Fabio Piccoli intervista Gianpietro Comolli

( da Origine gc)

 

 

Successo di Fabriano Spumante

 La consegna dei Premi agli Spumanti e Cuochi Top 2009

  

 

Le iniziative Forum Spumanti d'Italia nel 2009

 

Photogallery dal 5° Forum Spumanti d'Italia 2009

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Consumi e mercati del comparto bollicine


Spumante italiano e Champagne francese:

facciamo chiarezza


di Giampietro Comolli

    Direttore Forum degli Spumanti


Il direttore Gianpietro Comolli intervistato durante il Forum Milano 23 settembre 2009. L’occasione è stata la inaugurazione del Forum Spumanti di Valdobbiadene. L’Osservatorio Nazionale dei vini con le bollicine italiane, costituito nel 2005 con il supporto del Ministero e di Ismea in primis, oggi di UniCredit Group, ha presentato i primi dati sui consumi e mercati del comparto relativi al primo semestre 2009 in raffronto con lo stesso periodo del 2008, stimando un andamento dell’annata corrente.


Concomitanti si sono diffuse le voci di un “ripensamento” delle stime e della produzione vendemmiale 2009 da parte della Champagne, in un periodo di eventi in tutta Italia, principalmente dei territori produttori di vini con le bollicine.

Probabilmente ghiotta la notizia per dare “sensazionalità” ai due dati contrastanti emersi: un mondo spumantistico italiano in crescita nel 2008 (e confermato nel 2009) e un mito champagne che conferma direttamente e indirettamente una continuità di calo di consumi e spedizioni nel mondo, iniziata a fine 2008 con perdite fra il 5 e il 10%, a seconda delle categorie di operatori e paesi.

 

Reputo fondamentale ritornare sul tema – ne avrei fatto volentieri a meno – perché diversi sono ancora gli interventi confusionali e stiracchiati a proposito dell’armata italiana, che preferisco definire solo un “ricco patrimonio viticolo ed enologico” rispetto ad un “mitico monocru territoriale”.


Facciamo chiarezza una volta per tutte senza basarci sui titoli a effetto. Il gap di storia, cultura e consumo dei vini con le bollicine fra l’Italia e la Francia è ampio, non solo in termini temporali e volumetrici, ma soprattutto di scelte e di valore aggiunto trasversale e unitario che la Francia mette sul campo – fra storia e capacità di forgiare leggende – dal 1690 a oggi.


La spumantistica italiana moderna –e un pò significativa– ha origine con le prime bottiglie tirate fra il 1860 e il 1865. Il prossimo anno saranno 150 anni contro i 290, dalla prima bottiglia tappata in Champagne.


La Francia produce circa 450 milioni di bottiglie (secondo loro sono il primo produttore al mondo), di cui 320 milioni di Champagne (anno 2008).


L’Italia produce 329 milioni di bottiglie, di cui 305 milioni di metodo italiano (Asti, Prosecco, di Vitigno, ecc..) e circa 24 milioni di metodo classico, ovvero lo stesso metodo utilizzato in Champagne e quindi giustamente paragonabile.

Sono 4 le zone italiane identificabili del metodo classico (Franciacorta, Trento, Alta Langa, Oltrepo Pavese) che utilizzano i vitigni internazionali, oltre al gruppo di imprese Anima che produce partendo dai vitigni autoctoni e altre 100 aziende circa che producono autonomamente, Doc o non Doc, almeno una etichetta con numeri limitati. Paragone, similitudine, raffronto sicuramente errato: lo Champagne è un vino unico che non è assimilabile a nessun altro vino con le bollicine. In Italia il patrimonio viticolo, vinicolo e territoriale legato ai vini spumanti è molto più diversificato, differenziato, particellare, settoriale, compartimentale, campanilistico, individuale e autarchico e non ha eguali al mondo.


Abbiamo un patrimonio viticolo e umano legato ai vini da oltre 2500 anni che nessuno possiede al mondo: hanno realizzato vini “ spumen” i primitivi italici, gli etruschi, i greci, i romani e altri popoli, ognuno ha dato il suo contributo, niente è statalizzato, nazionalizzato,catalogato, monolitico e monocromatico, la creatività, libertà e storia dei mille comuni italici si è espressa anche attraverso le peculiarità enoiche. Inoltre siamo anche capaci in 40 anni di realizzare ex novo delle produzioni di vini con bolle di altissimo valore e respiro, sicuramente in grado di competere non solo con la Francia, ma con il resto del mondo. Infine, in questa realtà italiana, è giusto che ognuno voglia una autonomia territoriale, di metodo e di tipologia, ancor più di tutela (mi auguro veramente e non solo nei titoli e a parole!!) interna e internazionale, di valorizzazione delle peculiarità, di non fraintendimenti e di non mescolamenti, però…. il consumatore chiede di conoscere, vuole un punto di riferimento in grado di fornire elementi di valutazione e di giudizio, vuole fare confronti in diretta, essere artefice delle proprie decisioni soggettive e private.


Solo con un ventaglio di offerte a portata di calice e gusto – dice – può capire dove sta la differenza di ogni prodotto in termini di rapporto identità/valore e scegliere. Ancor più chiedono il consumatore neofito e lo straniero che reclama semplicità e immediatezza. La produzione italiana si differenzia come ricco patrimonio produttivo, un grande vantaggio oggi per il consumatore alla ricerca del proprio vino.

Per questo il Forum si propone come tavolo di lavoro aperto istituzionale, non vuole standardizzare, omogeneizzare e prevaricare con la parola “spumanti” o il generico “bollicine” nessuno, almeno finchè la legge italiana e comunitaria prevede tale definizione ufficiale, ma solo come categoria merceologica o come aggettivo del termine “presa di spuma”, per fare i sofisti.

Ecco allora che la nuova 164 potrebbe essere l’ambito giuridico per chiarire termini, menzioni e denominazioni, per comporre con chiarezza classifiche diverse. Anche se non si può cancellare la fotografia del vigneto e dei disciplinari italiani in vigore.


Il Forum nel 2010 farà un ulteriore passo in avanti, perché la crescita di conoscenza e di mercato può continuare in Italia e all’estero solo con la definizione concorde di un piano condiviso, nella differenza e nella tracciata e irrinunciabile unilateralità di scelte produttive e tecnologiche.




Cosa è il Forum Spumanti di Valdobbiadene


Il Forum non è promozione, non è commercializzazione, non è confusione, bensì formazione e informazione, presentazione e conoscenza, sviluppo e immagine delle differenti e diversificate bollicine italiane in un contesto solo istituzionale. Senza entrare nel merito della tutela vera, legale e produttiva, che è compito dei consorzi dei produttori, senza sostituire il lavoro commerciale delle singole imprese e delle associazioni di imprese, il Forum si propone come opportunità offerta a tutti per la crescita della cultura, forma e sostanza, del consumatore.


L’obiettivo principale è creare un movimento di pensiero diffuso a 360 gradi fra operatori economici, esercenti e consumatori finali nazionali ed esteri su cosa sono i vini con le bollicine italiane. Concretamente: istituendo corsi di formazione e master universitari per tecnici esclusivi, un’enoteca nazionale, un museo storico e mediatico, puntando sulla destagionalizzazione e de abbinamento tradizionale dei consumi e su un linguaggio comprensibile fra produttore-consumatore in grado di esprimere e motivare le geo-diversità e sottolineare la grande differenza che esiste fra una bollicina lombarda, marchigiana, siciliana o veneta o…...


Oggi un’enoteca nazionale può essere un momento di informazione nazionale e può essere un veicolo di conoscenza sui mercati esteri, un museo delle bollicine è sicuramente anche un modo per attirare l’attenzione di turisti, docenti e laureandi. Un network dedicato con biblioteca, raccolta tesi di laurea e studi scientifici da consultare, archivi cinematografici e letterari, strumenti in grado di consolidare e confermare nel tempo una conoscenza del prodotto e quindi un consumo.

L’effimero prodotto banale e uno sviluppo soltanto commerciale non danno la garanzia di durare nel tempo. Non voglio fare demagogia, ma i dati aiutano a capire: nel 2004 venivano consumate 238 milioni di bottiglie nel mondo, nel 2008 sono state 329 milioni. Esattamente nell’arco di tempo in cui si è puntato al consumatore finale, diffuso una conoscenza, parlato di un consumo quotidiano e destagionalizzato, comunicando che le bollicine vanno bene con ogni cultura alimentare, con ogni piatto, in ogni abbinamento.


Un calice di bollicine non è solo vino, è emozione, gusto, autentico piacere. Desiderio soggettivo, sentimento privato fra scienza e coscienza, compagno della felicità, della seduzione, dell’amore appassionato. Credo sia un grande privilegio ma anche un gran piacere poter bere sempre e tutti i giorni un calice ( massimo due!!) di qualità effervescente.

 

Per informazioni Forum Spumanti d'Italia

tel +390423972372 - +390423971999

www.forumspumantiditalia.it


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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