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Cala
import di Vino negli Usa ma tiene il Made in Italy di qualità
Nel
2004 si riducono del 5,6% in valore le importazioni di vino da parte
degli USA, ma tiene la presenza dell’Italia che rimane il primo
Paese fornitore e fa segnare solo un flessione del 2% in valore a
fronte di un calo del 15,3% in quantità.
E’
quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati relativi al
mese di gennaio 2004 elaborati dall’Italian Wine & Food
Institute secondo il quale riduzioni più rilevanti delle
esportazioni verso gli Usa si registrano in valore per la Francia con
meno 14,8% e per l’Australia con un meno 8,2%, mentre il Cile in
controtendenza presenta una diminuzione dell’1,9% in valore a
fronte di un aumento del 6,9% in quantità a significare la
scelta di una politica commerciale rivolta ai bassi prezzi.
La
politica dei “due dollari a bottiglia” recentemente adottata da
alcuni operatori, l’euro forte e la presenza rilevante di
imitazioni dei vini italiani ed europei di prestigio stanno
modificando rapidamente il mercato del statunitense del vino e
rendono necessarie nuove strategie di penetrazione finalizzate a
valorizzare l’identità territoriale delle nostre produzioni.
Dopo
il grande percorso di valorizzazione qualitativa, la nuova sfida
delle imprese per contrastare l’omologazione è - precisa la
Coldiretti - quella di esaltare le differenze e presentare negli
scambi commerciali non solo vini ma un intero territorio fatto del
patrimonio genetico dei suoi vitigni, delle sue ricchezze endogene,
del clima, di paesaggio, di testimonianze artistiche e naturali. Una
nuova frontiera per il vino “Made in Italy” che deve partire dal
vigneto e dal suo territorio che può assicurare sul mercato
globale un valore aggiunto inimitabile e per questo è
necessario sostenere le iniziative di lotta all'agropirateria per
garantire un commercio leale e salvaguardare le produzioni
tradizionali dalle contraffazioni internazionali. Le
esportazioni nazionali di vino sul mercato statunitense - sostiene la
Coldiretti - potrebbero infatti raddoppiare per raggiungere il
valore di oltre un miliardo di Euro se dagli accordi sul commercio
internazionale nell’ambito del Wto venisse un chiaro segnale di
stop alla “vinopirateria” e al “falso” Made in Italy.
Secondo
una recente indagine solo negli Stati Uniti il mercato dei vini di
imitazione del Made in Italy è quasi uguale a quello delle
nostre esportazioni ed in altre parole è "falsa" una
bottiglia su due e non è quindi difficile imbattersi in
curiose bottiglie di Chianti, Sangiovese, Refosco e Barbera anche
Rosé, Barolo e Super Piemontese prodotti in California ma
anche Moscato e Malvasia, con "DOC" californiane Napa
Valley o Sonoma County.
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