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Associazione
delle Camere di Commercio Italiane all’Estero
Il
Vino italiano e la sfida del mercato asiatico e sud africano
Un’indagine sul
mercato del vino in Asia e Sud Africa, realizzata dalle Camere di
Commercio Italiane all’Estero, individua grandi opportunità per le
produzioni italiane, ma a pesare fortemente, sono la mancanza di un
“brand Italia” riconoscibile e di campagne promozionali market
oriented
Roma 18
novembre 2009. Questa vasta area del mondo costituisce un mercato
ancora poco avvezzo al consumo di vino, ma dalla grandi potenzialità
per le imprese produttrici italiane: nel biennio 2007/2008, il valore
del nostro export è cresciuto di 5 milioni di euro, mostrando
una flessione tendenziale solo nei primi 8 mesi del 2009 pari al 7%,
comprensibile alla luce della pesante congiuntura economica, e che
peraltro è inferiore a quella francese, pari al 16%. I vini italiani
sembrano tuttavia trovare maggiore difficoltà rispetto ad altri di
affermarsi su questi mercati, colpa di una strategia di penetrazione
commerciale poco strutturata e sistemica, spesso definita
pionieristica e, ancora, di semplice familiarizzazione.
Queste sono alcune
delle conclusioni che emergono da un’indagine, promossa e
realizzata dalle Camere di Commercio Italiane in Cina, India, Hong
Kong, Thailandia, Singapore e Sudafrica – associate ad
Assocamerestero - e già presentata, tra la fine di ottobre e la
prima settimana di novembre, a Udine, Padova, Firenze e Merano, e
successivamente a Pechino in occasione dell’evento di chiusura del
Vinitaly Tour.
Positivo il riscontro dei 300 operatori partecipanti
del settore vitivinicolo e della stampa specializzata, che hanno
mostrato di apprezzare particolarmente la modalità innovativa di
realizzazione dell’indagine: un prodotto multimediale che racchiude
una serie di interviste ad operatori della filiera di ciascun Paese –
dalla produzione alla distribuzione – e che consente, in maniera
interattiva, la selezione mirata delle informazioni. Ampio spazio è
dedicato non solo alla presentazione del bacino di consumo locale e
alle opportunità presenti, ma anche a informazioni e pratici
consigli, utili in fase di trasporto, sdoganamento, etichettatura e
distribuzione del prodotto.
“Un lavoro
importante in cui crediamo fortemente e che è stato reso possibile
dal cofinanziamento del Ministero dello Sviluppo Economico”
– afferma Davide
Cucino,
Presidente della Camera di Commercio Italiana in Cina, capofila del
progetto – “L’Italia,
primo Paese produttore ed esportatore di vino per volumi a livello
mondiale, non riesce, in Asia e Sud Africa, ad esprimere, come
potrebbe, le sue potenzialità. L’eccellente campagna di marketing
del settore vinicolo francese da un lato, e gli imbattibili listini
dei prodotti australiani e cileni dall’altro, tengono le posizioni
di mercato ed anzi, sembrano sottrarre terreno alle produzioni
italiane. Tutto questo si riflette nei risultati della ricerca, che
intendiamo continuare a presentare agli operatori di settore con un
secondo roadshow in Italia il prossimo febbraio 2010, in
collaborazione con gli attori italiani dell’internazionalizzazione”.
Questione
certamente legata alle peculiarità del tessuto produttivo italiano,
caratterizzato, ad eccezione di casi sporadici, dalla presenza di una
molteplicità di piccole cantine che non dispongono di risorse
sufficienti per avventurarsi in mercati esteri e che raramente
agiscono in consorzi. Ad incidere ulteriormente è la mancanza di una
strategia promozionale e di vendita, che può essere ricondotta
all’assenza di un marchio Italia che sia capace di essere
rappresentativo delle nostre produzioni vitivinicole, contrariamente
da quanto fatto dalla Francia che è riuscita, con un’astuta
strategia di marketing, a rendere il Beaujolais Nouveau un
marchio di eccellenza internazionalmente riconosciuto.
“Le CCIE
dell’Area Asia e Sud Africa si stanno muovendo da tempo per dare
visibilità ai nostri vini” – sostiene
Cucino
– “Con la loro azione promozionale
le Camere stanno puntando ad avvicinare tali Paesi alle nostre
produzioni, orientandole e, direi, anche educandole a nuovi gusti e
sapori. Molte delle nostre produzioni si discostano, infatti,
per qualità organolettiche da quelle normalmente bevute dai
consumatori locali, dolci, fruttate e leggere. Anche per questo, i
vini del Sud Italia, che aderiscono maggiormente a queste
caratteristiche, stanno mostrando margini di crescita superiori ai
nostri rossi classici, con percentuali, come in Thailandia, anche
superiori al 20%”.
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