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I “Vini d'Italia 2006” secondo Slow Food e Gambero Rosso.
I vini 2006 premiati da DUEMILAVINI, dell'Associazione Italiana Sommelier.
Un commento di Franco Ziliani.
"INformaCIBO" apre un dibattito:
“le Guide sono affidabili?”.
Mandate il vostro parere a: info@informacibo.it
Franco Ziliani, collaboratore di varie testate giornalistiche e ultimamente anche della nuova rivista enogastronomica di Edoardo Raspelli “Buffet”
(www.buffetmagazine.it) e famoso critico di vino (se ne occupa come giornalista dal lontano 1984), ha dato vita ad un BLOG per uno scambio di idee sul vino e dintorni.
Il taccuino di Ziliani si chiama “Il franco tiratore - pensieri e parole in libertà sul mondo del vino. Il punto di vista di Franco Ziliani”.
Questo l'indirizzo: http://blog.virgilio.it/franc o_tiratore.
E INformaCIBO nel pubblicare l'elenco dei migliori vini 2006 secondo il Gambero Rosso e l'AIS ha pensato di aprire una discussione tra i suoi lettori sul valore delle Guide partendo proprio da un commento di Franco Ziliani uscito sul suo Blog.
Le Guide sono attentibili? O sono delle vere “Sguide” come le ha definite Edoardo Raspelli?. La discussione è aperta, scrivete a info@informacibo.it.
Proclamazione dei
vini top secondo le guide: un déja vu senza più significato
di
Franco Zilliani
Non posso che essere d’accordo (ossignur,
dovrò cominciare a preoccuparmi ?) con quanto nella sua Notizia del giorno –
rassegna stampa golosa diffusa via e-mail – afferma oggi, in materia di guide,
il creatore del Club di Papillon, Paolo Massobrio. Che diligentemente osserva:
“come da copione si sa già tutto su cinque grappoli e tre bicchieri. Da tutte
le classifiche emerge la supremazia del Piemonte, seguito dalla Toscana.
Tuttavia gli elenchi dei 200 e più vini annoverano purtroppo i soliti noti.
Poche le novità, che pure ci sono, e le sorprese. Della serie: cronaca di un
rito ormai stanco”.
Illusione dei diretti interessati, ovvero i produttori, a parte, i quali, anche
in pieno 2005, con la crisi economica che imperversa, continuano a pensare che
un “tre bicchieri”, un “cinque grappoli”, un serie di bottiglie o di stelle
aiuti a far vendere e che il consumatore ritrovi quella propensione
all’acquisto che ha smarrito, e non mostri più diffidenza verso tutto quanto
sappia di stellato, questo dei vaticini pronunciati dalle varie guide è un déja
vu senza significato.
Lo è perché a furia di prendere bufale, di vedere premiati, esaltati,
apertamente patrocinati vini che alla prova assaggio si dimostrano invece delle
bufale, per di più costose, l’appassionato medio, a parte qualche enosnob
impallinato e un po’ esaltato (se visitate il forum del Gambero rosso ne
troverete ampi esempi), non appena sente pronunciare la parola guide sente
forte il desiderio di afferrare un nodoso randello.
Ma è stanco, questo rito, perché al di là delle promesse, delle, molto
teoriche, promesse di cambiare registro, di andare “dalla parte della gente”,
le varie guide, Vini d’Italia in primis, continua a premiare, salvo rare
eccezioni, solo vini non solo carissimi, ma che rappresentano una tipologia
estrema di vino non fatto per essere bevuto a tavola, per accompagnare adeguatamente
i cibi, ma per eccellere nei wine tasting e per compiacere il gusto (e speriamo
sia solo quello) dei degustatori delle guide.
Fateci caso, di vini normali, cui dare tranquillamente del tu, che si possano
stappare allegramente e bere, senza farsi venire il mal di testa per le
elucubrazioni mentali cui la loro interpretazione obbliga, ce ne sono ben
pochi. Trionfano, invece, quei “premium wines” di cui Gaja è il più classico
esponente, vini potenti, concentrati, massicci, poveri di eleganza, senza armonia,
vini eccessivi che si propongono e vengono esaltati come il Gotha del vino
italiano, ma ne rappresentano invece solo una degenerazione.
Nessuno intende certo sostenere che i vini di Romano Dal Forno o Roberto
Voerzio, i Sassicaia, gli Ornellaia, il Montepulciano monstre di Masciarelli,
gli Sforzato valtellinesi, i Merlot di Miani, il Sagrantino di Caprai,
proclamato da Vini d’Italia “cantina dell’anno”, non siano buoni (su molti
altri vini premiati invece la discussione sarebbe lunga e articolata), ma che
non è possibile pensare che la qualità del vino italiano debba essere
forzatamente limitata solo a questo genere di vini. E che non preveda altre
tipologie più normali, umane, affidabili. Dal punto di vista del prezzo e del
gusto.
Ma poi, volete ridere, avete visto quale sia
il vino indicato come il “più conveniente” dalla guida del gambero e della
chiocciola ? Un Dolcetto di Dogliani 2004, e qui non ci sarebbe da discutere,
ma un vino il cui prezzo finale di vendita indicato, circa 11,50 euro, è una presa
in giro quanto ad effettivo rapporto prezzo – qualità.
Se per questi signori per aggiudicarsi il vino “più conveniente” il consumatore
deve sborsare non meno di 11 euro e cinquanta, (ovvero 22 mila delle vecchie
lirette), come stupirsi se poi le guide finiscono per lo sdilinquirsi e per
portare in palmo di mano praticamente solo vini da 40-50 euro in su ?
Vini che almeno si facessero bere, se – semel in anno licet insanire – uno
decidesse di allargare i cordoni della borsa e fare il grande, ma che invece,
una volta versati, indagati e auscultati da ogni punto di vista, restano
malinconicamente nel bicchiere, come le bottiglie semipiene, testimonianze e
totem dell’umana stravaganza e della totale noncuranza degli interessi del
consumatore, in mezzo al tavolo…
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