenti e cerca di ricucire con la figlia come di stringere il suo rapporto con la spogliarellista. A chi vuole torni a combattere con il cattivissimo Ayatollah, soprannominato 'La bestia del Medio Oriente', risponde no. Preferisce lavorare al banco gastronomia di un supermercato a servire prosciutto e pasta col pesto a pignole massaie. Ma con una deriva alla Rocky, arriva il suo riscatto per Rourke. Molla il supermercato e accetta la sfida con lo Ayatollah, una sfida che potrebbe essere mortale. Frase cult del film quella detta nel film da Randy, uno che è amante del rock duro dei Guns N'Roses:"era bella la musica degli anni Ottanta, ma poi è arrivato quel frocetto di Kurt Cobain e ha rovinato tutto".

 

 

Il film di Pupi Avati, Il papà di Giovanna, attraverso i giudizi della critica italiana e straniera

 

La locandina del film di Pupi Avati, protagonista Silvio OrlandoPaolo Mereghetti, sul Corriere della Sera scrive che Pupi "resta fedele al suo stile tradizionalmente realista, a un cinema pacato e lineare dove l'accento è messo sulle psicologie delle persone e l'attenzione si punta su chi sta negli ultimi ranghi, non in prima fila. E lo fa qui con una misura e un pudore che da tempo non gli riconoscevamo più". Per il critico "il film evita molte trappole 'avatiane', cancella la facile mitologia sui perdenti e scava dentro un rapporto (quello delle responsabilità dei genitori) tutt'altro che scontato.

Servendosi al meglio della bravura di Orlando e della Rohrwacher". Anche Gloria Satta de Il Messaggero, parla favorevolmente del film e aggiunge: "Orlando è struggente nel ruolo del fallito, la Neri interpreta con stizzita condiscendenza il ruolo ingrato della mamma 'snaturata', Alba Rohrwacher, il cui volto perlaceo esprime ingenuità, crudeltà, stupore, fa la 'pazza' senza eccedere e si conferma come una delle giovani attrici più interessanti".

Natalia Aspesi de La Repubblica, nel sottolineare la bravura degli attori, parla in particolare di Silvio Orlando "eccezionale per miseria fisica e caparbio amore: i premi della Mostra sono ancora tutti in cantina, con giuria dopo cinque giorni lievemente disperata: ma alla fine potrebbero ricordarsi di lui". Gianluigi Rondi su Il Tempo definisce il film "commovente, intelligente, finissimo, con il dono tipico del suo autore di presentarci dei personaggi costruiti a tutto tondo con fertile sapienza narrativa sia che si muovano al centro della scena sia che se ne tengano ai margini, sempre però con funzioni drammatiche dosate con equilibrio abilissimo, privilegiando spesso i riferimenti indiretti, le allusioni discrete". Secondo Alberto Crespi "Il papà di Giovanna è un film bello e dolorosissimo" in cui "tutti gli attori sono magnifici".

Più caute nei giudizi, pur sottolineando la bravura degli attori, le prime recensioni della
stampa straniera.

 

Per Natasha Senjanovic di Hollywood Reporter "la performance di Orlando rende credibile la storia centrale mentre la Neri e Greggio portano una certa dose di dignità alle loro parti. Come fa anche la Rohrwacher, in un ruolo impegnativo che tocca quasi tutti gli stereotipi del mentalmente insano. Sfortunatamente, comunque, Avati riempie il film con scene dettagliate che fanno poco per spingere avanti la storia, ulteriormente diluita da personaggi secondari che entrano e escono dal quadro, pronunciando battute apparentemente senza una direzione".

 Per
Alissa Simon di Variety, Il papà di Giovanna "é un semplice dramma sentimentale, disegnato con tratti ampi e un deciso tono cordiale. Il film "sembra destinato a seguire il percorso di molte delle opere recenti del regista: in patria in sale grandi e piccole e con viaggi all'estero limitati ai festival e alle celebrazioni del cinema nazionale".
 

 

 

 

 

 

 

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