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Vincenzo Reda intervista Oscar Farinetti, ideatore di Eataly,
il grande bazar del cibo Dop.
Dopo Torino previste le aperture di Eataly a New York,
a Tokyo e
in Italia, a Genova, Milano, Verona, Bologna, Firenze, Roma.
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E anche Parma avrà la sua Eataly
Parma 19 febbraio 2008. “Authorithy Alimentare a Parma, straordinario successo”. Così titolavano i giornali il 14 dicembre 2003, 24 ore dopo l'assegnazione a Parma dell'Efsa, l'Authority europea per la sicurezza alimentare.
“Oggi, qual è il bilancio? I parmigiani hanno la percezione di quello spicchio d'Europa che se ne sta al Dus e ne hanno tratto benefici in termini di occupazione, eventi, infrastrutture?”. Questa la domanda posta dalla giornalista della Gazzetta di Parma Anna Maria Ferrari agli importanti interlocutori presenti alla cerimonia per i cinque anni di attività dell'Agenzia avvenuta il 1 ottobre dell'anno scorso. Le risposte allora erano state vaghe.
Ma oggi noi aggiungiamo: “Quali benefici Parma ha tratto in termini di immagine e di cultura del Cibo dall'aver sul suo territorio questo importante Istituto Alimentare Europeo?”.
Molti passi avanti da allora sono stati fatti. La Provincia di Parma ha creato l' Europass, un ufficio che si occupa dei rapporti fra l'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e le Istituzioni, le associazioni di categoria, i soggetti imprenditoriali e le organizzazioni economiche-sociali del territorio emiliano romagnolo.
Sempre la Provincia di Parma ha istituito il Consorzio Italiano per la Ricerca sulla qualità e la sicurezza degli alimenti: un Istituto destinato a diventare l'organismo unico nazionale per il coordinamento e lo sviluppo della ricerca nell'agroalimentare.
Parma ha per storia sul suo territorio due prodotti Dop eccellenti, che tutti ci invidiano, come il Prosciutto di Parma e il Parmigiano Reggiano, eppure la città emiliana stenta a farsi riconoscere come la capitale italiana della Qualità del Cibo.
Ma ora, c'è una notizia importante, all'Efsa, al Prosciutto, all'Europass, a Cibus, all'Alma di Gualtiero Marchesi e alla tradizione agroalimentare della provincia di Parma si dovrebbe aggiungere il più grande “mercato della qualità del Cibo”, la nascita cioè di Eataly di Oscar Farinetti, che un anno fa ha aperto a Torino, Il primo punto vendita nell'ex opificio Carpano in via Nizza a Torino, un grande centro multifunzionale dedicato all'enogastronomia: luogo in cui la vendita di alti cibi a prezzi sostenibili, come riporta lo slogan aziendale, si affiancherà alla ristorazione e alla didattica. Un successo da 31 milioni di euro di incassi nei primi 11 mesi.
Una vera novità per una città come Parma che vuole diventare capitale della Qualità Alimentare.
Nelle scorse settimane avevamo sentito annunciare da Farinetti l'apertura di Eataly al Rockfeller di New York, in Giappone dentro il grande magazzino Mitsukoshi di Ginza street a Tokyo e in Italia, a Genova, Milano, Verona, Bologna, Firenze, Roma.
“Perchè non aprite Eataly a Parma? -avevamo chiesto a Farinetti in un recente incontro a Milano. “Ci stiamo pensando con l'assessore comunale Colla” è stata la sua risposta.
Da qui è nata l'idea di questa intervista che il bravo Vincenzo Reda ha realizzato a Torino e che conferma che nei progetti di questo grande manager alleato di Slow Food c'è anche la città di Parma.
Non sappiamo se il luogo scelto è all'interno della “cittadella del cibo” di cui tanto si parla a Parma da alcuni anni (che per la costruzione, secondo indiscrezioni, vede alleati Coopsette e la Pizzarotti) ma al di là di questo noi riteniamo di estrema importanza questa scelta che darà a Parma una voce in più per diventare la vera Capitale della qualità del cibo.
(d.t.)
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Oscar Farinetti annuncia l'acquisto della storica casa Borgogno!
22 ettari, 3 e mezzo a La Morra e gli altri a Barolo, con il favoloso cru Cannubi
di Vincenzo Reda
Torino, 8 febbraio 2008. “....Oscar Farinetti l'ho incrociato...... era in compagnia di un giornalista americano del New York Times, stavo bevendo un bicchiere del loro rosè (vigne a Santa Vittoria d'Alba, Arneis e Nebbiolo al 50%, almeno sorprendente): tutto subito non mi aveva dato molta retta. Poi ci siamo seduti, abbiamo cominciato a bere insieme, si è fatto portare delle belle fette di salame tagliate spesse, l'ho guardato bene negli occhi scuri, profondi, baluginanti sopra due bei baffoni neri.
Ho capito.
Ho rivisto un visionario, un adorabile sognatore di quelli lucidi, di quelli che ti dicono che comunque di business si tratta, ma quel business che da sempre sognava di fare, in cui è riuscito finalmente a coinvolgere il figlio Francesco, che di Unieuro non voleva sentir parlare....”
Era metà febbraio dello scorso anno e Eataly aveva aperto i battenti da una ventina di giorni: i numeri erano di già sorprendenti, ma, si pensa sempre, le novità incoraggiano la curiosità e la filosofia “dell'andare a vedere di che si tratta”.
Ero uno dei primi a intervistare Farinetti, e uno dei primi a apprezzare quella che mi pareva un'iniziativa straordinaria.
A distanza di un anno, i numeri riportati nel florilegio di articoli e interviste dedicate a Eataly sono sotto gli occhi di tutti; alla stessa stregua sono noti i progetti relativi alla prossima apertura del Rockfeller Center a New York e della probabile inaugurazione della sede di Tokio entro l'anno in corso. Ma non sono con Farinetti per ripetere l'ennesima intervista trionfale: al solito, sono interessato a punti di vista diversi e con Oscar Farinetti con questo approccio si va' a nozze.
Dovevo verificare una voce che mi era giunta su un suo particolare interesse all'apertura di una sede, non prevista, a Parma: ebbene, gli occhi di Oscar si accendono quando mi parla dell'assessore Paola Colla (notoriamente di sponda politica non in linea con le idee dell'imprenditore). Mi conferma che la sede emiliana, già identificata, sarà a Bologna - questioni di bacino di utenza, soprattutto - ma che il calore, l'amore per la propria terra, la disponibilità e le prospettive offerte dalla città di Parma, per tramite dell'assessore Colla ma anche di un illuminato presidente dell'associazione commercianti, Enzo Malanca, Direttore "Ascom Confcommercio
di Parma, gli hanno suggerito di aprire una sede più piccola anche nell'elegante città emiliana, che, oltretutto, possiede un appeal internazionale di grande rilievo. Dunque, l'Emilia sarà l'unica regione italiana a vantare ben due sedi di Eataly!
Ma l'amico Oscar - per cui penso di non sprecare una parola importante ( abbiamo scoperto di essere coetanei, nati a distanza di pochi giorni), causa le sensazioni di immediata simpatia provate - assume quell'espressione, difficilmente descrivibile, che dipinge un volto quando si comunica agli altri l'entusiasmo di una nuova, coinvolgente avventura: ha appena definito l'acquisto della storica casa Borgogno!
E diventa un fiume in piena: 22 ettari (3 e mezzo a La Morra e gli altri a Barolo, con il favoloso cru Cannubi), che oggi producono 120.000 bottiglie e che vuole ridurre a 80.000 su due filosofie qualitative, una “Base” commercializzata sempre con 5 anni di invecchiamento e l'altra “Classica” messa in commercio con 10 anni di invecchiamento! A prezzi giusti, anche per riportare il Barolo in Italia come vino da bere e non solo come inutile e stucchevole feticcio da regalo di prestigio.
“ E poi, all'ingresso delle Cantine, nel centro di Barolo, ci metto un bel cartello con sopra scritto: `Vietato l'ingresso alle barrique'! Solo bei legni di grande capacità, filosofia alla Bartolo Mascarello. Non tocco niente e la famiglia Boschis rimane a collaborare con noi in azienda. Voglio solo rinnovare un poco l'immagine di un'azienda storica: anche il marchio sarà pressappoco il medesimo - conosciuto e stimato in tutto il mondo. E questa è un'acquisizione della famiglia Farinetti, un vecchio sogno che diventa realtà...”.
Passa poi a parlarmi del libro che sta per pubblicare: “Coccodè”, il meglio della comunicazione pubblicitaria, certo innovativa, di Eataly e non perde l'occasione per ricordare che in questo momento ci sono almeno 80 tesi di laurea che vertono proprio sul nuovo stile di advertising tipico dell'azienda.
Gli chiedo, a questo punto, quale sia la filosofia riguardo l'occupazione aziendale: è questa un'impresa che offre molte opportunità ai giovani, essendo l'età media degli occupati molto bassa, a tutti i livelli.
Le cifre sono davvero interessanti: a distanza di un anno la percentuale di contratti a tempo indeterminato ha toccato oltre il 60%, con un 40% scarso di contratti a termine. E' un attempato direttore del personale - collaboratore di Farinetti dai tempi di Unieuro - chiamato apposta, che mi snocciola le cifre, che sono ancora provvisorie perché, puntualizza, si vuol portare la percentuale degli assunti a tempo indeterminato all'80% entro i prossimi tre mesi. Le assunzioni vengono effettuate tramite colloqui diretti e tempi di prova di 3/6 mesi: è chiaro che qui il personale dev'essere motivato e particolarmente dotato nel rapporto con un cliente spesso colto, esigente e attento a ogni particolare - di ogni età, ceto sociale e....fede politica. I dipendenti sono 240, con un'età media, ripeto, particolarmente bassa.
Mi interessa anche conoscere i rapporti con cooperative tipo “Piazza dei mestieri” e “Pausa caffè”: con la cooperativa della Compagnia delle Opere hanno avviato una stretta collaborazione che riguarda cioccolato e birra, prodotti che la cooperativa produce a livelli molto alti ( la birra è prodotta dai ragazzi guidati dal noto Mastro birraio Sergio Ormea del birrificio Gradoplato di Chieri ).
Con “Pausa caffè” lavorano con il prodotto che arriva dalle terre alte del Guatemala, pagandolo direttamente di più ma saltando tutte le intermediazioni commerciali, con reciproca convenienza per una caffè davvero straordinario
(dai monti del distretto di Huehuetenango).
Parliamo poi del sorprendente sviluppo che ha avuto, in modo del tutto inaspettato, l'attività di presentazioni e eventi di ogni tipo: la scuola di marketing dell'Iveco, i manager Vodafone a cucinare tutti insieme, la Festa dell'Einaudi con gente come Sanguinati, Sofri e moglie Daria Bignardi, Gianni Mura a circolare tra insaccati, frutte, verdure, carni....
Chiudiamo un'oretta di bella chiacchierata con le considerazioni sulle difficoltà logistiche che presuppone lo sbarco a New York: metropoli di uno stato che rende difficilissime tutte le importazioni di alimenti non americani e che tende a diseducare sistematicamente cittadini e visitatori nel rapporto che si tiene quotidianamente col cibo.
“ Ma noi vogliamo essere integralisti e non faremo sconti. Oltretutto, il nostro interesse sarà quello di puntare sulla cucina piemontese, con qualche incursione in quella ligure: non bisogna dimenticare che nel mondo noi italiani abbiamo solo e sempre esportato la pizza, la cucina partenopea e poi quella toscana. In ogni caso, alla fine dell'anno ci saranno tre sedi di Eataly nel mondo: Tokio, New York e Torino, dove stavolta la capitale è proprio quest'ultima!”.
L'incontro finisce nel caveau dei formaggi: tra le forme che riposano tranquille e olezzanti, un brindisi - alle 18 del pomeriggio di un giorno di febbraio - con il Lambrusco di Parma delle Cantine Ceci (l'ho bevuto e usato tante volte per i miei quadri per il suo colore strepitoso).
Salute, Oscar Farinetti e, detta alla piemontese: che nostro signore ti conservi la vista.
Per contatti:
Eataly Torino
Via Nizza, 230 - Torino
telefono: 011 19506811
www.eatalytorino.it
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