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Venezia rinasce l'antica Dorona un vino del '500
I
cinesi e gli americani si sono già prenotati le prime bottiglie
(costo previsto 60 euro l'una) che saranno pronte nel 2012
Il
Governatore del Veneto Luca Zaia:
“Anche Venezia entra nel grande
Gotha dell’agricoltura eroica nazionale”
Mazzorbo
4 settembre 2010. Prima vendemmia di Uva d’Oro o uva Dorona
(antico vitigno veneziano del '500 a bacca bianca, riscoperto,
salvato dall’oblio e recuperato grazie all’impegno di Veneto
Agricoltura, del Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano)
ieri nell'isola lagunare di Mazzorbo, alla presenza del presidente
del Veneto Luca Zaia che ha affermato: “Da oggi anche
Venezia entra nel grande Gotha dell’agricoltura eroica nazionale”.
I
cinesi e gli americani si sono già prenotati perchè le prime
bottiglie (costo previsto 60 euro l'una) saranno pronte non prima del
2012 e il vino prodotto si chiamerà Venissa, in omaggio al nome
della tenuta e in onore al poeta Andrea Zanzotto.
Al
“taglio” della vendemmia, accanto a Zaia e davanti ad una folta
rappresentanza di giornalisti, c’erano anche il sindaco di Venezia,
Giorgio Orsoni, il vignaiolo presidente della Biennale di
Venezia Paolo Baratta (che in Toscana, a Capalbio, produce
Monteti e Cabumio), la scrittrice Camilla Baresani, lo
scrittore e winemaker Roberto Cipresso, i ragazzi con sindrome
di down dell’Associazione Italiana Persone Down – Sezione della
Marca Trevigiana, gli anziani di Burano e di Mazzorbo che coltivano
con le verdure tipiche della laguna gli orti realizzati all’interno
dell’area di “Venissa” e alcuni tra i maggiori produttori
veneti di vino da uve autoctoni: Gianluca Bisol e Giorgio
Cecchetto delle omonime aziende e Raffaele Boscaini per Masi
Agricola.
Quello
di ieri è stato un evento dal forte valore simbolico: “il Veneto
si pone come prima Regione per produzione di vini e di vini a
Denominazione d’Origine e DOCG, dei quali quasi l’85 per cento
sono ottenuti da uve autoctone – ha affermato Zaia – e si pone
per questo a rappresentare il territorio italiano nel mondo”.
“Qui
a Venissa -ha continuato Zaia- abbiamo voluto vincere una sfida:
riportare la produzione vinicola nell’Isola di Mazzorbo, dove era
esistita per secoli per poi scomparire. I veneziani sapevano anche
vivere bene, e chi vive bene non può abbandonare il vino”.
“Dietro
le nostre etichette abbiamo un grande valore: la storia del nostro
territorio. La vera sfida non è rincorrere l’indiano pagato un
euro al giorno o raccontare balle dicendo ai contadini che con gli
ogm sistemano i loro bilanci aziendali: la vera sfida è far sapere
che noi vendiamo il territorio attraverso i nostri prodotti tipici.
Il consumatore del resto – ha concluso il presidente del Veneto –
ha già dato le sue indicazioni”.
Venissa,
di proprietà del Comune di Venezia, è stata realizzata nell’ambito
di un più vasto progetto proposto da imprenditori del settore
dell’enologia e della nautica (Gianluca Bisol e Alberto Sonino),
giudicato il migliore per una concreta azione di recupero e
valorizzazione della tenuta.
Venissa:
un parco agricolo ambientale nel cuore della laguna di Venezia
Venissa,
dove venerdì 3 settembre il presidente del Veneto Luca Zaia ha dato
il via alla vendemmia dell’Uva d’Oro, è il nome di una tenuta di
proprietà del Comune di Venezia situata nell’isola di Mazzorbo,
posta a fianco di Mazzorbetto e Burano e di fronte a Torcello.
Questo nucleo di isole (delle quali facevano parte anche Ammiana e
Costanziaco, oggi scomparse) è di fatto il cuore antico della
Serenissima, dove per primi si insediarono quanti fuggivano dalla
terraferma invasa da Attila.
La
tenuta, situata nella testata nord dell’isola, è stata data in
concessione sulla base del progetto ritenuto il più meritevole tra
dodici presentati, ed è stata trasformata in un vigneto
assolutamente unico al mondo, con annessi centro di formazione,
educazione e ricerca agroambientale. Vi è stata realizzata inoltre
una struttura ricettiva, mentre una parte del terreno è stata
trasformata in appezzamenti ad orto, lasciati in uso agli anziani di
Burano.
Il
progetto è stato presentato da imprenditori del settore
dell’enologia e della nautica (Gianluca Bisol e Alberto Sonino) e
coinvolge attivamente associazioni ed enti culturali e scientifici
internazionali, tra i quali primeggia il Parco della Laguna,
guidato dalla Presidente Alessandra Taverna.
La
Regione del Veneto ha avuto un ruolo chiave nel progetto Venissa:
attraverso il prezioso sostegno di Veneto Agricoltura, è stato
infatti possibile classificare e recuperare un antichissimo vitigno
lagunare di uva a bacca bianca, la Dorona o Uva d’Oro, che
risultava coltivato almeno fin dal XV secolo e che era andato quasi
perduto nei tempi moderni.
Oggi la Dorona è tornata a splendere
proprio nel nuovo e moderno vigneto di Venissa e la vendemmia del
2010 sarà la prima con la quale l’uva raccolta verrà trasformata
in vino non a scopo sperimentale.
Grazie
al coordinamento di Gianluca Bisol e al team agronomico –
enologico di Desiderio Bisol
e del winemaker Roberto Cipresso, Venissa sarà un grande vino
bianco, ottenibile solo su prenotazione, che omaggia la storia e la
cultura della Laguna di Venezia.
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