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Champagne in saldo, Carrefour lo ha proposto a 8,9
euro
Una ricerca: Bere bollicine
migliora la circolazione
mentre lo champagne..........
Accolto
l'invito del ministro Luca Zaia: durante
le festività oltre 40 milioni di italiani hanno brindato con
bollicine Made in Italy
Il
presidente del Franciacorta Maurizio Zanella,
“la parola
spumante è morta, serve distinguere”
Roma 7 gennaio 2010. Il
Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, ha invitato tutti a
brindare all’insegna della produzione nazionale in questo Capodanno
2010 appena passato.
Ed è stato esplicito: “bisogna brindare
italiano 365 giorni all’anno - ha detto-. “Comprate solo le
bollicine italiane -ha aggiunto- e poi il Prosecco è tutto buono,
lo champagne no” e per rafforzare il concetto sul sito del Ministero è stato celebrato il
successo della sua campagna “Brindo
Italiano”.
Ma questa non è una novità, è
notorio infatti l'impegno in difesa dei prodotti made in Italy da parte del neo
candidato alla Presidenza della regione Veneto, Luca Zaia e le
battaglie che da tempo conduce a difesa delle bollicine
nostrane insieme a
Giampietro
Comolli, noto economista del vino e
tra i maggiori esperti dello spumante made in Italy.
Ma
due sono infatti le notizie
vere che hanno fatto più clamore alla vigilia della mezzanotte
dell'ultimo anno:
1) la ricerca di Jeremy
Spencer, del Dipartimento di scienze nutrizionali britannico, che
ha scritto che bere bollicine ogni giorno determina un miglioramento dei
vasi sanguigni mentre lo champagne e gli altri vini simili aumentano
la disponibilita' di ossido nitrico, una molecola attiva a livello
vascolare nel controllo della pressione sanguigna: perche' contiene
polifenoli, agenti di origine vegetale derivati dai grappoli di uva
rossa e bianca da cui si ricava lo champagne. Ecco
qui
il testo integrale della ricerca.
2) La metropolitana parigina
era tappezzata di pubblicità di champagne dai nomi sconosciuti
venduti a meno di nove miseri euro la bottiglia. Champagne a prezzi
di saldi!.
Il giornalista
Leonardo Martinelli sul Sole 24 ore del 30 dicembre ha così
scritto per
rimarcare il fenomeno: “Carrefour propone uno champagne a 8,9
euro, tal Hubert de Claminger. E negli ipermercati di Leclerc ne è
comparso un altro, pure lui finora sconosciuto, un certo Leo Deviroy,
a 8,95 euro la bottiglia. I francesi guardano le pubblicità
sbigottiti: robe da pazzi. Fino a qualche mese fa era difficile
trovarne sotto i 12-13 euro, già considerato un prezzo conveniente.
Sì, la bolla dello champagne in queste vacanze natalizie è
scoppiata davvero. Chi alimenta il nuovo business? Non è chiaro. Le
grandi maison, in testa Moët Chandon e le altre griffe del colosso
Lvmh, assicurano che non sono loro a nascondersi dietro questi marchi
fittizi. Ideali per liberarsi di stock invenduti. Facciamo un
passo indietro. Fino al 2008 le maison sulle colline di Reims, la
terra delle bollicine, hanno vissuto un boom senza precedenti, a
livello di produzione, vendite e prezzi. Il primo chock?
Quell'angoscioso settembre 2008, la bancarotta di Lehman Brothers:
traders e compagnia, si sa, erano i più generosi consumatori. Poi la
crisi economica reale. E la svalutazione di dollaro e sterlina. E
così, al record storico del 2007 (338 milioni di bottiglie vendute)
ha fatto seguito un 2008 a quota 322 milioni. E, ormai, le ultime
stime per il 2009 indicano una flessione dell'11-12%. «In fondo si
tratta di un ritorno ai livelli del 2006 – si difende Dominique
Pierre, alla guida di Nicolas Feuillatte, che raccoglie 82
cooperative di produttori -. Rispetto ad altri settori, ci siamo
difesi bene. Dopo un calo progressivo, siamo ora a una
stabilizzazione». Quanto allo champagne low cost, Monsieur Pierre
spiega che «certe società si sono ritrovate con problemi di
tesoreria e hanno dovuto abbassare i prezzi, per ridurre gli stock
arrivati a livelli insostenibili». E la grande distribuzione ne ha
approfittato. E pure il consumatore, perché questo champagne è
mediamente abbastanza invecchiato, il giusto almeno. E potrebbe
venire dai magazzini di qualche griffe molto, molto conosciuta.
Quale?
Tutti i grandi dello champagne, in realtà, negano. «Non rientra
assolutamente nella nostra politica di abbassare i prezzi per fare
volume», ha dichiarato a Le Monde Christophe Navarre, presidente di
Moët Hennessy, il polo vini, liquori e champagne di Lvmh. Che
comunque, va ricordato, ha registrato nei primi nove mesi del 2009 un
calo del 14% (e del 18% a tassi di cambio costanti) delle vendite,
scese a 1,8 miliardi di euro, di gran lunga la peggiore performance
di tutto il gruppo di Bernard Arnault, l'uomo più ricco di Francia.
«Vendere a poco meno di 9 euro è una strategia che non porta da
nessuna parte – continua Pierre -. Scendere sotto i 15-20 euro vuol
dire lavorare praticamente sottocosto. E poi rovina l'immagine di
lusso del prodotto». Assicura che anche la Nicolas Feuillatte, la
sua azienda, non ha fatto ricorso all'espediente per fare cassa. Dice
di immaginare chi siano i "colpevoli", ma che è un signore
e nomi non ne farà. A fine 2008 tutte le maison avevno resistito e
mantenuto i loro prezzi. Nel frattempo, però, il mercato è andato
giù, soprattutto quello estero (nei primi 10 mesi del 2009, -27% nel
resto della Ue e -31% al di fuori, mentre la Francia è calata "solo"
del 2%). I magazzini non ce la fanno più a contenere gli stock, che
globalmente hanno superato un miliardo e 300mila bottiglie. Come
dire, 5 anni di vendite mondiali in tempi normali. Cifre da capogiro.
Davvero robe da pazzi”.
Fin qui la notizia
del Sole 24 Ore.
L'altra news è l'appello-provocazione
lanciato dal presidente del Franciacorta Maurizio Zanella,
“la parola spumante è morta, serve distinguere”
Qui sotto la notizia.
Milano 2 gennaio 2010. Lo
spumante “è una parola morta, non esiste più. Perché è
banalizzante; non si può fare di tutta un’erba un fascio, con
dentro il dolce Asti, il fresco Prosecco e il più complesso
Franciacorta. Meglio parlare di denominazioni, che valorizzano le
specifiche metodologie di produzione, le aziende vitivinicole, le
aree a vocazione spumantistica. Un valore aggiunto e di fatto una
marcia in più anche nelle vendite all’estero dove è evidente che
il vino vada trattato per zone d’origine”.
A sancire il de profundis
dell’espressione “spumante” è il presidente del Consorzio di
Tutela del Franciacorta Maurizio Zanella, in un
appello-provocazione che trova già sponda nell’iniziativa “Brindo
italiano” promossa dal ministro delle Politiche agricole Luca Zaia.
Centinaia di magnum da tre litri, con
il nome dell’iniziativa e il logo del Mipaaf impresso
sull’etichetta, sono state prodotte e messe a disposizione dai
Consorzi, per la distribuzione alle principali trasmissioni
televisive delle reti televisive nazionali e regionali per brindare
in Tv con bollicine Made in Italy. Con ‘Brindo italiano’,
sottolinea Zanella, “si è sdoganato lo stop allo spumante,
espressione che non compare nelle etichette dove invece si parla di
denominazione. E si chiama finalmente per nome il prodotto, dando
priorità all’identità, piuttosto che all’esigenza di fare massa
critica”.
Tra Natale e la prossima Epifania le bottiglie
vendute di Franciacorta ammontano a 4,5 milioni, prevalentemente
ordinate al ristorante e in enoteca o scelte per i pacchi-dono. Per
il Franciacorta i consumi a fine anno sfiorano appena il 30% mentre
per altre denominazioni può rappresentare quasi metà fatturato.
Mentre le vendite 2009, commenta il presidente del Consorzio
lombardo, “sono soddisfacenti, in linea con l’anno precedente. E
in tempi di crisi mantenere le quote di mercato (all’88% con
vendite in Italia e 12% quota export) e i prezzi, che mediamente al
pubblico si aggirano sui 16-17 euro, è un bene. Con le vendemmia
appena conclusa la produzione si attesta sui 13 milioni di bottiglie
che andranno in commercio nel 2011. Ma Franciacorta - conclude
Zanella - ha capacità potenziale di superare i 20 milioni di
esemplari, sperando di proseguire questo trend di crescita a due
cifre. Il 2009 si chiude inoltre con la felice e importante
esperienza di impiego stagionale offerto ai cassintegrati della zona,
reso finalmente possibile dai voucher”.
Focus Luca
Zaia:
vince il made in Italy anche all'estero
Roma 2 gennaio 2010. «Lo
spumante e i vini italiani sono stati protagonisti del Natale e lo
saranno anche dei festeggiamenti per l’inizio dell’anno nuovo.
Tutto merito della qualità dei nostri prodotti, dell’eccellente
lavoro dei nostri agricoltori e produttori e della loro capacità di
fare squadra per promuovere il Made in Italy. Il grande successo
dell’iniziativa "Brindo italiano" è frutto di questa
capacità, che ha fatto aumentare le vendite di spumante e vino
italiano, anche grazie al coinvolgimento delle emittenti nazionali e
regionali che hanno scelto di aderire all’iniziativa. L’unione,
ancora una volta, fa la forza».
Con queste parole il ministro delle
politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia
ha voluto ringraziare tutti gli agricoltori e i produttori
vitivinicoli italiani che hanno contribuito al grande successo
dell’iniziativa. Durante queste festività, oltre 40 milioni di
italiani hanno brindato, o brinderanno, con bollicine Made in Italy.
Centinaia di magnum da tre litri, con il nome dell’iniziativa e il
logo del Mipaaf impresso sull’etichetta, prodotte e messe a
disposizione dai Consorzi, sono state poi distribuite alle principali
trasmissioni televisive delle reti televisive nazionali e regionali.
Alcune sono già state stappate; con altre si brinderà la notte del
31 dicembre all’inizio del nuovo anno o durante la Befana.
«Abbiamo dimostrato – ha concluso Zaia - che quando si
tratta di difendere e valorizzare l’agricoltura italiana siamo
tutti dalla stessa parte. E i dati premiano il gioco di squadra.
Durante queste festività natalizie, la domanda di vino spumante
italiano è aumentata, a dimostrazione che i cittadini –
consumatori conoscono e premiano il lavoro delle nostre aziende e la
qualità dei prodotti dei nostri territori».
Focus - Assoenologi:
il brindisi
delle festività di fine anno vale 800 milioni di euro per 140
milioni di bottiglie di spumante italiano
Roma 2 gennaio 2010. Valgono
800 milioni di euro gli acquisti che gli italiani spenderanno al
supermercato, in enoteca e al ristorante per brindare durante le
festività di fine anno. La stima è del Centro studi di Assoenologi,
secondo il quale tra il 20 dicembre ed il 10 gennaio si stapperanno
140 milioni di bottiglie di spumante italiano, il 40% dei 350 milioni
che il nostro Paese ha prodotto nel 2009.
Al conto economico,
osserva l’associazione diretta da Giuseppe Martelli, “occorre
aggiungere una cifra di ulteriori 1.000 milioni di euro per gli altri
vini italiani, tranquilli e frizzanti, regalati o bevuti in
spensieratezza o sposati nel modo più opportuno ai piatti di pranzi,
cene e cenoni. Il tutto porta ad ipotizzare un valore di 1.800
milioni di euro”.
Un altro aspetto da non sottovalutare,
osserva il direttore generale di Assoenologi Giuseppe Martelli, è
dato dall’incremento, in queste festività, delle vendite di
confezioni di vini e spumanti che, nonostante il periodo di crisi,
farà registrare un +5% rispetto al 2008. Peraltro si tratta di una
ulteriore riprova della preferenza che gli italiani stanno sempre di
più dando ai propri spumanti, riconoscendo gli alti standard
qualitativi che, a tutti i livelli, la produzione Made in Italy ha
consolidato anche su diversi importanti mercati internazionali.
Infatti gli ultimi dati sulle vendite di spumante italiano all’estero
danno un incremento del 5,2% in quantità rispetto al 2008. “Il
dato interessante - commenta Martelli - è che abbiamo incrementato
le nostre esportazioni di oltre il 15% in Francia. Il che vuol dire
che il consumatore, sempre più attento e competente, sia per le
bottiglie normali che per quelle di ‘grido’, sceglie basandosi
sul rapporto qualità/prezzo per i prodotti di fascia media e
qualità/prezzo/immagine per quelli di più alto livello”.
Sempre
secondo i dati elaborati dal Centro studi di Assoenologi l’Asti ed
il Prosecco ancora una volta si confermano gli spumanti italiani più
venduti. “Per quanto attiene il prezzo al consumo - conclude il
direttore generale di Assoenologi - in Italia, mediamente nella
grande distribuzione, una bottiglia di Asti sugli scaffali oscilla
tra i 3 e gli 8 euro a seconda dei conguagli e delle offerte e lo
stesso vale per il Prosecco”.
Focus - Coldiretti:
si
consolida la leadership dello spumante in Italia con 80 milioni di
bottiglie stappate durante le festività sulle tavole degli italiani.
Il brindisi di Capodanno a base di
champagne decisamente
in ribasso (-66%): è il minimo storico
Roma 2 gennaio 2010. Con un
crollo del 66 per cento nelle importazioni di champagne in Italia i
brindisi di fine anno con le bollicine d’oltralpe raggiungono il
minimo storico e sono appena un terzo di quelli dello scorso anno. È
quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai
primi nove mesi del 2009 che confermano il momento di difficoltà per
il prodotto francese che, durante nell’anno che si sta concludendo,
ha dovuto contenere la produzione a 260 milioni di bottiglie, in
forte calo rispetto ai 322 milioni del 2008. Con la grave crisi
dello champagne francese si consolida - sottolinea la Coldiretti - la
leadership dello spumante in Italia dove il brindisi made in Italy
stravince nel 98% dei casi, con 80 milioni di bottiglie stappate
durante le festività sulle tavole degli italiani.
In Italia sono stati prodotti 345
milioni di bottiglie nel 2009 con un fatturato stimato in 2,5
miliardo di euro. L’Asti Docg è in testa - continua la Coldiretti
- nella produzione nazionale con poco più di 80 milioni di bottiglie
prodotte, seguito dal Prosecco Doc Conegliano Valdobbiadene con 50
milioni, anche se sono ben 160 milioni le bottiglie di Prosecco (Doc
e non Doc) commercializzate. Il Veneto è la prima regione italiana
per produzione davanti al Piemonte. In Italia - sottolinea la
Coldiretti - sono state prodotte oltre 300 milioni di bottiglie con
il metodo Charmat e 45 milioni con il metodo classico Champenois che
differisce perché la fermentazione non avviene in autoclave ma in
bottiglia, e comporta una lavorazione che può durare anche diversi
anni con un prezzo finale più elevato. Il Made in Italy
consolida il successo anche all’estero dove il maggior numero di
brindisi italiani sono stati fatti - conclude la Coldiretti - in
Germania e negli Stati Uniti, ma in forte crescita sono anche la Gran
Bretagna e i paesi emergenti. Una conferma dell’alto gradimento che
sta riscuotendo la produzione nazionale di spumante che erode quote
importanti di mercato ai concorrenti francesi in molti Paesi.
Focus Fedagri-Confcooperative:
20
milioni le bottiglie di spumante. In Trentino, Lombardia e Veneto le
principali aree produttive, ma buoni spumanti anche nel centrosud
Italia
Roma,
2 gennaio 2010.
Solo bollicine italiane per il brindisi di fine anno. In linea con
l’appello del Ministro delle Politiche agricole Luca Zaia,
Fedagri-Confcooperative fa il punto sulla produzione di vini spumanti
delle proprie cantine, che quest’anno ha superato la quota di 20
milioni di bottiglie tra metodo classico e charmat. “La domanda in
forte crescita, sia in Italia che all’estero, dei vini spumanti
italiani - commenta il presidente di Fedagri-Confcooperative Maurizio
Gardini - appare sempre più come una scelta consapevole dei
consumatori di voler festeggiare eventi importanti brindando con
l’eccellenza delle bollicine made in Italy”.
Da
nord a sud, la gamma dei vini spumanti delle cantine cooperative di
Fedagri è davvero molto ampia. Tra le maggiori regioni produttive
spicca il Trentino,
dove il metodo classico si distingue per gli spumanti Trento DOC
prodotti da uve chardonnay e che trova eccellente espressione nel
Rotari delle Cantine Mezzacorona, nell’Altemasi di Cavit e nel
Cesarini Sforza delle cantine La Vis: spumanti di eccellenza prodotti
in aree di alta collina, in cui la meticolosa zonazione del terreno e
l’escursione climatica tipica di alcune zone viticole tra le più
vocate del paese rappresentano le condizioni ottimali per produrre
spumanti di assoluta qualità. Non è un caso se la Riserva Graal
2002 della cantina Cavit è lo “spumante dell’anno” secondo la
Guida ai Vini d'Italia 2010 del Gambero Rosso e se la Cantina Rotari
Mezzacorona è stata decretata “cantina europea dell'anno” dalla
prestigiosa rivista Wine Enthusiast.
Restando
sempre nel nord-est, se la Lombardia
è regina incontrastata di spumanti Pinot nero classici tra cui
quelli prodotti dalla cantina Bronis dell’Oltrepo pavese, nel
Veneto
la cantina di Soave è una delle prime aziende produttrici di
spumanti con metodo classico con l’etichetta Equipe 5 ottenuta da
Chardonnay e Pinot nero.
Anche
tra gli spumanti prodotti con metodo charmat, le cantine cooperative
vantano bottiglie prestigiose come il Maximilian I della cantina
veneta Soave, che è tra le più vendute in Italia, con oltre 4
milioni di bottiglie. Gli spumanti con metodo charmat hanno un prezzo
di vendita compreso tra i 4 e i 6 euro, sia nei punti vendita delle
cantine, sia nei supermercati e nelle enoteche di tutta Italia:
possibile scegliere tra una ampia gamma di prodotti ottenuti dalla
spumantizzazione di vini tipici del territorio nella tipologia brut,
dolce, bianco o rosé.
Ma
se è vero che il nord est è storicamente il territorio più vocato
per gli spumanti, il resto del territorio italiano non sta a guardare
e soprattutto nel centro
e sud Italia
numerose sono le cantine cooperative che stanno cominciando a
produrre ottimi vini spumanti. È il caso dell'abruzzese Consorzio
CITRA che dallo scorso anno ha messo in produzione lo spumante rosé
Primae Lucis prodotto da uve Montepulciano d'Abruzzo, ma anche degli
spumanti Melarosa e Neviera delle Cantine Due Palme di Cellino San
Marco (Brindisi), prodotti dalla vinificazione con metodo charmat di
uve negramaro e, ancora, degli spumanti Crifo prodotti con metodo
classico e metodo charmat della omonima cantina Crifo di Ruvo di
Puglia (Bari).
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