Gianluigi De Cinque

 

La presentazione a Milano

 

  

 

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tenuta de Il Pollenza

 

Giulio Ziletti

Il Fotografo GIULIO ZILETTI

Le foto di questo servizio sono del fotografo Giulio Ziletti. Vive a Paderno Dugnano in provincia di Milano e da “una vita”, cioè dal 1967, da  ben 35 anni lavora nel mondo della stampa quotidiana.

Ha rapporti  con le riviste di settore, cibo e bevande, oltre che con numerose agenzie e aziende economiche e di informatica; collabora inoltre con le riviste Mixer, Beverage e Gi.Bi..

Ha lavorato a Roma seguendo gli avvenimenti politici ed economici e da 6 anni segue  gli eventi di Confcommercio- Ambrosetti a Villa d’Este a Cernobbio.

Attualmente collabora col quotidiano economico Il Sole 24 Ore dopo essere stato responsabile settore fotografia dell’azienda per dieci anni, dal 1986 al 1996.

Giulio Ziletti

P.zza Uboldi, 2

20037 Paderno Dugnano (Milano)

E-mail: fotozil_m.boschiroli@tin.it

 

 

 

 

 

 

Un progetto del conte Aldo Brachetti Peretti.

 

Il Pollenza, un mix di Cabernet Sauvignon e Merlot che si è già conquistato un ruolo da protagonista nel mondo dell'enologia italiana di alto livello

 

di Donato Troiano

 

Il conte Aldo Brachetti PerettiE' arrivato sul mercato da qualche mese. Eppure il nome Pollenza si è già conquistato un ruolo da protagonista nel mondo dell'enologia italiana di alto livello.

 

Ottimi punteggi su tutte le guide. Inviti nelle più importanti rassegne vinicole. E prezzi già a livelli da fuoriclasse. Merito di un progetto, voluto dal conte Aldo Brachetti Peretti, che non ha lasciato nulla al caso e che non ha certo badato a spese per creare grandi vini in questo angolo delle Marche storicamente tutt'altro che famoso per l'enologia.

 

 Duecento ettari di terreno, 50 dei quali destinati a vigneto. Una cantina modernissima costruita secondo criteri innovativi. Il tutto sotto l'occhio esperto di un enologo di fama internazionale come Giacomo Tachis, il padre di alcuni dei grandi vini italiani (Sassicaia, San Leonardo, Turriga..) affiancato da uno dei suoi allievi prediletti, il piemontese Umberto Trombelli, e da un giovane tecnico siciliano molto preparato, Vincenzo Melia.

 

"Non ci interessa fare dei vini di medio livello, come ce ne sono tanti. Puntiamo a una produzione pregiata, di qualità molto elevata", dice Aldo Brachetti Peretti.

Da anni la principale attività della sua famiglia è nel settore petrolifero: lui è presidente del gruppo Api. Si è affacciato al vino quasi per hobby, animato da un grande amore per la campagna. Amore che lo aveva portato nella prima metà degli anni Ottanta ad acquistare dalla principessa Antici Mattei questa grande tenuta dominata da un bellissimo edificio del '500 disegnato dal Sangallo.

 

Hanno fatto il resto, l'amicizia e i consigli di Carlo Guerrieri Gonzaga, che nella sua tenuta trentina produce il San Leonardo, e di Massimo Bernetti proprietario di un'altra azienda marchigiana, Umani
Ronchi. A metà degli anni novanta, la scelta sostenuta dai tecnici di sostituire gran parte dei classici vitigni autoctoni presenti nella tenuta Trebbiano e Sangiovese, con vitigni internazionali: Cabernet
Sauvignon, Cabernet Franc, Pinot Nero, Petit Verdot, Gewurztraminer, Sauvignon. Vitigni di grande lignaggio, che secondo gli esperti ben si adattano alla qualità del terreno di Pollenza.

 

Vitigni nobili, che lasciano ben poco spazio all'improvvisazione, visto che sono spesso alla base dei vini più famosi e blasonati, non solo italiani.

 

Luisa Di Vita, responsabile relazioni esterneMa in casa Pollenza le sfide piacciono. Non si punta solo a un grande rosso di stile bordolese, il Pollenza, un mix di Cabernet Sauvignon e Merlot in cui solo nelle annate giuste entra una piccola percentuale di Sangiovese.

Ma si lavora anche su un Pinot nero, il Brachetti. Una sfida ardua, impossibile direbbe qualcuno pensando al carattere capriccioso del Pinot nero che solo in alcune piccole zone, solo in certe annate e solo con grandi cure sa dare grandissimi vini. 

 

Per ora di Brachetti se ne producono solo poche centinaie di bottiglie. "Il Pinot nero è sempre un vitigno difficile - dice Trombelli - ma per un enologo è una sfida bellissima poter lavorare su queste uve per cercare di realizzare un grande vino".

 


 

La cantina con i grandi contenitori in cemento vetrificato

 

Quello che colpisce prima di tutto è l'ordine e la pulizia. Ma soprattutto la modernità delle soluzioni adottate. Nonostante l'aspetto esteriore antico, infatti il cuore della cantina è modernissimo con scelte particolarmente innovative.

 

Prima di tutto i grandi contenitori in cemento vetrificato.

Hanno tutti un nome di famiglia o dei principali collaboratori dell'azienda, a cominciare da Giacomo Tachis. E' proprio lui che ha voluti fortissimamente, convinto com'è che il cemento vetrificato sia il contenitore migliore per la prima fase della vita di un vino rosso, quello che lo condiziona meno. Un materiale che, a differenza del metallo, non ha impatti negativi sul prodotto.

 

Sia i contenitori in cemento che quelli in metallo destinati soprattutto ai bianchi, sono dotati di un sistema di controllo della temperatura. Alla vera e propria  cantina di vinificazione si aggiunge un moderno laboratorio realizzato per mantenere il controllo sulla la continua evoluzione del vino in tutte le sue fasi di lavorazione e di invecchiamento.

Ma la parte più affascinante della cantina è sicuramente la splendida barricaia, realizzata sette metri sotto il livello del terreno.

 

Attualmente ci sono 350 barrique di rovere francese dei produttori più famosi (Seguin Moreau, Taransaud, Saury), ma ne potrà contenere circa duemila.

 


 

I Vini degustati

 

Il Pollenza 2001 e 2002. Il 2001 è il primo anno di produzione di questo grande rosso. E delle due annate degustate è quella che almeno per ora sembra promettere meglio. Forse anche perché in quella annata il vino è in formazione completa (Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese). Nel
2002, invece, per problemi climatici e di maturazione, il Sangiovese è stato scartato e si è scelto di lavorare solo su Cabernet Sauvignon e Merlot.

 

Affinamento di tredici mesi in barrique di primo e secondo passaggio. Ogni anno se ne producono circa 14.000 bottiglie.

 

Cosmino 2002- Stesso taglio del Pollenza, anche lui nel 2002 ha dovuto fare a meno del Sangiovese. Passa 10 mesi in barrique ma solo di secondo passaggio.

Colpisce per i suo profumi e per i tannini vellutati.

 

Brianello 2004 Un bianco giovane che nasce da un mix di malvasia, trebbiano, maceratino e Sauvignon blanc. Un vino interessante con profumi di erbe di campo e fiori, una ricca sapidità.

 

Porpora 2003 Nasce anch'esso da Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese. Matura per dieci mesi in barrique di secondo passaggio. Emergono in modo interessante le note vegetali e fruttate.

 

Pius IX Mastai 2003 Nome in ricordo di uno dei più noti componenti della famiglia dei Bracetti Peretti, l'Ultimo papa re. Si tratta di un vino passito ottenuto da Gewurztraminer e Sauvignon.

Un vino dal grande carattere con degli splendidi profumi di albicocca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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