Associazione Enologi enotecnici italiani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

65° Congresso dell’Associazione enologi enotecnici italiani

La riscossa del vino made in Italy

 

Il monito di Umberto Vattani (Ice) e gli interventi di

Giuseppe Martelli e del ministro Galan


Merano 21 giugno 2010. Ieri si è chiuso al "Kurhaus" di Merano in Alto Adige il 65° Congresso dell’Associazione enologi enotecnici italiani, che ha coinvolti circa 250 delegati.

È la seconda volta che il prestigioso appuntamento ha sede in Alto Adige, la prima in riva al Passirio.


Il congresso ha focalizzato le varie giornate sul tema “Non c’è futuro senza innovazione in tecnologia, gestione e normativa”, sviluppato in due sessioni, la prima caratterizzata dal titolo “Il mondo della produzione stretto tra tecnologia e normativa” e la seconda “La finanza, il commercio, i mercati”.


Sono intervenuti, ttra gli altri, Giuseppe Vegas, vice-ministro del Dicastero delle Finanze, Umberto Vattani, Presidente dell’Istituto nazionale per il commercio estero, Attilio Scienza, presidente del corso di laurea in viticoltura ed enologia all’Università di Milano. E' intervenuto, oltre al direttore Assoenologi, Giuseppe Martelli, anche il ministro delle Politiche agricole e alimentari Giancarlo Galan.

 

La cerimonia inaugurale è stata aperta dal benvenuto del Presidente della Provincia di Bolzano, Luis Durnwalder.


La domanda di vino italiano all’estero torna a crescere, e secondo le stime diffuse dal Congresso di Assoenologi, dopo aver chiuso il 2009 con un -6,1% nei primi tre mesi del 2010 il giro d'affari estero ha fatto registrare un recupero dell'8,4%. Nel corso del primo trimestre del 2010 la spinta alla ripresa è venuta soprattutto dal mercato Usa.

 

Nonostante questa ripresa chi ha messo il dato sulla piaga è stato Umberto Vattani, presidente dell'ICE: “uno dei limiti dell'export del vino italiano è dovuto al fatto -ha affermato Vattani- che le vendite, oggi, si concentrano all'85% in appena 10 mercati. Le strategie per la promozione internazionale -aggiunge Vattani- devono conciliare due esigenze: presidiare i mercati chiave (Usa, Germania, e anche Francia e Regno Unito), ma non perdere di vista le aree nuove per il consumo di vino come Cina, Taiwan, Vietnam, Hong Kong e Singapore”.


Il direttore Assoenologi, Giuseppe Martelli, non nasconde, però, il “perdurare delle forti pressioni sui prezzi”, tali da non consentire margini adeguati alle imprese: in sostanza, l’espansione della domanda non è accompagnata dalla crescita dei valori medi unitari, che restano fermi a 1,78 euro/litro.

L’analisi Assoenologi dei dati specifici mostra, comunque, un incremento delle esportazioni a doppia cifra in Oceania (+31,5% in valore e +5,8% in volumi), in Nord America (+14,8% e +15,7%) e in Medio Oriente (+45% e + 10%). Impressionante la crescita in Sud America, con un +73% in valore e + 77% in volumi, e, soprattutto, in Cina: aumento del 73% in valore e del 123% in volumi. Incoraggiante, anche se non paragonabile alle altre, anche la crescita in Unione Europea, dove il valore dell’export è aumentato del 2,4% ed i volumi del 3,6%. Ovviamente, è il mercato cinese che risulta il più interessante ed Assoenologi sottolinea come si vadano materializzando “gli sforzi e gli investimenti delle imprese italiane dopo un lungo e paziente periodo d’introduzione del vino nella cultura alimentare cinese”.


Nonostante questa incoraggiante crescita, però, “non corrisponde - secondo Martelli - necessariamente una strada più facile per le imprese, soprattutto per le realtà di piccola e media dimensione, strette da un lato dai costi crescenti e dall’altro da una bassa remuneratività dei mercati. Si prospetta dunque un anno denso di incertezze per le imprese, con un’ulteriore pressione sui prezzi e una parallela erosione dei già magri margini”.


Qui riportiamo il testo dell’intervento del ministro Galan al congresso nazionale Assoenologi a Merano in Alto Adige.

 

 

 

 

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