Un viaggio tra gli stand del Piemonte: La Cortetta, Roche, Teo Costa, Damilano, Terrenostre, Bava, Beccarsi e tanti altri

 

di Tommaso Lo Russo

 

Alla quinta edizione del Salone del vino di Torino, lo confesso, ci sono andato con piacere o, come si usa dire adesso, con gusto.

Fra le promesse che mi ero riproposto c'era pure quella di non andare al Padiglione del Piemonte, non perché i suoi vini doc e a docg non mi piacciono, ma perché, avendo a disposizione poco tempo volevo provare altri vitigni ed altre emozioni.

 

Alla fine è stata una promessa da marinaio, perché, seguendo alcuni amici, mi sono ritrovato dove non volevo e poi, un amico tira l'altro e ho rivisto tanti amici del vino.

 

Proprio nell'area destinata al Piemonte abbiamo ripreso a parlare di vino e mi è tornata alla mente la mia guida del vino “Tour di vino” oppure, come dicevamo allora, giocando sulle parole Tour divino che avevo coordinato per gli Assessorati al Turismo e all'Agricoltura. Un vademecum sui vini e vitigni del Piemonte che, all'estero ancora ricordano e apprezzano.

 

Claudio RinaldiFerrero GabìDi stand in stand, da una degustazione all'altra, abbiamo cominciato con l'azienda di Ezio Braglia di Castelnuovo Don Bosco che produce un ottimo grignolino per passare poi all'azienda vitivinicola Roche di Alba del mio amico Ferrero Gabì che è sempre un piacere incontrare, per proseguire da La Cortetta di San Marzano Oliveto d'Asti che produce solo una piccola quantità di bottiglie ma di gran qualità, quindi ad un'altra azienda la Tenuta Castello di Mombaruzzo (AT) di Flavio Damiano e successivamente alla Cooperativa Terrenostre di Cossano che propone una selezioni dei maggiori vini piemontesi e una rarità: il furmentin, un vitigno autoctono di una piccola area, di cui si favoleggiava una volta una storia, ovviamente inventata, che chi scrive, ma non fa testo, ma si intende del mondo incantato per averne curato un concorso internazionale “Il Bosco stregato”, non si preoccuperebbe di smentire, anzi.

 

Guido DamilanoSe esiste un torrone da favola, perché non tuffarsi in una sorta di vino da favola. Per me che sono stato alla scuola di Cino Tortorella che, di favole se ne intende, ma che soprattutto di vini è un ottimo conoscitore l'idea non sarebbe tanto da scartare. Sempre per parlare di vini un po' curiosi e, dicono, afrodisiaci, abbiamo apprezzato un ottimo Pelaverga della Bel Colle di Verduno, per poi ritornare al serio, non perché quel vino non sia ottimo, anzi mi ricordo che a Basilea avevamo proposto in passato una degustazione con quasi il solo Pelaverga, siamo andati dall'azienda vitivinicola Damilano che celebra per il secondo anno consecutivo, il riconoscimento per il Barolo Connubi 20001 Docg e Barolo Liste 2001 Docg i “Tre bicchieri” - Guida Vini d'Italia 2006 Gambero Rosso/Slow Food e per la prima volta i “Cinque grappoli” -Duemilavini Edizione 2006 a cura dell'Ais e le “Super Tre Stelle - Guida oro i Vini di Veronelli 2006.

 

Poteva finire lì?

 

No perché, sempre per andar via dal Piemonte, per tuffarci in altri sentori, altri profumi e gusti, siamo incappati in Teo Costa di Castellinaldo che, si vede a colpo d'occhio; se il vino fa buon sangue, i venti chili in Teo Costa a destrapiù rispetto all'ultima volta che l'avevamo incontrato si notano, ma è tutta salute e al suo stand abbiamo gustato pure un piatto di “agnolotti al plin” (che vuol dire letteralmente pizzicati dalla massaia che li fa) in abbinamento al “Castellinaldo Barbera d'Alba” uno splendido vino roso che producono nel Comune di Castellinaldo, da vigneti storici aziendali (con oltre 50 anni di vita), una bassa produzione per ettaro ed un affinamento di 18 mesi parte in tonneaux di Acacia piemontese e parte in grandi botti di Rovere. Una Barbera molto fine ed elegante che sfata il mito della Barbera, vino da osteria. Il tutto gustato con un ottimo salame che speriamo di degustare di nuovo.

 

Ovviamente non poteva mancare il Barbaresco docg che seppur non abbiamo degustato, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il titolare de La Spinona di Treiso che lo produce; per passare all'azienda vitivinicola Bava che quando siamo arrivati abbiamo trovato il titolare indaffarato alla preparazione di due splendide iniziative a Dallas e New York con due promozioni.

Siamo andati ancora avanti provando la grappa della Distilleria Beccaris che per un accordo con la Bosca di Canelli, visto che hanno la stessa ditta che commercializza i rispettivi prodotti delle due aziende, abbiamo degustato anche una chicca: il pinot nero spumante.

 

Poteva bastare? Ancora ciondolando di stand in stand siamo passati nello stand dell'azienda vitivinicola Guido Ceste di Govone con tante selezioni come il Roero Doc e Roero Arnesi e in quello della Tenuta “La Pergola” di Cisterna d'Asti fondata nel 1903: la Tenuta si estende su 40 ettari di terreno con una produzione annua di circa 3000 quintali di uva, da cui si ottengono poco più di 2000 ettolitri di vino, una bassa rfesa al vigneto per un vino di grande qualità.

 

Guido CesteSempre per parlare di vino, abbiamo pure incontrato e intervistato il sottosegretario alle Politiche Agricole Teresio Delfino che in Piemonte è di casa, visto che abita a Cuneo, ma sono state più le domande che non gli abbiamo rivolto che quelle fatte.

 

Sul convegno sui vini autoctoni che potrebbero essere la salvezza per i nostri vini si è detto spesso in passato e del fatto che, in molti all'estero, si stiano indirizzando, dopo averli clonati, ma volendo riservarsi il diritto di usucapione, sulla stessa strada è stupefacente, ma ormai è tardi per provvedimenti di salvaguardia.

 

E ancora, per esempio che cosa ne pensa del caro vino il Sottosegretario Delfino, oppure, sempre per il vezzo di anagrammare, del vino caro. Rispondiamo noi per lui: l'euforia del dopo metanolo e dell'innalzamento della qualità che c'è stata a tutti i livelli, a partire dal Piemonte, per trasferirsi a cascata nelle altre regioni, ha fatto montare la testa ai produttori e lievitare i prezzi.

 

Il sottosegretario alle politiche agricole on. Teresio DelfinoSe volete un giudizio franco, chi scrive è di questo parere ed aver voluto scimmiottare i grandi, nel caso del Piemonte: Pio Cesare, Gaya ed altri, non sempre porta bene e, alla lunga, la rovina dell'Italia è che il piccolo vuol sempre diventare grande e il grande si dimentica spesso del suo ruolo di trascinamento, sempre nel rispetto generale dei giochi e del bisogno di fare quel “sistema” che non c'è.

Per farci perdonare di tanto degustare abbiamo anche visitato gli stand delle acque minerali e qui abbiamo fatto un'autentica scoperta, uno scoop ancora da verificare, ma di cui vi parleremo la prossima volta.

 

Per info:

 

www.teocosta.it

www.terrenostrescrl.it

www.lacortetta.it

www.riboc.it

info@damilanog.com

www.tenutalapergola.it

www.cestevini.com

info@belcolle.it

www.vinicaldera.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[home page]

[mission]

[redazione]

[collabora]

[contattaci]

[link]