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Verso
il
Ristorante
di Gegè
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La
sala con i quadri di Vincenzo
Reda
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Vincenzo
Reda e Gegè Mangano
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Gege
Mangano con la moglie Anna Totaro
e
il figlio
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A Monte Sant'Angelo il ristorante " Li Jalantuùmene " di Gegè Mangano
La cucina di Gegè è strettamente legata al territorio e alle tradizioni del Gargano e dintorni
Monte Sant'Angelo agosto 2008. “La memoria corre a quel lontano 1972, ai miei diciott'anni, alla prima vacanza distante dalle grinfie, per la verità molto lasche, dei miei genitori: l'amico Silvano Borrelli mi aveva invitato a passare con lui un'estate in tenda sul Gargano, in un posto che lui descriveva magnifico e che aveva scoperto l'anno prima.....”
E' una citazione da un mio articolo pubblicato nel numero di novembre del 2000 dal notiziario mensile del Parco del Gargano. Allora ero consulente della più bella rivista di natura italiana: Oasis, edita da Sergio Musumeci in Aosta; mi occupavo dei contatti con gli enti di tutela ambientale, parchi compresi.
L'anno prima, su esplicito invito di Leonardo Vaira, proprietario e direttore di quel campeggio di cui parlo nell'articolo, avevo partecipato a una degustazione dei prodotti di Monte Sant'Angelo: tra gli altri, mi era rimasto impresso un personaggio e i suoi piatti che pochi giorni appresso ero andato a provare nel suo ristorante.
Si trattava di Gegè Mangano e del suo ristorante Li Jalatuumene.
Quello con Gegè, come del resto quello per il campeggio sulla piana di Mattinatella e quello per Monte Sant'Angelo sono stati amori a prima vista e di quelli che durano per la vita.
Prima della faccia da schiaffi di Gegè e del suo talento cucinario, devo parlare di piazza De Galganis: pieno centro di Monte, ci si arriva solo salendo e scendendo ampi gradini secenteschi di tufo. Niente auto, rumori molesti, sciami di turisti: solamente silenzio, mille e mille sfumature di bianchi in cui sono declinati tufo e calce e il cielo cobalto di agosto che, a quasi 900 metri di altezza, ti abbaglia senza farti sudare.
Ne avevo parlato con Gino Veronelli; lo convinsi a visitare quel posto magico, poco prima della sua morte, e ne venne fuori un prezioso volume: “Terre Cultura Cucina del Gargano” edito da Veronelli Editore nel 2003, con prefazione di Gino e la riproduzione di un mio quadro, ora nel ristorante di Gegè, che avevo dipinto col vino di Giovanni “Tinghe tanghe”, antico fattore garganico con masseria e mulo Matteo annesso (in realtà quello da me conosciuto era Matteo III o IV, non ricordo...).
Gegè è uno dei soliti che piacciono a me: autodidatta, ha cominciato giovanissimo a girare il mondo per molti anni con Ciga Hotels e sulle navi Usa con la Home Lime Company. Poi, sposata Ninni, con lui sempre in sala, si è ritirato a Monte per aprire il Suo ristorante: e, di nuovo come quelli che piacciono a me, pochi coperti per essere davvero sempre in grado di cucinare in prima persona per tutti - chi va in giro per televisioni, eventi e feste non ha più tempo per esercitare la nobile arte del cuoco....
E la cucina di Gegè è strettamente legata al territorio e alle tradizioni del Gargano e dintorni: un'area che nel raggio di pochi chilometri offre - per tradizione, non per acquisizioni, culturali o modaiole, recenti - in buona sostanza tutto: formaggi, insaccati, pane e pasta, funghi, carni bianche e carni rosse, selvaggina, pesce, crostacei, olio, vino.
E Gegè conosce e tratta senza pari Caciocavallo podolico, formaggi caprini, cicerchie, fave, ceci, mandorle, agnello, cinghiale, grano duro, miele.
Allora puoi provare i “Troccoli alla Jalantuumene” (pasta fresca tagliata con uno speciale strumento di legno, il troccolo appunto, con porcini e noci), le “Laine cicere e baccalà” (tagliatelle con ceci e baccalà), “Orecchiette alla come mi gira oggi, ché tanto sono sempre eccezionali”. E ancora, l'agnello al forno con le erbette, i “Torcinelli” (budelline di agnello ripiene), le “Tielle” (tegami di terracotta per preparazioni umide, in genere a strati, a base di patate, carni, baccalà,
verdure, spezie, uova).
E infine i dolci: tra tutti, le uniche “Ostie ripiene”, che non descrivo perché bisogna recarsi in loco a provarle (quelle di Gegè le prepara ancora la mamma o la suocera, non ricordo).
La cantina è all'altezza: io mi faccio sempre consigliare vini pugliesi, se possibile monovitigni e lavorati in acciaio o legni grandi. Consiglio, in questi anni, succo fermentato da uve di Troia, per una bevuta lunga e di sostanza.
L'amico Gegè cita spesso un motto non suo che va bene per molte faccende:
“Fare lo chef insegna a non avere paura quando si sbaglia.
A non esaltarsi quando tutto va bene.
A ricordarsi che senza la terra non ci sarebbe il volo”.
Andate a rifarvi la bocca da Gegè e, già che ci siete, date un'occhiata alla collezione, unica, che egli possiede dei miei quadri.
Li Julantuùmene
Titolari: Luigi Mangano e Anna Totaro
Monte Sant'Angelo (Foggia)
Piazza De Galganis, tel. 0884565484
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