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Un cin-cin di buona salute per il vino italiano
alla 41esima edizione di Vinitaly
Valentino Valentini, Gianni Gagliardo e Roberto Di Stefano:
“il mercato è in ripresa”
In aumento l'export mentre sono stabili i consumi interni. La sfida: “prodotti innovativi e di qualità”, questa la strada scelta dalla Carpenè Malvolti, dalla Ferrari spumanti di Trento e
dalla Cantina Sangro di Fossacesia
di Donato Troiano
Verona 2 aprile 2007. Al Vinitaly edizione 41esima si perde il conto dei volti sorridenti. A cominciare dai produttori ma anche i ristoratori e i consumatori, insieme agli amministratori pubblici, apprezzano la ripresa del mercato del vino italiano, un eccellente settore dell'agroalimentare italiano.
Sono contenti i produttori perché, dopo le difficoltà degli anni scorsi, il vino è in netta ripresa e le imprese agricole fanno buoni profitti. Sono felici i cuochi perché sanno che i grandi vini riescono ad esaltare i grandi piatti e sono contenti i consumatori per il ritrovato rapporto qualità/prezzo della bottiglia di vino.
“Vinitaly era una fiera contenitore, l'abbiamo fatta diventare una fiera di contenuti”, ha affermato il presidente di veronaFiere, Luigi Castelletti e il ministro alle Politiche agricole e alimentari, Paolo De Castro di rincalzo: “ merito delle migliaia di piccole e medie imprese che dimostrano una capacità commerciale straordinaria” nonostante molte di loro abbiano piccoli fatturati.
Ma non tutti sono consapevoli che questo successo è dovuto ad una crescita culturale dell'intero Paese che ha saputo mettere in bottiglia la terra, la storia, l'identità e la qualità del prodotto.
Un merito per questa ripresa economica e culturale del settore va all'associazione nazionale Città del Vino, presieduta da Valentino Valentini, giovane e dinamico sindaco di Montefalco, il comune della provincia di Perugia, divenuto capitale del Sagrantino.
Valentini, ad INformaCIBO dice: “registriamo con soddisfazione, all'interno di una congiuntura favorevole, una ripresa del mercato del vino che non può che rallegrarci. Ho ascoltato il ministro Paolo De Castro e condivido le posizioni espresse ieri - ha aggiunto Valentini - quando ha detto che siamo l'unico Paese in Europa che è andato nella direzione di non autorizzare i trucioli per Doc e Docg. Ora però è necessario un nuovo decreto che contempli anche le Igt. In ogni caso guardiamo alla riforma dell'Ocm, che partirà in autunno ma che si annuncia difficile, come alla riforma della legge 164 con attenzione e lanciamo, come Città del Vino, un messaggio chiaro racchiuso in questo slogan: preferiamo ad un Unico Vino tanti Vini Unici”.
Non vini normalizzati quindi, ma vini del territorio.
Questo impegno, che viene dal presidente delle Città del Vino, che rappresenta il 6% dei Comuni italiani con il 5% del sistema ricettivo nazionale e con una quota di tutto rispetto in rapporto alla crescita economica eno-turistica del nostro Paese, è confortante.
Anche il direttore della Cantina Sangro, Roberto Di Stefano, in una dichiarazione ad INformaCIBO si dimostra ottimista dell'attuale momento, “anche per l'Abruzzo vitivinicolo - ci dice Di Stefano- questo è un momento felice. Ne è una dimostrazione, il boom del Montepulciano d'Abruzzo Doc, il buon rapporto che esiste tra qualità e prezzo che fa, del Montepulciano d'Abruzzo, uno dei vini più richiesti e più venduti nella Gdo italiana. Quello che dobbiamo proporci, e noi lo stiamo già facendo, è quello di valorizzare maggiormente, oltre al vino, anche il territorio”.
Dello stesso parere, Vincenzo Bucci, presidente della “Villese”, una cantina ubicata nel piccolo comune di Villafonsina in provincia di Chieti. Una new entry nel panorama delle grandi fiere, che al suo debutto al Vinitaly, si è aggiudicata subito un Diploma di Gran Menzione con il vino Terre di Chieti Chardonney. Anche Bucci è ottimista e dice ad INformaCIBO: “anche noi attraversiamo un buon periodo e riusciamo ad imporci sul mercato grazie alla qualità dei nostri vini”.
La vitalità dell'Abruzzo vitivinicolo è rappresentato inoltre dal notevole successo riscontrato dai premi ricevuti quest'anno dal Montepulciano d'Abruzzo Doc, con 11 medaglie e ben 43 diplomi di Gran Menzione, tanto che questo vino risulta essere la doc più premiata alla 15sima edizione del Concorso enologico internazionale di Vinitaly. A ragione l'assessore regionale all'Agricoltura Marco Verticelli commenta soddisfatto: “questo è un risultato che gratifica l'impegno dei nostri produttori e gli sforzi compiuti dalle istituzioni regionali a sostegno di una qualità finalmente apprezzata in tutto il mondo”.
Di situazione favorevole ci parla anche Gianni Gagliardo, un Grande del vino italiano, papà del Barolo nelle Langhe. “Noi -afferma Gagliardo- avevamo risentito meno della crisi perché avevamo investito maggiormente in innovazione e in vigneti nuovi: tutta la nostra produzione, in particolare con l'export, riuscivamo a venderla. Ma ora il timore è superato per tutti, lo dimostra il fatto che ci sono programmi di investimenti, a cominciare dai ristoratori che rinnovano e ampliano la loro carta dei vini. Ora c'è maggiore consapevolezza, passati i tempi della facile euforia si torna ad avere fiducia nel futuro con progetti concreti, con più attenzione al prezzo e alla marca. Si consolida e si precisano due categorie di consumatori, la categoria medio-alta e quella di nicchia. Questa maggiore consapevolezza non può che far bene al consumatore e alla ripresa di tutto il settore”.
Tutte considerazioni che confermano i dati rilevati dall'ottava indagine di Mediobanca, diffusi nei giorni scorsi.
L'indagine dice che conviene ancora investire nel vino, visto che il settore ha registrato gli utili più alti degli ultimi cinque anni con le vendite in accelerazione trainate dall'export e visto che le imprese italiane sono solide anche se soffrono di nanismo.
Nel 2006 il fatturato delle sole aziende prese in esame dal Centro studi di Mediobanca, è cresciuto del 5,1% contro un incremento pressoché stabile realizzato nel 2005 (+0,3% a 3,5 mld). Bene l'export, (+7%) arrivato 2,9 miliardi. (Complessivamente l'export nel 2006 vale più di 3 miliardi di euro, +6,5%).
Il maggior canale di vendita resta la grande distribuzione che assorbe il 44% delle vendite nazionali (e il 51% per le cooperative). Alberghi, ristoranti o enoteche sono i luoghi privilegiati per i vini più costosi (71% del totale).
Complessivamente il settore vitivinicolo vale 10,7 miliardi, con l'indotto si sale a circa 20 miliardi di euro. Eppure i consumi interni si sono stabilizzati, quando non hanno fatto segnare una flessione.
Come fare per intercettare i nuovi consumatori?.
C'è chi ha adottato una politica di rinnovamento commerciale che presenta accanto alla produzione storica, quella dei prodotti nuovi e innovativi. E' la scelta della Carpenè Malvolti di Conegliano con la sua linea Arte Spumantistica. Dopo i successi degli anni scorsi del Rosè e del Kerner, quest'anno hanno presentato a Verona il nuovo Promotico e stanno già lavorando alla novità per il 2008.
Per conquistare nuovi consumatori c'è chi studia invece un ritocco al look, insieme al miglioramento della qualità dei propri prodotti. E' il caso della famiglia Lunelli di Trento che produce il noto spumante Ferrari: mentre festeggia il record assoluto di vendite, 4,8 milioni di bottiglie nel 2006, l'azienda decide di rinnovare la veste grafica del Ferrari e lo presenta al Vinitaly. L'intervento sul packaging del Ferrari brut e di altre due etichette della linea classica di casa Ferrari, cioè il Rosè e il Demi-Sec, è il frutto di una approfondita riflessione sul posizionamento e sull'immagine, ancora fortissimo, del brand Ferrari nel mondo, ma che cerca con la qualità, il prestigio e la tradizione fare un ulteriore passo avanti per espandere, ancora di più, i propri consumi.
Particolarmente nuova, e in linea con la diffusione dell'enoturismo, è la decisione presa dalla Cantina Sangro di Fossacesia, in provincia di Chieti. Per intercettare i nuovi consumatori, la cantina abruzzese ha siglato un accordo con la più importante azienda di trasporto dell'Abruzzo, la Di Fonzo di Vasto, per permettere ai visitatori/turisti non solo per far conoscere la cantina e fare gustare i vini della Cantina Sangro, ma anche per far apprezzare il territorio e le bellezze circostanti. Il primo appuntamento è alle porte, il 14 aprile arriverà un gruppo di turisti romani per il primo giro attraverso l'arte e le mete più attraenti del litorale adriatico, il tutto organizzato da Cantina Sangro e dagli autotrasporti Di Fonzo!.
Queste dichiarazioni e questi progetti dimostrano che nessuno chiede la luna, né gli imprenditori italiani del vino, né i consumatori e i turisti del vino.
I produttori vogliono solo essere messi in condizione di fare bene il loro mestiere. I consumatori di avere un prodotto di qualità a prezzi ragionevoli.
Alla politica chiedono poche misure, i consumatori vogliono progetti chiari e sicurezza alimentare; i produttori, una fiscalità che li aiuti a crescere e un export come quello che da anni la Francia e molti altri Paesi europei praticano.
Lo chiedono, in particolare, al governo ma anche all'Istituto Commercio Estero (ICE) e alla rinnovata Buonitalia di Emilio De Piazza.
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