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“Elogio dell'invecchiamento"
Alla scoperta dei dieci migliori vini italiani.
(e di tutti i trucchi dei veri sommelier)
Un libro di Andrea Scanzi
Torino, 3 dicembre 2007. Quando compro un libro, quasi sempre, so cosa vado a mettermi in casa.
E' quando decido di leggerlo che mi preoccupo se il tempo che gli dedicherò sarà ben investito. Non certo i soldi, quelli vanno e vengono.
“Non so....” È l'incipit del libro di Andrea Scanzi, aretino, cui ho deciso di dedicare, più per dovere di cronaca che altro, un paio di notti del mio tempo prezioso.
Prevenutissimo verso l'ennesimo probabile tanghero che arriva fresco fresco a aggiungere fesserie ovvietà e spropositi nel ricco mondo della comunicazione del vino...Però l'incipit non è male: purtroppo seguono 8 pagine scialbe, secondo me, dedicate a Sideways, film tanto brutto quanto inutile - ma in fin dei conti solamente uno dei tantissimi di questo periodo decadente, e non solo per la settima arte.
E poi, come succede spesso, ho dovuto ricredermi. Il ragazzo ha talento. Il ragazzo ha studiato, si è assai applicato, e si vede.
Aggiungo che il libro, pur non essendo memorabile, è gradevole, documentato, non ovvio, privo di spropositi; anzi, con alcune belle pagine da tenere in memoria e magari da citare.
Bravo, Andrea! E non era facile.
In verità, avrei dovuto fidarmi di un aretino: gli aretini - non come i miei odiati fiorentini - spesso sono persone interessanti, non mai scontate, scomode e non banali. Penso al mio amico Gianfranco Fulgenzi, a esempio: un adorabile sregolato che ha realizzato uno dei più incredibili ristoranti possibili.
Arezzo è una città bella assai, sorprendente per chi non la conosce. A Arezzo Piero ha lasciato un ciclo di affreschi che costituisce uno degli apici dell'arte umana. E gli affreschi hanno la caratteristica che abitualmente non viaggiano: bisogna alzare le chiappe e recarsi sul posto.
Per i vini dovrebbe essere altrettanto; al contrario, le bottiglie si muovono: questo è il punto, ahinoi.
Andrea ha messo insieme 24 capitoli, di cui 10 sono dedicati ai “migliori vini italiani”, assai densi, molto documentati e comunque interessanti e gradevoli da leggere.
E' chiaro che i dieci migliori vini italiani non esistono; è chiaro che ognuno avrebbe da togliere aggiungere obiettare; ma va bene così. Andrea ha scelto, tra gli altri, il Lambrusco e il Verdicchio, insieme al Sassicaia: anche per questo è meritorio di attenzione.
Comincia con Sideways, certo: ma conclude con Franco Biondi Santi, con le sue parole che lo muovono a riflettere:
“Credo che il tempo affini non solo i vini buoni, ma ingentilisca i conservatori e, di contro, smascheri i finti guevaristi ( come pure i vini-Muccino).
Credo che ci siano uomini irripetibili, non meno delle loro creazioni. Persone discrete che mai dimenticano l'eleganza, la finezza, la solenne educazione. Uomini ancorati alla memoria, refrattari al marketing, a ciò che è apparenza.....
Credo che esistano uomini in grado di gestire il crepuscolo, destini che sposano la longevità. Un amico mio li avrebbe chiamati, mi pare, Anime Salve....
Credo, sempre più, che nell'eterna lotta tra figli e padri, gli unici a vincere siano i nonni. A distanza. Con discrezione. Quasi immortali, certo indimenticabili.”.
Andrea Scanzi è un trentenne, ha pubblicato libri, apprezzati, dedicati allo sport (Roberto Baggio, Gilles Villeneuve ) e alla musica ( Ivano Fossati e la tesi di laurea sui cantautori ): ha talento e possiede un bel gusto per l'approccio ironico ai fatti della vita. Non è un caso che una vecchia lenza come Giulio Anselmi lo abbia chiamato a collaborare per La Stampa.
Ama la musica, il tennis, i cavalli e i cani ( sulle donne nulla so, ma è, pare, felicemente maritato ).
E beve, beve bene e con sensibilità: è uno che ama il Dolcetto, il mio vino.
Che dio lo benedica e gli permetta di mantenere le promesse e nel futuro donarci qualcos'altro di buono.
Leggete il suo libro, non sarà tempo sprecato.
Se poi si sente che tanto gli piace la parola “ossimoro” ( chissà se la pronuncia sdrucciola alla greca o piana alla latina...), è un difetto di gioventù; se ogni tanto si lascia rendere un po' sciatto da brutte espressioni iperboliche del tipo: “ scelgo tutta la vita”, pazienza.
Di contro, non declina il numero dei nomi propri del vino e la Barbera è sempre femmina.
Il mio amico Gino ne sarebbe contento.
Andrea, raccontami qualcosa a proposito della genesi di questo lavoro.
- Ho sempre bevuto vino, ma detestavo l'idea di berlo senza capirlo. Allora
mi sono iscritto ai corsi Ais, diventando sommelier e degustatore ufficiale.
Nella mia casa ci sono centianai di libri enogastronomici, mi piace
cucinare, sono il classico lettore normotipo che ha cominciato a cucinare
leggendo Pepe Carvalho e a bere Lagavulin amando Jean-Claude Izzo (ora, per
la cronaca, preferisco l'Ardbeg). Mondadori voleva mettermi sotto contratto,
ma non trovavamo l'argomento. Quasi per scherzo mi hanno chiesto se mi
andava di scrivere un libro "diverso" sul vino. La "folgorazione": sono
tornato a casa e la sera stessa ho buttato giù il sommario.
Cosa hai bevuto quella sera?
Ho aperto un Dolcetto d'Alba Superiore 2004 di Flavio Roddolo, e in mezzora ho buttato giù la scaletta di Elogio dell'invecchiamento (che in un primo momento doveva chiamarsi Profondo rosso).
Come hai affrontato l'arduo impegno?
Nei capitoli più leggeri ho lasciato andare la penna, mi sono preso poco sul
serio, ho fatto sì che il lettore apprendesse divertendosi: credo che il
successo editoriale sia dipeso da questo. Il mondo del vino è un po' chiuso,
diffidente, appena vede un giovane scriba fa di tutto per impallinarlo e
depotenzializzarlo: a me, devo dire, tutto sommato è andata bene.
E per il futuro?
Evoluzioni future? Ho aperto un blog legato al libro, in cui parlo di vino a
modo mio. Ci sono esempi illustri di giornalisti partiti - e magari
rimasti - dallo sport o dalla musica, e diventati (anche) giornalisti
"enoici". Penso a Gianni Mura, che adoro. Io sono un eclettico, nel senso
che detesto le specializzazioni e riterrei un incubo parlare tutta la vita
delle stesse cose. Mi annoierei. Ho molti interessi, sono curioso, mi piace
apprendere. Il vino rientra in questi interessi. Ho ricevuto richieste di
collaborazione per scrivere su riviste di settore, non so se accetterò. Io
stesso devo capire se Elogio dell'invecchiamento rimarrà un episodio
(lavorativamente) isolato e coltiverò "privatamente" il mio amore per il
vino, o se diventerà parte integrante della mia carriera, parallelamente al
mio lavoro a La Stampa. Si vedrà".
“Elogio dell'invecchiamento.
Alla scoperta dei dieci migliori vini italiani. (e di tutti i trucchi dei veri sommelier)”.
Andrea Scanzi - Mondadori, collana “Strade blu”.
314 pp. 15,50 €
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